Maria Occhipinti

Da Anarcopedia.
Maria Occhipinti
Maria Occhipinti (Ragusa, 29 luglio 1921 - Roma, 20 agosto 1996), è stata un’anarchica, una femminista e la "leader" del movimento antimilitarista "Non si parte!" di Ragusa.

Biografia

Nata a Ragusa in un ambiento popolare degradato, Maria Occhipinti vive un'infanzia triste e misera schiacciata dal peso della tradizione e della religione. Per provare a sfuggire alla sua condizione di donna sottomessa dal maschilismo imperante, Maria non trova altra strada che quella di sposarsi. Dopo la mobilitazione del marito alle armi, Maria Occhipinti prende coscienza della realtà  del fascismo e della guerra e si impegna attivamente contro ogni discriminazione a carattere sessuale e\o sociale e dichiarando la sua persona guerra all'arroganza militarista.

La sua caparbia è tale che si pone a capo del movimento antimilitarista del «Non si parte», che nasce la mattina del 4 gennaio del 1945, a Ragusa, quando la ventitreenne Maria, incinta di cinque mesi, si stende a terra tra Corso Vittorio Veneto e la Via 4 Novembre davanti ad un camion militare carico di giovani rastrellati da un quartiere popolare di Ragusa. Maria si oppone alla chiamata alle armi degli uomini, questa volta da parte degli alleati anglo-americani, vorrebbe a tutti i costi favorire la fuga e la diserzione degli uomini sul camion.

Scoppia così un'insurrezione antimilitarista (Insurrezione del non si parte!) ed i soldati non trovano di meglio che sparare sulla folla. Dopo giorni e giorni di violenti scontri, la rivolta viene schiacciata con l'arrivo della Divisione Sabauda. Almeno un centinaio di insorti, soprattutto comunisti, vengono arbitrariamente incarcerati. Maria è l'unica donna condannata prima al confino (Ustica) e poi al carcere Benedettine di Palermo (successivamente la storiografia ufficiale bollò quell’evento come un rigurgito fascista e un tentativo di separatismo).

Quando fa rientro a Ragusa, Maria ha venticinque anni, una bambina che praticamente non ha mai visto ed un marito che si è ricostruito una vita con un’altra donna. La famiglia ed i cittadini ragusani l’accolgono con astio e freddezza, considerandola una donna indegna perché coinvolta nella rivolta e quindi troppo distante dalla tradizione che attribuiva alla donna il ruolo di eterna subordinata all'uomo.

Dopo un periodo di forte legame col Partito Comunista, arriva la rottura definitiva perché il Partito aveva condannato i moti ragusani con l'accusa di complicità  con i fascisti e i separatisti. In risposta a tali affermazioni, Maria scrive una lettera a Feliciano Rossito, sostenendo come il moto fosse anzitutto una sollevazione antimonarchica ed antimilitarista che prendeva origine dal profondo malessere della popolazione, spossata dalla guerra e sfiduciata dal governo. La lettera segna di fatto l'avvicinamento agli ambienti anarchici grazie al ragusano Franco Leggio:

«Un pomeriggio, mentre stiravo, venne a casa di mia madre un giovane con baffi lunghi, originali ... Subito sentii di confidargli la mia indignazione [….] gli chiesi il suo indirizzo; volevo leggere i loro libri, istruirmi sull’anarchia. Il mio primo pensiero fu di pubblicare sul loro giornale l’ingiusta condanna di Santangelo. Leggio, il compagno anarchico mi consigliò di conoscere Paolo Schicchi. […] Da Leggio seppi che a Ragusa durante il fascismo, c'era stato un gruppo anarchico e che dopo la liberazione pubblicarono un giornaletto ciclostile. Conobbi pure il ruolo importante che il gruppo ebbe nella rivoluzione, a mia insaputa spesso sorvegliavano armati la mia casa per proteggermi.» (Una donna di Ragusa, pag 176)

Occhipinti, da sempre incuriosita dal pensiero anarchico, anche se mai l'aveva approfondito, grazie agli anarchici ragusani comincia a fare lettura specifiche che le permettono di meglio comprendere la teoria anarchica. In questa fase della sua vita dedica gran parte del tempo alla difesa della memoria dell'insurrezione del "non si parte", pubblicando articoli su Umanità  Nova ed altre riviste anarchiche e sostenendo il prigioniero comunista Erasmo Santangelo condannato in primo grado a 23 anni di carcere con l'accusa di aver ucciso un finanziere durante la rivolta (prima dell'arresto Maria aveva accompagnato Santangelo in fuga, scatenando le ira del padre e del marito che ritenevano immorale che una donna stesse tanto tempo sola con un uomo che non era suo marito). Abbandonato dal PCI, solo gli anarchici (in particolare Franco Leggio, Paolo Schicchi, Marcello Natoli ed Armando Borghi e lei stessa) gli stettero vicino, ma alla fine Santangelo morirà  suicida (versione ufficiale).

