Cospirazione delle Cellule di Fuoco

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Logo della Cospirazione delle Cellule di Fuoco. Il simbolo è stato anche utilizzato dal Nucleo Olga/FAI/FRI nella rivendicazione dell'azione contro il manager dell'Ansaldo Roberto Adinolfi (maggio 1912).

La Cospirazione delle Cellule di Fuoco (greco: Συνωμοσία των Πυρήνων της Φωτιάς, Synomosía Pyrínon Tis Fotiás, CCF) è un gruppo anarchico rivoluzionario informale ed insurrezionale attivo in Grecia. La CCF è perfettamente allineata ai principi della Federazione Anarchica Informale ed è stata tra i principali ispiratori della nascita della rete denominata Fronte Rivoluionario Internazionale.

Storia

L'anarchico Kostas Sakkas, anarchico arrestato con l'accusa di appartenenza alla CCF. È stato detenuto illegalmente nelle prigioni greche, oltre i termini preventivi, sino a quando un suo sciopero della fame ha sollevato un caso nazionale.

La Cospirazione delle Cellule di Fuoco (CCF) o Organizzazione Rivoluzionaria Cospirazione delle Cellule di Fuoco (O.R. C.C.F) è venuta alla ribalta per la prima volta il 21 gennaio 2008, quando un'ondata di esplosioni incendiarie contro alcune concessionarie di auto di lusso, diverse banche di Atene e Salonicco e la casa dell'ex ministro della giustizia Anastasios Papaligouras[1] furono rivendicate da questa nuova organizzazione. Da quel momento le azioni dirette si sono susseguite sempre con maggior frequenza, spesso accompagnate da rivendicazioni contro lo Stato o in solidarietà ad anarchici arrestati in Grecia e altrove.

Nel settembre 2009, dopo una serie di azioni che avevano colpito vari obiettivi (tra cui la casa del viceministro dell'Ordine Pubblico Hinofotis, il Ministero della Macedonia e Tracia, l'abitazione della politica Louka Katseli...), diversi membri sono stati arrestati e processati con l'accusa di appartenenza alla CCF. Il processo, denominato «caso Halandri», si è diviso in due tronconi: il primo si è concluso con la condanna di Haris Hadzimihelakis, Fthiotida Domokos e Panagiotis Argyrou a 37 anni ciascuno (più altre condanne minori); in seguito si è svolta la seconda parte, che ha visto a giudizio altri quattro anarchici (Christos Tsakalos, Damiano Bolano ed i fratelli Mihalis e Giorgos Nikolopoulos), i quali sono stati condannati «a 7 anni di reclusione per la loro partecipazione all'O.R. CCF e 10 anni di carcere ciascuno dei quattro per fabbricazione, trasporto e possesso di esplosivi. Sono stati anche condannati per semplice complicità ed istigazione, e quindi ognuno condannato a 7 anni di reclusione per ciascuna delle tre esplosioni di rivendicazione ignota che hanno messo in pericolo cose e persone. In sintesi, ognuno di loro è stato condannato a 68 anni di carcere. Ogni sentenza è stata accumulata in 34 anni, ma la pena detentiva massima è di 25 anni, che in genere viene servita sia come una detenzione completa (o con giorni salariati dal lavoro nelle carceri), o dopo il completamento dei 3/5 della pena detentiva, quando un ad prigioniero può essere concessa la libertà condizionale a determinate condizioni.»[2]

Nel novembre del 2010, altri due sospetti sono stati arrestati durante il tentativo di spedire pacchi bomba a varie ambasciate e ai leader dell'Unione Europea. Lo stesso anno, un'esplosione ha gravemente danneggiato la sede del partito neonazista Alba Dorata. L'azione era stata una ritorsione contro un attentato razzista compiuto ai danni della comunità pakistana.[3] Il 30 dicembre 2010, una bomba ha causato gravi danni a un tribunale di Atene, senza provocare feriti perché la polizia aveva evacuato la zona dopo una telefonata d'avvertimento.[4]

La repressione dello Stato greco è stata molto dura e non è andata troppo per il sottile. Talvolta alcuni procedimenti processuali hanno riguardato anarchici che hanno negato l'appartenenza al gruppo (Nikos Romanos [5], Tasos Theofilou[6]), altre volte è stato proprio la detenzione a trasformarli in militanti della CCF (vedi Theofilos Mavropoulos).[7]. Per evitare di coinvolgere compagni non facenti parte della struttura del gruppo, diversi militanti della CCF hanno rivendicato in sede processuale l'appartenenza alla stessa e discolpato altri co-imputati, ma questo spesso non è servito per assolvere compagni ingiustamente accusati di far parte della CCF.

