Otello Gaggi

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Otello Gaggi

Otello Gaggi (San Giovanni Valdarno, 6 maggio 1896URSS, 31 maggio 1945) è stato un operaio e anarchico italiano. Ribelle ed antiautoritario, fu perseguitato dal fascismo e dallo stalinismo dopo il suo esilio in URSS. Morì recluso in un gulag sovietico.[1]

Biografia

Nato a San Giovanni Valdarno (AR) da Silvio e Adele Rossi, è il terzo di quattro figli di un'umile famiglia operaia. Otello smette di frequentare la scuola dopo la fine delle elementari, non conseguendo quindi nessun titolo di studio. Assunto come saldatore alla ferriera, viene qualificato in una nota della prefettura come «non assiduo al lavoro» e frequentatore degli ambienti sovversivi.

L'antimilitarismo anarchico

Sin da adolescente è un accanito lettore della stampa anarchica e rivoluzionaria, in seguito partecipa al «Comitato contro la guerra pro Masetti», promosso dalla locale Lega Metallurgici e dai minatori di Castelnuovo, e prende parte attiva ai moti antimilitaristici contro gli interventisti.

Inviato in zona di guerra nel dicembre 1915 come soldato del 35° Fanteria, è deferito al tribunale militare per diserzione. Viene condannato una prima volta a due anni di carcere e rispedito al fronte dove, nel marzo 1916, è denunciato per il medesimo reato e condannato a tre anni. Subisce poco dopo un'altra condanna a 10 anni per furto con scasso (cumulo di pena), poi ad altri due il 29 agosto 1917 dal Tribunale di Guerra di Bologna sempre per diserzione. In quella stessa data viene espulso definitivamente dall'esercito.

Indomito ribelle contro fascismo e autorità

Amnistiato nel 1919, frequenta gli ambienti anarchici e si distingue per il suo carattere dedito all'azione diretta aggressiva contro tutte le forze reazionarie. Nel 1920, a San Giovanni, viene denunciato insieme al suo grande amico Vittorio Curzi con l'accusa di aver procurato lesioni ad un guardiano di Ferriera. Il 23 marzo 1921, insieme ad un gruppo di minatori antifascisti, si scontra con un gruppo di squadristi che sfilavano a San Giovanni Valdarno:

«Tra le ore 14 e le 15 del 23 marzo corrente anno [1921] passò per il corso Vittorio Emanuele di S.Giovanni Valdarno un camion di fascisti, proveniente da Firenze e diretto a Perugia. In un attimo, sparsasi la voce che quei fascisti si recassero invece a Montevarchi ed a Loro Ciuffenna, ove il giorno avanti si erano verificati degl'incidenti, per compiervi una spedizione punitiva, i sovversivi del luogo si radunarono sulla pubblica via e rapidamente preordinarono un'aggressione.»[2]

La rivolta mineraria

Gli scontri sono molto duri per tutta la giornata, si odono spari e scoppi di granate ed alla fine si conteranno nove feriti ed un morto. Quest'insurrezione fungerà da detonatore per l'inizio di una rivolta dei minatori contro il padronato occupando l'area mineraria, durante la quale muore l'ingegner Agostino Longhi e numerosi impiegati vengono feriti.

Immediatamente dopo si susseguono i mandati di cattura e gli arresti, ben 75 persone vengono processate per la rivolta. Il processo si conclude con una condanna all'ergastolo e con pene molto pesanti (tra cui quella al sindacalista Attilio Sassi). Gaggi è condannato in contumacia a trent'anni per danneggiamenti, minacce e incendio doloso. [3]

Inizialmente trova riparo nella Repubblica di San Marino con centinaia di altri perseguitati. Sottoposto a procedimento di estradizione da parte delle autorità sanmnarinesi, il 6 giugno 1921 scappa verso l'Unione Sovietica che raggiungerà dopo mille peripezie.

