Alfonso Failla: differenze tra le versioni

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Gli anarchici, molto solidali fra loro, facevano circolare testi politici, dai quali si ingeneravano molte vivaci discussioni con i confinati di diversa ideologia politica. I rapporti più difficoltosi sono quelli fra anarchici e [[comunismo|comunisti]], in quanto molti di questi ultimi tentavano di applicare in modo draconiano le direttive di [[Stalin]] che invitavano, tanto per usare un eufemismo, ad "ostacolare" le ideologie e le iniziative Libertarie.  
Gli anarchici, molto solidali fra loro, facevano circolare testi politici, dai quali si ingeneravano molte vivaci discussioni con i confinati di diversa ideologia politica. I rapporti più difficoltosi sono quelli fra anarchici e [[comunismo|comunisti]], in quanto molti di questi ultimi tentavano di applicare in modo draconiano le direttive di [[Stalin]] che invitavano, tanto per usare un eufemismo, ad "ostacolare" le ideologie e le iniziative Libertarie.  
L'acredine ha il culmine quando "scoppia" la [[la Rivoluzione spagnola (1936-39)|Rivoluzione Spagnola]] e giunge notizia della violenta [[repressione]] opera degli [[Stalin|stalinisti]] contro anarchici e i comunisti internazionalisti. Inoltre, gli anarchici erano catalogati come i più pericolosi e sediziosi fra i confinati, soprattutto per via della loro istintiva ostilità verso ogni [[autorità |autoritarismo]], determinando frequenti arbitrari incrementi di pena, che in molti casi arriveranno a prolungarsi fino alla caduta del [[fascismo]] e anche oltre.  
L'acredine ha il culmine quando "scoppia" la [[la Rivoluzione spagnola (1936-39)|Rivoluzione spagnola]] e giunge notizia della violenta [[repressione]] opera degli [[Stalin|stalinisti]] contro anarchici e i comunisti internazionalisti. Inoltre, gli anarchici erano catalogati come i più pericolosi e sediziosi fra i confinati, soprattutto per via della loro istintiva ostilità verso ogni [[autorità |autoritarismo]], determinando frequenti arbitrari incrementi di pena, che in molti casi arriveranno a prolungarsi fino alla caduta del [[fascismo]] e anche oltre.  


Dopo l'[[8 settembre]] [[1943]], la smobilitazione delle colonie penali incredibilmente non riguarda gli anarchici ed altre militanti ritenuti pericolosi. Per loro non vi è alcun «liberi tutti», costretti a rimanere in [[carcere]] nonostante l'avvento del nuovo governo badogliano.
Dopo l'[[8 settembre]] [[1943]], la smobilitazione delle colonie penali incredibilmente non riguarda gli anarchici ed altre militanti ritenuti pericolosi. Per loro non vi è alcun «liberi tutti», costretti a rimanere in [[carcere]] nonostante l'avvento del nuovo governo badogliano.
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Alla caduta del [[Fascismo|fascismo]], gli anarchici confinati a Ventotene non vengono liberati, bensì indirizzati verso il [[Testimonianza sul campo di concentramento di Renicci d'Anghiari |campo di concentramento di Renicci d'Anghiari]] <ref>Relazione di [[Giorgio Sacchetti]] in un convegno sulla "Guerra di sterminio e la resistenza", tenuto ad Arezzo, che ha focalizzato l'attenzione sulla ricostruzione dell'esperienza dei deportati anarchici provenienti dall'isola di Ventotene giunti a Renicci dal luglio 1943, e che permette di trarre solo una visione parziale del fenomeno del campo di Renicci.
Alla caduta del [[Fascismo|fascismo]], gli anarchici confinati a Ventotene non vengono liberati, bensì indirizzati verso il [[Testimonianza sul campo di concentramento di Renicci d'Anghiari |campo di concentramento di Renicci d'Anghiari]] <ref>Relazione di [[Giorgio Sacchetti]] in un convegno sulla "Guerra di sterminio e la resistenza", tenuto ad Arezzo, che ha focalizzato l'attenzione sulla ricostruzione dell'esperienza dei deportati anarchici provenienti dall'isola di Ventotene giunti a Renicci dal luglio 1943, e che permette di trarre solo una visione parziale del fenomeno del campo di Renicci.