Il 7 maggio 2012, due anarchici italiani hanno gambizzato l'amministratore delegato dell'Ansaldo Nucleare di Genova Roberto Adinolfi [8], rivendicando l'azione qualche giorno dopo con un volantino firmato a nome del Nucleo Olga/FAI/FRI (Il marchio della vita, Cercando una via immaginifica alla distruzione dell'esistente) in omaggio alla prigioniera e militante della CCF Olga Ikonomidou.[9]

Corrente di pensiero

«Siamo anarchici di prassi. Le idee e le teorie che non osano diventare pratiche, continuano ad essere chiacchiere codarde alimentate da scuse e coscienze inattive. Non ci stanno perseguendo penalmente semplicemente per alcune pulite teorie anarchiche impresse in un pezzo di carta, ma per la nostra SCELTA di cui parlano le nostre idee anche per mezzo della fiamma che incendia la miccia dello stoppino che abbraccia la molotov, della canna di un'arma ancora calda...»

Due proclami della CCF pubblicati in athens.indymedia.org il 19 maggio 2010 illustrano la loro posizione rispetto al pensiero anarchico, rivendicando una loro originalità che li collocherebbe distanti dall'anarchismo classico e sociale preponderante in Grecia. «La CCF si identifica con la tendenza insurrezionalista, anarchica-individualista e anti-sociale dell'Anarchia e non ha niente a che vedere con l'anarco-sindacalismo né con le impostazioni anarchiche sociali ortodosse e antiquate della “specializzazione” in Grecia.» I membri si definiscono inoltre un gruppo anarco-nichilista, spiegando che in quanto membri di una tale corrente «odiano sia la mano che sostiene la frusta come la schiena che la sopporta». Essi intendono agire per smontare ed abbattere «tutti i valori della civilizzazione...la dittatura dell'economia...l'urbanesimo autoritario... il saccheggio della natura e lo sfruttamento degli animali...le posizioni dogmatiche e la religione degli scienziati.» [10]

Durante un'udienza, un militante anarchico sotto processo ha voluto puntualizzare e respingere l'ipotesi ventilata dai giudici che il gruppo fosse strutturato su base gerarchica:

«La CCF sono un'organizzazione anarchica-informale, che sostiene la rete FAI-FRI. Noi siamo anarchici, perché non accettiamo di essere né leader nè seguaci. Noi siamo informali, perché noi non accettiamo modelli centrati e forme che generano specializzazioni e ruoli. Il ruolo del leader, l'esecutore, il teorico, il ladro, il bomber limita la creatività generando autorità. Cioè, l'autorità informale, che mente nelle relazioni sociali per accrescere il potere istituzionale. Le persone, che accettano il loro ruolo di autorità, comunicano tanto e svolgono solamente semplici compiti. Per noi, i rapporti sono fluidi e basati sullo sviluppo delle competenze di ognuno.»[11]

La CCF rifiuta il concetto di lotta di classe ed altri principi appartenenti all'anarchismo sociale, focalizzando il proprio obiettivo nella lotta allo Stato a alle sue istituzioni, intesa come una battaglia per l'auto-realizzazione di se stessi e per vivere immediatamente l'anarchia senza aspettare l'avvento della rivoluzione. Le loro azioni sono spessissimo volte ad esprimere con i fatti la solidarietà ad anarchici imprigionati in Grecia e in altri paesi.

Polemiche

Il 5 gennaio 2014, l'anarchico greco Giannis Naxakis detenuto nel carcere di Koridallos è stato aggredito da alcuni membri della Cospirazione delle Cellule di Fuoco riportando la frattura della gamba sinistra e del braccio sinistro. I motivi dell'aggressione risiederebbero, secondo quanto riportato da alcuni amici e compagni della vittima, in alcune critiche alla CCF riportate da Naxakis in una sua lettera diffusa dai mezzi di controinformazione.[12]

I responsabili dell'aggressione hanno publicamente "rivendicato" l'azione attraverso un comunicato[13], in cui si accusa l'anarchico di «pensare al proprio tornaconto», di essere un calunniatore e portare avanti in carcere una linea politica non intransigente e troppo accondiscendente con le autorità. Naxakis ha immediatamente risposto ai duri attacchi con un altrettanto comunicato in cui ha rispedito al mittente le accuse rivoltegli contro.[14]

La notizia è immediatamente circolata negli ambienti anarchici suscitando scalpore e polemiche.[15]

Note

Bibliografia

Voci correlate

Collegamenti esterni