Silvano Fedi

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Silvano Fedi

Silvano Fedi (Pistoia, 25 aprile 1920 - Pistoia, 29 luglio 1944) è stato un anarchico e un partigiano attivo durante la resistenza antifascista.

Biografia

Nato a Pistoia il 25 aprile 1920, il giovane futuro "capo" partigiano Silvano Fedi frequenta il liceo classico Niccolò Forteguerri della sua città.

Attività antifascista

Sin dal 1939, quando è ancora studente, organizza nella sua scuola, insieme ad altri compagni antifascisti (La Loggia, Giovannelli, Filiberto Fedi, Raffaello Baldi, i fratelli Bargellini, ecc.), un gruppo di resistenza contro il regime fascista.

Per questa sua attività il 12 ottobre 1939 viene arrestato e il 26 novembre denunziato dall'OVRA di Firenze al "Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato", accusato di aver svolto attività comunista. Il Tribunale, con sentenza del 25 gennaio 1940, lo condanna ad un anno di detenzione per concorso in associazione e propaganda antinazionale.

Il 10 febbraio la pena gli venne condonata ed è immediatamente scarcerato, cosicché fa rientro a Pistoia dove si getta nuovamente animo e corpo nella lotta antifascista. La sua intenzione è quella di coagulare intorno alla sua figura le giovani generazioni antifasciste con gli anarchici più anziani ed esperti (Egisto Gori, Archimede Peruzzi, Tito Eschini ecc.). A questo nucleo si si uniranno in seguito alcuni operai e tecnici delle Officine San Giorgio (Tiziano Palandri, Oscar Nesti, Giulio Ambrogi ecc.)

Proprio grazie alla conoscenza delle vecchie generazioni anarchiche, Silvano Fedi abbraccia l'anarchismo aderendo al "gruppo anarchico di Bottegone (Pistoia)". Per queste attività viene arrestato nel gennaio 1942, ma una volta rimesso in libertà è nuovamente attivo contro il regime mussoliniano.

Nelle file della resistenza

Alla caduta del fascismo lui è fra i primi a scendere in piazza e a reclamare quella libertà tanto agognata.

Il 26 luglio 1943 si presenta di fronte alle "Officine San Giorgio di Pistoia" per aizzare gli operai allo sciopero, ma la polizia badogliana la considera una provocazione è lo trae in arresto. Alla notizia del fermo, una folla minacciosa si accalca di fronte al palazzo della Questura pretendendo la liberazione di Fedi, che infatti sarà rilasciato infatti poche ore dopo. Nel frattempo anche a Pistoia si organizzava la resistenza al fascismo.

Acerrimo nemico dei fascisti, Fedi costituisce la più importante formazione partigiana operante a Pistoia e dintorni che inizialmente assume la denominazione di Brigata Franca Libertaria. Alla squadra, composta inizialmente da una cinquantina di uomini, aderiranno contadini, operai, studenti ed ex soldati, per la maggior parte anarchici o comunque di idee libertarie. Le loro attività, pur essendo collegate al Partito d'Azione, rivendicavano una completa autonomia, anche dal Comitato di Liberazione Nazionale.

Fedi e la sua Brigata sonoo protagonisti di alcune azioni coraggiose alla "Fortezza di Pistoia" per rifornire la sua formazione di armi e viveri, e alle carceri per liberare i detenuti politici. Egli comunque sceglierà di non salire in montagna, ma di muoversi tra la città e la campagna, dando vita a numerose ed audaci azioni di sabotaggio che infastidiranno non poco i nazi-fascisti. In particolare porta avanti le sue azioni insieme a cinque fidati uomini (Danilo Betti, Brunello Biagini, Marcello Capecchi, Santino Pratesi, Giulio Vannucchi), andando a costituire un nulceo con i quali riesce più volte ad attaccare nel giro di pochi giorni la Fortezza di Santa Barbara e da cui prelevò una gran quantità di armi, munizioni e viveri.