Si legga di Carlo Spartaco Capogreco, ''Renicci. Un campo di concentramento in riva al Tevere 1ª ed.  Italiano'', Mursia, 2003, ed ancora ''[http://www.ecn.org/filiarmonici/lager-italia.html Lager italiani sempre dal lavoro]'' </ref>, vicino ad Arezzo. Tra questi anche lo stesso Failla, che sarà uno dei protagonisti di una serie di rivolte tese alla ricerca della [[libertà]] che anche il nuovo governo stava loro negando ([https://web.archive.org/web/20090215012055/http://www.romacivica.net/ANPIROMA/DEPORTAZIONE/deportazionecampi8.htm da ''ANPI'']) <ref name="ventotene"> Si legga [https://www.anarcopedia.org/index.php/gli_anarchici_e_la_resistenza_antifascista#Il_.22caso.22_Ventotene ''Il caso Ventotene'']</ref>.
Si legga di Carlo Spartaco Capogreco, ''Renicci. Un campo di concentramento in riva al Tevere 1ª ed.  Italiano'', Mursia, 2003, ed ancora ''[http://www.ecn.org/filiarmonici/lager-italia.html Lager italiani sempre dal lavoro]'' </ref>, vicino ad Arezzo. Tra questi anche lo stesso Failla, che sarà uno dei protagonisti di una serie di rivolte tese alla ricerca della [[libertà]] che anche il nuovo governo stava loro negando ([https://web.archive.org/web/20090215012055/http://www.romacivica.net/ANPIROMA/DEPORTAZIONE/deportazionecampi8.htm da ''ANPI'']) <ref name="ventotene">Si legga [[gli_anarchici_e_la_resistenza_antifascista#Il_.22caso.22_Ventotene|''Il "caso" Ventotene'']]</ref>.


===Il viaggio da Ventotene a Renicci secondo la testimonianza di Failla===
===Il viaggio da Ventotene a Renicci secondo la testimonianza di Failla===
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Quando giunge il momento di lasciare Ventotene per [[Testimonianza sul campo di concentramento di Renicci d'Anghiari |Renicci d'Anghiari]] gli anarchici protestano per la mancata liberazione: [[Enrico Zambonini]] durante la sosta alla stazione di Arezzo si rifiuta di proseguire e viene portato in [[carcere]] (in seguito verrà fucilato a Reggio Emilia dai nazifascisti durante la Resistenza). Giunti a [[Testimonianza sul campo di concentramento di Renicci d'Anghiari|al "campo" di Renicci]], vengono accolti da carabinieri e soldati armati di fucili con il colpo in canna, sviluppando violente discussioni con gli aguzzini e i loro ufficiali che prendono così ad insultarli. [[Marcello Bianconi]] e [[Arturo Messinese]] vengono segregati per aver urlato ai guardiani armati: «'''Sparate vigliacchi'''!».  
Quando giunge il momento di lasciare Ventotene per [[Testimonianza sul campo di concentramento di Renicci d'Anghiari |Renicci d'Anghiari]] gli anarchici protestano per la mancata liberazione: [[Enrico Zambonini]] durante la sosta alla stazione di Arezzo si rifiuta di proseguire e viene portato in [[carcere]] (in seguito verrà fucilato a Reggio Emilia dai nazifascisti durante la Resistenza). Giunti a [[Testimonianza sul campo di concentramento di Renicci d'Anghiari|al "campo" di Renicci]], vengono accolti da carabinieri e soldati armati di fucili con il colpo in canna, sviluppando violente discussioni con gli aguzzini e i loro ufficiali che prendono così ad insultarli. [[Marcello Bianconi]] e [[Arturo Messinese]] vengono segregati per aver urlato ai guardiani armati: «'''Sparate vigliacchi'''!».  


