Pierre-Joseph Proudhon

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Pierre-Joseph Proudhon

Pierre-Joseph Proudhon (Besançon, Francia, 15 gennaio 1809 - Parigi, 19 gennaio 1865), è stato un pensatore, economista, sociologo e rivoluzionario francese. È ritenuto da molti il “Padre dell'anarchismo”, poiché è stato il primo ad utilizzare il termine «anarchia» per indicare il fine della teoria politica da egli sviluppata.

« L'anarchia è una forma di governo o di costituzione nella quale la coscienza pubblica e privata, formata dallo sviluppo della scienza e del diritto, basta da sola a mantenere l'ordine ed a garantire tutte le libertà. » (Pierre-Joseph Proudhon)

Biografia

Pierre-Joseph Proudhon nasce a Besançon il 15 gennaio 1809 presso una famiglia di modeste condizioni economiche. Nonostante le difficoltà riesce a frequentare il College di Besancon grazie ad una borsa di studio, ma ben presto deve abbandonare i banchi di scuola per problemi economici.

Primo anarchico della storia

Ritratto di Clifford Harper.

Si trasferisce quindi a Parigi dove entra in contatto con i gruppi rivoluzionari francesi e nel 1840 pubblica il celebre scritto Che cos'è la proprietà?, in cui si dichiara anarchico (il primo nella storia ad usare quel termine con accezione positiva):
«Sei un repubblicano?»
«Repubblicano [...] sì. Ma non significa nulla. Res publica, la cosa pubblica. Chiunque si interessi alla cosa pubblica può definirsi repubblicano. Anche i re sono repubblicani.»
«Bene! Quindi sei un democratico?»
«No.»
«Cosa? Forse un monarchico?»
«No.»
«Costituzionalista?»
«Dio non voglia!»
«Vorresti una forma di governo mista?»
«Meno che mai...»
«E allora cosa sei?»
«Un anarchico...»
«Ah, [...] capisco. Sei ironico.»
«Assolutamente no. Ti sto dando la mia seria e ponderata professione di fede. Sebbene un fervente sostenitore dell'ordine, io sono - nel più forte significato del termine - un anarchico.»

Le sue considerazioni gli procurano i primi guai giudiziari, viene infatti accusato di attentato alla proprietà privata e alla religione e di incitamento all'odio per i governi. Sarà però assolto.

Attività politica e letteraria

Nel 1843 si trasferisce nella città di Lione dove conosce i seguaci di Cabet, di Saint-Simon e della socialista peruviana Flora Tristan. Ritornato (1844) a Parigi conosce tra gli altri Karl Marx e Michail Bakunin. Nel 1848 prende parte alla rivoluzione, pubblica anche il primo periodico anarchico dal titolo «Il rappresentante del popolo». Successivamente, nello stesso anno, pubblica altri due periodici: «Il popolo» e «La voce del popolo».

Ancora nel 1848 viene eletto all'Assemblea Nazionale, ma quest'attività si scontra con il suo pensiero antiautoritario; per questo il 2 luglio del 1848 pronuncia un violentissimo discorso contro la borghesia francese. L'esperienza parlamentare non farà altro che incrementare la sua diffidenza verso la politica parlamentare.

La Banca del Popolo

Nel 1849, per realizzare i principi della mutualità da lui sostenuti, fonda la "Banca del Popolo" (un sistema di crediti a tassi bassissimi). Un'istituzione nuova, diversa dalle banche capitalistiche, creata e gestita dagli stessi lavoratori e che avrà la funzione di creare una nuova organizzazione sociale capace di fare a meno dello Stato:

«[...] ciascuno farà quanto gli sarà possibile e solo questo. Prenderà direttamente parte alla formulazione delle leggi e al governo, così come parteciperà alla produzione e alla circolazione monetaria. Ogni cittadino sarà sovrano e avrà pieni poteri; regnerà e governerà e l'anarchia diventerà anarchia positiva». [1]

In seguito Proudhon viene condannato al carcere (tre anni), per attività sovversiva, nello specifico la sua colpa è quella di aver attaccato Luigi Bonaparte (il futuro Napoleone III). Durante il periodo del carcere scrive alcuni libri e matura convinzioni ancora più profonde sull'ineluttabilità della rivoluzione.

Scontata la pena, trova enormi difficoltà per continuare la sua attività di scrittore, anche perché viene nuovamente arrestato per “offesa alla moralità”. Per sfuggire alle persecuzioni giudiziarie è costretto a passare un periodo di esilio in Belgio (1858), dopo il quale ritorna a Parigi (1862), dove affronta i temi nazionalistici e quelli dello Stato (già nel 1848 si era dichiarato in favore dell'abolizione delle frontiere nazionali).