Disprezzata da tutti, lascia con la figlia la città  e si sposta a prima a Napoli, poi a Ravenna, a Sanremo, a Roma e infine a Milano. In seguito si stabilisce in Svizzera, dove scrive, da semplice autodidatta, la sua biografia: Una donna di Ragusa.

Successivamente continua la sua peregrinazione e si trasferisce anche in altri stati: Marocco, Francia, Canada, per poi approdare a New York, dove lavora come infermiera. Nel 1973 si stabilisce definitivamente con la figlia a Roma, dove continua la sua attività  rivoluzionaria mediante la pubblicazione di articoli a carattere prevalentemente sociale e politico. Denuncia le ingiuste condizioni delle domestiche, che lavorano come schiave al servizio dei ricchi borghesi, costrette spesso a subire violenze sessuali; si scaglia contro il grave problema dell’espropriazione dei terreni, a prezzi irrisori, siti alla periferia di Ragusa.

A Roma ricomincia anche a scrivere con antico fervore. Compone delle novelle che poi entreranno a far parte della raccolta Il carrubo ed altri racconti, pubblicata postuma dalla Sellerio. Nel 1975 si confessa al giornalista Enzo Forcella in un filmato Rai, dichiarando tutto il suo dolore per essere stata trattata come una reietta dalla sua famiglia e dai suoi compaesani subito dopo la liberazione dal carcere. La sua colpa era stata quella di ribellarsi all'autorità  del padre e del marito :

«Mi sentivo straniera in patria, perseguitata e incompresa. Allora ho cominciato a girare per il nord Italia, per la Svizzera, Francia, Inghilterra, Marocco, Stati Uniti, Hawaii e Messico. Facevo la bambinaia, l'aiuto sarta, la pellicciaia, ho saldato persino le corde delle navi per vivere».

Le ultime apparizioni pubbliche dell'ormai anziana Maria Occhipinti risalgono al suo comizio del 1987 a Comiso contro i missili Cruise. Stabilitasi definitivamente a Roma, muore il 20 agosto del 1996.

Nel 2013 è uscito il documentario Con quella faccia da straniera. Il viaggio di Maria Occhipinti, di Luca Scivoletto, interamente dedicato alla sua vita, che vede fra l'altro la partecipazione della figlia Marilena e della sorella Rosina.

L'autobiografia

Una donna di Ragusa è l'autobiografia di una invincibile ribelle, la cui ribellione consisteva innanzitutto nell'affermare il proprio diritto alla parola, alla manifestazione ed alla testimonianza. Questa è la biografia di una donna incapace di concepire, prima che di sopportare, un proprio ruolo diseguale e subalterno per nascita e per sesso. Nel suo libro Maria s’interroga sulla «primitiva condizione delle donne siciliane, sull’oscurantismo religioso, sulla guerra, fonte di ogni male, sulle difficoltà  della vita quando l’adulterio" e "l’abbandono del tetto coniugale erano reato e sull’umanità  circondata da ingiustizie».

Il libro s’inquadra nel filone ultimo del neorealismo, ma alla prima pubblicazione del 1957 passò inosservato. L’opera cominciò a suscitare interesse in seguito alla pubblicazione presso la Feltrinelli, nel 1976, con un lungo saggio in prefazione di Enzo Forcella, e nel dicembre dello stesso anno vinse il "Premio Brancati-Zafferana". La Occhipinti fu annoverata tra i grandi nomi della letteratura femminile ed il suo libro cominciò ad essere utilizzato come testo di studio presso numerose scuole. Nacquero le prime traduzioni e la RAI lanciò l’idea di una trasposizione cinematografica.

Citazioni

«Mi domandavo chi avesse inventato queste tradizioni e perchè la donna fosse considerata un essere da sottomettere e dominare».
«Quando un antifascista cade nelle fausi del nemico, dobbiamo difenderlo, sorvegliarlo e lottare per levarglielo»
«"Preferisco mangiare pani e cipudda, ma non voglio andare con nessun partito perché perderei la libertà  »

Bibliografia

  • Silvia Ragusa, Maria Occhipinti. Una ribelle del Novecento, Prospettiva Editrice, 2008
  • Maria Occhipinti, Una donna libera, Sellerio, 2004
  • Maria Occhipinti, Una donna di Ragusa, Sellerio, 1993
  • Maria Occhipinti, Il carrubo e altri racconti, Sellerio, 1993

Voci correlate