Ci saranno molte rivolte contro il regime di controllo a cui veniva sottoposto il "campo" (erano presenti diverse centinaia di guardie fra carabinieri e soldati), forse addirittura ben peggiore di quanto succedeva all'epoca [[Fascismo|fascista]], a cui partecipano anche molti partigiani jugoslavi ivi detenuti, tra cui anche diverse centinaia di minorenni <ref>Recenti studi sui detenuti del campo d'Anghiari, nella fattispecie soprattutto gli slavi, confermano che molti ragazzini trovarono la morte per il durissimo trattamento subito.</ref>. Il responsabile del campo, il maggiore Fiorenzuoli, insieme al tenente Panzacchi, si distingue per i metodi [[repressione|repressivi]] utilizzati, volti ad impedire anche le semplici discussioni tra detenuti di diverse sezioni. Questi ed altri ufficiali minacciavanoe provocavano ripetutamente gli anarchici ed i detenuti politici, dimostrando che molti guardiani avevano mantenuto l'odio contro gli elementi di "sinistra" a cui erano stati indottrinati dal [[fascismo]]. Questo troverà in seguito conferma soprattutto in Sicilia <ref>[https://www.anarcopedia.org/index.php/L%27insurrezione_antimilitarista_del_%22non_si_parte!%22#Cronologia_delle_rivolte_siciliane_dopo_la_caduta_del_fascismo Cronologia delle rivolte siciliane dopo la caduta del fascismo] </ref>, a Roma <ref>[http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Albano#Dopo_la_Liberazione Il ''Gobbo'' del Quarticciolo e gli espropri proletari. Il ''Gobbo'' verrà ucciso poco tempo dopo in un agguato.]</ref> e in molte altre città, dimostrando una certa continuità di vedute tra il periodo [[fascismo|fascista]] e quello immediatamente seguente.
Ci saranno molte rivolte contro il regime di controllo a cui veniva sottoposto il "campo" (erano presenti diverse centinaia di guardie fra carabinieri e soldati), forse addirittura ben peggiore di quanto succedeva all'epoca [[Fascismo|fascista]], a cui partecipano anche molti partigiani jugoslavi ivi detenuti, tra cui anche diverse centinaia di minorenni <ref>Recenti studi sui detenuti del campo d'Anghiari, nella fattispecie soprattutto gli slavi, confermano che molti ragazzini trovarono la morte per il durissimo trattamento subito.</ref>. Il responsabile del campo, il maggiore Fiorenzuoli, insieme al tenente Panzacchi, si distingue per i metodi [[repressione|repressivi]] utilizzati, volti ad impedire anche le semplici discussioni tra detenuti di diverse sezioni. Questi ed altri ufficiali minacciavanoe provocavano ripetutamente gli anarchici ed i detenuti politici, dimostrando che molti guardiani avevano mantenuto l'odio contro gli elementi di "sinistra" a cui erano stati indottrinati dal [[fascismo]]. Questo troverà in seguito conferma soprattutto in Sicilia <ref>[[Cronologia delle rivolte e dei morti dalla caduta del fascismo ai giorni nostri|Cronologia delle rivolte siciliane dopo la caduta del fascismo (1943-1945)]]</ref>, a Roma <ref>[http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Albano#Dopo_la_Liberazione Il ''Gobbo'' del Quarticciolo e gli espropri proletari. Il ''Gobbo'' verrà ucciso poco tempo dopo in un agguato.]</ref> e in molte altre città, dimostrando una certa continuità di vedute tra il periodo [[fascismo|fascista]] e quello immediatamente seguente.