L'ultimo periodo

Verso la fine della sua vita, Proudhon cambia parzialmente le sue iniziali posizioni in materia di concezione dello Stato e del governo. Nel testo Del principio federativo definisce il federalismo come teoria dello Stato basato sul contratto politico (o di federazione), affermando inoltre che questo potrebbe essere la «religione civile dell'umanità» per i prossimi secoli.

Proudhon muore a Parigi il 19 gennaio 1865.

Il pensiero

Exquisite-kfind.png Vedi Anarchismo proudhoniano.
La firma di Proudhon.
Pierre-Joseph Proudhon e i suoi figli.

Per Proudhon la giustizia è naturalmente intrinseca nella coscienza e nella storia umana: «[...] se la giustizia non è innata all'umanità, se le è superiore, esterna e straniera, ne risulta che la società umana non ha leggi proprie, che il soggetto collettivo non ha costume, che lo stato sociale è uno stato contro natura, che la civilizzazione è una depravazione».

Sul piano politico Proudhon critica l'accentramento statale (da qui prende forma il concetto di federalismo), auspicando l'abolizione dello Stato e di ogni forma di dominio, così da promuovere quell'assoluto egualitarismo di cui egli si fa assertore: per Proudhon appropriarsi dei frutti di un valore che non è stato prodotto con il proprio lavoro è un furto. Per l'anarchico francese il possesso di un bene è legittimo, non lo è invece la proprietà («La proprietà è un furto!»). Egli individua proprio nella cristallizzazione della proprietà, tramandata di padre in figlio senza alcun “merito”, la causa principale degli squilibri sociali.

Pur essendo un socialista, egli è critico con il socialismo, che sacrifica l'individualità in nome dell'ideologia politica (il suo pensiero è definibile come "individualismo sociale"). Di qui il suo vagheggiamento di una società mutualistica in cui l'uguaglianza e la libertà individuale siano realizzate senza alcuna collettivizzazione. In questo senso va interpretato il progetto della Banca del popolo (1849), che avrebbe dovuto favorire, mediante l'utilizzo di “buoni di lavoro”, lo scambio fra i lavoratori con credito a basso tasso d'interesse. L'idea fu quella di favorire lo sviluppo di una rete associativa di lavoratori liberi e tra loro federati, che eliminasse la figura parassitaria del finanziere (che guadagna denaro prestando altro denaro), in modo che tutti potessero avere a disposizione i capitali necessari a realizzare una società di piccoli imprenditori, liberi, né sfruttatori né sfruttati.

La dialettica

La dialettica proudhoniana si contrappone alla dialettica hegeliana. Per Proudhon tesi e antitesi non si risolvono dialetticamente nella sintesi, in quanto le opposizioni reali (le contra-dictio filosofiche), raggiungono la conciliazione universale attraverso l'universale opposizione.

Critiche

Proudhon è un autore ambiguo su molti argomenti e si faceva molto trasportare dal clima degli avvenimenti. Spesso, quando gli si faceva notare l'assurdità di alcune sue affermazioni, provvedeva a spiegarsi meglio e talvolta accusava i suoi interlocutori di non aver capito il senso delle sue considerazioni. Buona parte delle sue opere sono costituite, infatti, da articoli di giornali e riviste e lettere, da cui si possono attingere, come per qualsiasi autore di aforismi, detti e sentenze, le più varie massime. Egli ha spesso riveduto nei suoi lavori più maturi molte delle sue affermazioni.

Proudhon è autore soprattutto autodidatta e disfarsi dei luoghi comuni dell'epoca non era certamente facile. Due delle critiche più pesanti rivolte a Proudhon sono la misoginia e l'antisemitismo. Queste critiche non sono prive di fondamento, tuttavia bisogna sottolineare che i suoi scritti non hanno lo scopo di dimostrare l'inferiorità mentale della donna e la necessità di eliminare gli ebrei dalla finanza e dalla faccia della terra. Si tratta di considerazioni estrapolate da lettere, articoli ecc.

La misoginia

Riguardo alla questione femminile e sessuale Proudhon si dichiara favorevole alla subordinazione della donna all'uomo (relegata cioè al ruolo di moglie e madre nell'ambito familiare) e contrario a determinate relazioni sessuali, che bolla come perversioni. Il sessismo [2] di Proudhon è esplicitato in una sua lettera spedita in risposta alla femminista Jenny Héricourt, che lo aveva attaccatto personalmente nell'articolo Il signor Proudhon e la questione delle donne (1856). La risposta di Proudhon sarà diffusa da qualche giornale francese, ma non sarà mai pubblicata in nessuna opera, se non postuma. [3]

Joseph Déjacque lo accuserà nella lettera De l'Être-Humain mâle et femelle [4] di incoerenza rispetto alle sue professate idee anarchiche, definendolo liberale e non libertario.