In URSS

Otello si imbarca con altri esuli da un imprecisato porto italiano in direzione di Odessa, una città ucraina sul mar Nero. Una volta sbarcato, di lui si perdono le tracce e solo dopo cinque anni i suoi parenti avranno notizie sulla sua nuova vita. Si apprenderà così così che nel 1922 Otello era stato arrestato a Baku per motivazioni politiche e che aveva scontato tre anni nelle prigioni di Celjabinsk. Gaggi aveva anche messo su famiglia con una donna di nome Marsaide, dal cui rapporto era nata Lilina.

Dal 1926 al 1928 il nuovo nucleo famigliare si trasferisce prima a Novorossijsk e poi a Mosca. Classificato dall'.ambasciata italiana come dissidente, nella capitale sovietica frequenta il Club internazionale e la comunità degli antifascisti italiani composta da più di un centinaio di persone (in maggioranza comunisti). Come tutti i nuovi arrivati, è sottoposto ad un rigoroso controllo da parte del servizio segreto della NKVD e dai dirigenti dell'emigrazione italiana, tra cui spiccava il ruolo di Paolo Robotti e del dirigente del PCI Antonio Roasio (curatore dei fascicoli su ogni immigrato italiano). [4]

Gaggi, insofferente ad ogni disciplina, mal sopporta questi controlli e quindi di tanto in tanto si lascia andare a delle pericolose critiche verso il regime bolscevico. Nulla di particolare, ma nell'URSS in preda alla stalinizzazione questo bastava ed avanzava per bollarlo come potenziale nemico del proletariato e tenuto sotto rigoroso controllo, grazie in particolare ad un'efficace rete di spie italiane poste al loro servizio. Nello specifico, i bolscevichi ricevono preziose informazioni sull'anarchico valdarnese da Dina Ermini, futura moglie di Roasio e lontana parente di Gaggi.

Le difficoltà economiche sono enormi e l'anarchico vorrebbe tornare in Italia, anche perché gli era giunta notizia che c'era la possibilità di revisionare il suo processo per i fatti del 1921. Gaggi si deve muovere con prudenza, i bolscevichi lo considerano sempre più come un nemico della rivoluzione e nel 1930, dopo aver trovato un nuovo lavoro a Sahalin in estremo oriente, progetta un improbabile piano di fuga. Anche i fascisti hanno saputo di queste sue intenzioni e viene segnalato nel Bollettino delle Ricerche: «da arrestare in caso di rimpatrio». Nel frattempo svolge lavori saltuari come interprete e, dal 1932, si impiega all'hotel Metropol di Mosca.

Nel gennaio del 1933, durante una riunione «non ufficialmente disposta dal Komintern» tra i fuoriusciti di Mosca, Odessa e Kiev, a cui presenziano anche alcune spie fasciste, scoppia un violento alterco tra chi pretende che tutti gli italiani chiedano la cittadinanza sovietica e chi, come Otello, non intende invece precludersi la possibilità di rientrare in Italia. Nell'occasione Luigi Capanni, comunista originario del Valdarno, invia una missiva a Luigi Longo per denunciare diffamare il suo conterraneo definendolo agente provocatore e spia. Nel 1934 il terrore staliniano contro il “trotzkismo” si intensifica: sono bollati con quest'epiteto tutti i dissidenti, compreso Gaggi. Egli si trova in una situazione di angoscia e paura, specialmente dopo aver appreso la notizia della morte del babbo e dopo aver dovuto affrontare anche la morte della sua compagna Marsaide.

L'internamento nel gulag

Umberto Tommasini, anarchico con il quale Gaggi mantenne stabili rapporti epistolari.

Rimasto solo con la piccola Lilina, l'anarchico russo inizia la convivenza con un'altra donna russa, Tamara. Il 28 dicembre 1934, insieme ad altri nove italiani residenti a Mosca, viene arrestato ed il Club internazionale, considerato un “covo di spie”, viene chiuso d'autorità. In merito al suo arresto, dubbi sorgeranno sulla figura di Tamara a causa della sua condizione di dipendente del Narodnyj kommissariat.