Parte del materiale sequestrato lo destinano ad altre formazioni partigiane pistoiesi, comprese quella di Manrico Ducceschi "Pippo", del Partito Comunista e del Partito d'Azione, con i quali peraltro non correva buon sangue a causa dei suoi rapporti con il futuro Gran Maestro della loggia massonica P2 Licio Gelli, che già allora era conosciuto come un ambiguo personaggio, ex-membro del partito fascista e repubblichino convertito all'antifascismo solo al termine della guerra, che cercava di ricostruirsi un'immagine (probabilmente svolgeva il doppio gioco) servendosi del prestigio di Fedi. Con Fedi e i suoi fidati compagni Enzo Capecchi, Giovanni Pinna e Iacopo Innocenti Gelli collabora alla spettacolare azione che porterà alla liberazione dalla Fortezza di 54 prigionieri antifascisti.

I rapporti con Licio Gelli incrinano l'amicizia con alcuni anarchici pistoiesi, tra cui Tiziano Palandri, che decide di salire in montagna ed unirsi alla formazione "Pippo" (Manrico Ducceschi). È proprio il leader di quest'ultima però a chiarire ed esplicare in maniera inequivocabile la propria fiducia in Silvano Fedi, che però era stato probablmente un pò ingenuo nel pensare di poter "usare" Licio Gelli a suo piacimento.

L'imboscata e la morte

Silvano Fedi muore il 29 luglio 1944 nelle vicinanze di Pistoia, probabilmente in un'imboscata tesagli dai tedeschi. Fedi si era infatti recato nei pressi della Croce di Vinacciano per recuperare la refurtiva derubata da alcuni ladruncoli che avevano abusato del nome della sua brigata (così aveva stabilito un tribunale del CLN pistoiese riunito a Ponte alla Pergola). Con lui muore Giuseppe Giulietti, mentre Marcello Capecchi rimane ferito. Gli altri che lo accompagnavano riescono a fuggire, tranne Brunello Biagini che viene catturato e poi fucilato il 1° agosto.

La presenza di un forte contingente di soldati lascia pensare che Fedi e i suoi compagni furono vittime di una delazione, così come anche supposto in seguito da Artese Benesperi. Alla morte di Silvano Fedi la Brigata Franca Libertaria cambierà denominazione in Brigata Silvano Fedi.

Bibliografia

  • C. O. Gori, Arrivano i partigiani, Pistoia è libera, in "Microstoria", n. 35 (mag./giu. 2004)
  • A. Ciampi, Virgilio Gozzoli, Vita irrequieta di un anarchico pistoiese, in “Microstoria”, n. 37 (set./ott. 2004)
  • S. Bardelli, E. Capecchi, E. Panconesi, Silvano Fedi. Ideali e coraggio, Pistoia, Nuove esperienze, 1984, pp. 45–68
  • G. Petracchi, Al tempo che Berta filava. Alleati e patrioti sulla linea gotica (1943-1945), Milano, Mursia, 1996, pp. 89–91
  • R. Risaliti, Antifascismo e Resistenza nel Pistoiese, Pistoia, Tellini, 1976, pp. 213–214
  • Marco Francini, La guerra che ho vissuto. I sentieri della memoria, Pistoia, Unicoop Firenze-Sezione soci Pistoia, 1997, p. 364
  • R. Corsini, Le tappe della vita di Silvano Fedi, in "Bollettino Archivio Giuseppe Pinelli", n. 5 (lug. 1995)
  • R. Bardelli, M. Francini, Pistoia e la Resistenza, Pistoia, Tellini, riedizione 1980, pp. 59–61
  • I. Rossi, La ripresa del Movimento Anarchico e la propaganda orale dal 1943 al 1950, Pistoia, RL, 1981, pp. 26–30, 133-143
  • Pietro Bianconi, Gli anarchici italiani nella lotta contro il fascismo, Pistoia, Archivio Famiglia Camillo Berneri, 1988, pp. 83–97
  • Gli anarchici contro il fascismo: Pistoia, in "A Rivista Anarchica", n. 20, 1973
  • La scuola nel regime fascista: il caso del Liceo classico di Pistoia, Pistoia, Amministrazione comunale, 1977, pp. 51, 55

Voci correlate

Collegamenti esterni