Intellettuale vicino al mondo contadino ed artigianale, Proudhon vedeva nella donna un essere da proteggere dalla violenza del mondo sociale urbano (sfruttamento nei lavori pesanti, prostituzione), per tale motivo alcuni ritengono che il suo atteggiamento verso la donna non fosse propriamente misogino, ma legato a una visione paternalistica (o patriarcale) e certamente antifemminista della famiglia. [5]

L'antisemitismo

L'antisemitismo era uno stereotipo radicato nella società europea da secoli, tuttavia Proudhon non concepiva gli ebrei come una razza a sé stante (antiumana, deicida ecc.), come gli antisemiti più viscerali del XIX secolo, disprezzava invece la sua élite plutocratica sostenitrice dei valori filosistemici e la sua grande influenza nel mondo finanziario. [6]

L'antisemitismo di Proudhon è visibile in alcuni scritti del 1847, estratti dal suo diario personale (pubblicati dopo la sua morte), che fanno riferimento ad un incontro, una sera al bar, tra Proudhon e alcuni antisemiti tedeschi. L'anarchico francese cita il giudaismo anche in La stampa belga e l'Unità italiana, un articolo dell'ottobre 1862 tratto da La fédération et l'Unité en Italie:

«Il sistema unitario, o delle grandi zone, ha come scopo di spartire l'Europa, e in seguito la maggior parte del globo, tra cinque o sei vasti focolai, costituiti essi stessi sul principio della subordinazione delle province e comuni, di conseguenza sull'assorbimento delle province e comuni, conseguentemente sull'assorbimento di ogni libertà come di ogni nazionalità. È una nuova specie di feudalesimo imperialista e comunitario, che giunge sino alla proprietà, all'industria, di cui la bancocrazia giudaico-sansimoniana, più della Chiesa, sarà l'anima, e l'Opinion nationale il principale organo».

Egli evidentemente si riferisce al capitalismo finanziario, anche se non evita di usare lo stereotipo dell'ebreo usuraio, a quell'epoca identificabile con dei grandi gruppi di banchieri internazionali (i Rothschild).

Note

  1. L'anarchia, D. Tarizzo, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1972.
  2. «Quanto alle cose esterne, non ho voluto e non voglio per la donna, per le stesse considerazioni, la guerra, perché la guerra, come la servitù, poco si addice alla bellezza. Non voglio politica perché la politica è guerra. Non voglio funzioni giuridiche, poliziesche o di governo, perché anche questo è guerra. Affermo che il regno della donna è nella famiglia; che la sfera della sua irradiazione è il domicilio coniugale; è appunto in questo modo che l'uomo, nel quale la donna deve amare non la bellezza, ma la forza, svilupperà la sua dignità, la sua individualità, il suo carattere, il suo eroismo e la sua giustizia».
  3. La pornocratie ou les femmes dans les temps modernes, Parigi, 1875. La pornocrazia o le donne nei tempi moderni, Dedalo Libri, 1979.
  4. De l'être-humain mâle et femelle
  5. «D'altra parte, sarebbe inutile voler negare che Proudhon è stato un antifemminista. Alessandro Herzen, che nutriva grande rispetto ed amore per Proudhon, era scandalizzato dalla sua grettezza di vedute per quanto riguarda i diritti della donna e la famiglia come istituzione. Quando Proudhon parla delle donne e della disciplina paternalistica nella famiglia, egli ci rivela i caratteri peggiori della sua natura di "cafone". Non solo questo, ma facendo propria la nozione romana della famiglia fondata sulla patria potestà, Proudhon contraddice la sostanza stessa della sua filosofia sociale che è tutta un attacco a fondo contro le basi filosofiche e sociali della legge romana e napoleonica». (Nicola Chiaromonte, Pierre J. Proudhon, un pensatore scomodo, «Europa socialista», 1946).
  6. Hannah Arendt ha sostenuto che tale potere esistesse nel XIX secolo ma che fosse in pieno declino, in quanto, a suo avviso, questa funzione era sempre più espletata da figure di banchieri nazionali e dallo stesso Stato.

Opere

  • Qu'est ce que la propriété? (1840)
  • Système des contradictions économiques ou Philosophie de la misère (1846)
  • Le manuel du spéculateur à la bourse (1853)
  • De la justice dans la révolution et dans l'Eglise (1858)
  • La Guerre et la Paix (1861)
  • Les Majorats littéraires, examen d'un projet de loi ayant pour but de créer, au profit des auteurs, inventeurs et artistes, un monopole perpétuel (esame di un progetto di legge avente lo scopo di creare, a profitto degli autori, inventori ed artisti, un monopolio perpetuo), Bruxelles, Alphonse Lebègue Editore (1862)
  • De la capacité politique des classes ouvrières (1865)
  • Théorie de la propriété (1866)
  • Théorie du mouvement constitutionnel (1870)
  • Du principe de l'art (1875)
  • Correspondances (1875)

Voci correlate

Collegamenti esterni

Testi scaricabili di Proudhon

Articoli su Proudhon

Altre biografie

Critiche al sessismo di Proudhon