Interrogato dalla polizia politica, pur respingendo la definizione di controrivoluzionario, Gaggi ammette di essere critico nei confronti del sistema sociale dell'URSS e delle condizioni lavorative degli operai. Durante l'interrogatorio ammette anche di aver mantenuto contatti clandestini epistolari con esuli anarchici a Parigi come Umberto Tommasini.

Condannato a «tre anni di confino a piede libero» per «attività controrivoluzionaria», è mandato a lavorare in miniera a Jarensk. Il Comité International contre la répression en Russie di Bruxelles ne reclama la sua liberazione insieme a quella del comunista Luigi Calligaris e di Merini. Allo scoppio della rivoluzione spagnola nel 1936, la CNT ed altri miliziani impegnati sul fronte d'Aragona chiedono direttamente a Stalin di liberare prigionieri politici come Gaggi, Francesco Ghezzi e Herman Sandormirski affinché possano unirsi ai rivoluzionari spagnoli. L'anarchico belga Hem Day promuoverà una raccolta di fondi pro-Gaggi vittima dello stalinismo, ma le autorità sovietiche rispondono con il suo trasferimento a Semipalatinsk in Kazakistan.

Da questo nuovo luogo di detenzione, l'anarchico scrive a Luigi Bertoni, da cui si evince il mantenimento coerente delle sue idee anarchiche e la speranza di andare in Spagna che ormai s'è fatta vana. Dal Kazakistan indirizza ai compagni il suo commiato:

«... la vittoria definitiva sarà nostra, e da questa lontana Asia giunga il mio augurio fraterno al popolo spagnolo di un prossimo raggiungimento di una società di liberi in terra liberata...».

Da quel momento (novembre 1936) si perdono le sue tracce. A seguito dell'apertura degli archivi sovietici si apprenderà la sua data di morte avvenuta “in stato di detenzione”: 31 maggio 1945.

L'anno prima, quando l'anarchico era ancora in vita, l'allora ministro comunista Palmiro Togliatti s'era rifiutato di intervenire in suo favore e aveva evitato di rispondere ad una lettera in tal senso inviatagli da Victor Serge.

Riabilitazione postuma

Nel tentativo di riportarlo in Italia, quando ancora non si conosceva la sua tragica fine, il suo caso sarà più volte ed inutilmente riproposto alla pubblica attenzione da vari comitati, da personalità come Saragat, dalla stampa anarchica e comunista dissidente.

Nel 1956 Otello Gaggi viene riabilitato dalle autorità sovietiche come altri anarchici (vedi Francesco Ghezzi), ovvero viene certificata la loro ingiustificata detenzione sulla base dell'assurda accusa di essere controrivoluzionari. Il 20 novembre 1954 la Corte di appello di Firenze revoca l'ordine di cattura dichiarando «estinti per prescrizione tutti i reati».

Nel 1992 esce una biografia firmata da Giorgio Sacchetti, Otello Gaggi. Vittima del fascismo e dello stalinismo, in cui si denuncia il comportamento del PCI e le gravi responsabilità dei dirigenti Dina Ermini e Antonio Roasio rispetto alle ingiuste accuse ricevute, alla detenzione e alla morte.

Note

  1. 31 maggio 1945: l'antifascista valdarnese Otello Gaggi muore nel gulag
  2. 31 maggio 1945: l'antifascista valdarnese Otello Gaggi muore nel gulag
  3. Archivio centrale dello Stato, Casellario Politico Centrale, busta n. 2221, fascicolo Gaggi Otello di Silvio
  4. D. Corneli, Elenco delle vittime italiane dello stalinismo (dalla lettera A alla L), Ferrante, Tivoli, 1981, pp. 11-12.

Bibliografia

  • Giorgio Sacchetti, Otello Gaggi. Vittima del fascismo e dello stalinismo, BFS, 1992
  • Interviste alla famiglia Gaggi (a cura di G. Sacchetti), San Giovanni Valdarno, 31 luglio 1991 e 17 agosto 1991, inedite;

Voci correlate