Nel frattempo, gli anarchici riescono a conquistarsi la fiducia dei partigiani slavi, che prima li consideravano alla stregua di tutti gli italiani: «invasori della loro terra». Questa "alleanza" costringe il colonnello Pistone ad allentare la ferocia dei controlli, consentendo la comunicazione fra detenuti politici e raddoppiando la razione alimentare (costituita da pochi ettogrammi di pane e simil-minestre oppure una sorta di brodaglia di carote e/o patate che spesso causava pericolose epidemie di coliti e dissenteria). Nonostante tutto però, le ispezioni e l'arroganza dei "nuovi" gerarca badogliani sono sempre più intollerabili, sfociando spesso in episodi di ribellione.
Nel frattempo, gli anarchici riescono a conquistarsi la fiducia dei partigiani slavi, che prima li consideravano alla stregua di tutti gli italiani: «invasori della loro terra». Questa "alleanza" costringe il colonnello Pistone ad allentare la ferocia dei controlli, consentendo la comunicazione fra detenuti politici e raddoppiando la razione alimentare (costituita da pochi ettogrammi di pane e simil-minestre oppure una sorta di brodaglia di carote e/o patate che spesso causava pericolose epidemie di coliti e dissenteria). Nonostante tutto però, le ispezioni e l'arroganza dei "nuovi" gerarca badogliani sono sempre più intollerabili, sfociando spesso in episodi di ribellione.
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===La lotta partigiana===
===La lotta partigiana===
Alcuni anarchici del gruppo avventurosamente si uniscono alle bande partigiane della zona, altri, come [[Emilio Canzi]] e [[Mario Perelli]] <ref> [[Mario Perelli]] sarà fra i comandanti delle Brigate anarchiche Malatesta che in seguito prenderanno il nome di [[Brigate Bruzzi e Malatesta|Bruzzi-Malatesta]] di Milano, forti di circa circa 1300 miliziani (da [http://www.ecn.org/ponte/documenti/ares.php documenti sulla resistenza anarchica])</ref>, si spostano in zone più lontane, altri ancora invece hanno una triste sorte, finendo catturati ed uccisi. Un gruppetto di loro riesce ad entrare nelle Brigate Partigiane operanti in Valdarno, collaborando con i [[CLN]] (Comitati Liberazione Nazionale) della zona. Qui, tra i personaggi più conosciuti vi era [[Beppone Livi]], nome di battaglia "Unico", che fungeva da collegamento fra le cosiddette "Bande Esterne" <ref> Alla fine di aprile si costituirà la XXIII Brigata Garibaldina Pio Borri, composta da tre battaglioni più la XXIV Brigata "Bande Esterne" ([http://www.societastoricaretina.org/biografie/PTDonniniAldo150920081.pdf da ''www.societastoricaretina.org''])</ref>,
Alcuni anarchici del gruppo avventurosamente si uniscono alle bande partigiane della zona, altri, come [[Emilio Canzi]] e [[Mario Perelli]] <ref> [[Mario Perelli]] sarà fra i comandanti delle Brigate anarchiche Malatesta che in seguito prenderanno il nome di [[Brigate Bruzzi e Malatesta|Bruzzi-Malatesta]] di Milano, forti di circa circa 1.300 miliziani (da [http://www.ecn.org/ponte/documenti/ares.php documenti sulla resistenza anarchica])</ref>, si spostano in zone più lontane, altri ancora invece hanno una triste sorte, finendo catturati ed uccisi. Un gruppetto di loro riesce ad entrare nelle Brigate Partigiane operanti in Valdarno, collaborando con i [[CLN]] (Comitati Liberazione Nazionale) della zona. Qui, tra i personaggi più conosciuti vi era [[Beppone Livi]], nome di battaglia "Unico", che fungeva da collegamento fra le cosiddette "Bande Esterne" <ref> Alla fine di aprile si costituirà la XXIII Brigata Garibaldina Pio Borri, composta da tre battaglioni più la XXIV Brigata "Bande Esterne" ([http://www.societastoricaretina.org/biografie/PTDonniniAldo150920081.pdf da ''www.societastoricaretina.org''])</ref>,
che insieme formeranno la Divisione Partigiani “Arezzo” e i CLN della zona toscana (Livi, già dall'ottobre del [[1943]], con la moglie Angiola Crociani, si era preso cura di procurare mezzi di sopravvivenza a 300 circa slavi evasi, ma dotati di armi che avevano trafugato durante la fuga, nascosti nella zona boscosa di Ponte alla Piera e di Pieve Santo Stefano). Alfonso Failla, spostandosi lungamente, combatterà nella Resistenza toscana, ligure e lombarda.
che insieme formeranno la Divisione Partigiani “Arezzo” e i CLN della zona toscana (Livi, già dall'ottobre del [[1943]], con la moglie Angiola Crociani, si era preso cura di procurare mezzi di sopravvivenza a 300 circa slavi evasi, ma dotati di armi che avevano trafugato durante la fuga, nascosti nella zona boscosa di Ponte alla Piera e di Pieve Santo Stefano). Alfonso Failla, spostandosi lungamente, combatterà nella Resistenza toscana, ligure e lombarda.


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