Jules Bonnot

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Jules Bonnot

Jules Joseph Bonnot (Pont-de-Roide, 14 ottobre 1876 – Choisy-le-Roi, 28 aprile 1912) è stato un anarchico illegalista francese a cui verrà attribuito il ruolo di leader della cosiddetta banda Bonnot.

Biografia

Jules Bonnot nasce il 14 ottobre 1876 a Pont-de-Roide (Doubs), in Francia. Figlio d'un rozzo operaio, violento e analfabeta, a soli cinque anni diviene orfano di madre. Sin da ragazzo le asperità della vita lo costringono a conoscere il dolore dell'anima e del fisico: dopo la morte della madre, suo fratello si suiciderà per amore d'una donna. Jules, abbandonata la scuola, a soli 13 anni inizia a lavorare come operaio presso le fabbriche della Peugeot di Montbéliard.

L'anarchia e l'incontro con Sophie

È un ottimo operaio, ma le sue precoci opinioni anarchiche e sindacaliste lo portano spesso a scontrarsi, verbalmente e fisicamente, con la classe padronale. Per questo viene licenziato ed inserito in una sorta di lista nera di "sovversivi" che girava tra le mani degli imprenditori francesi. Nel 1897, in seguito ad una rissa con un poliziotto, conosce per la prima volta il carcere. Scontata la breve pena, svolge il servizio militare per 3 anni e poi si sposa con Sophie Burdet il 14 agosto 1901, ottenendo anche un'occupazione presso il deposito ferroviario della frontiera franco-svizzera. In seguito viene assunto come operaio in un garage di Ginevra; frequenta i circoli anarchici ginevrini, poi, dopo la nascita della sua prima figlia, Emilie, sembra seriamente intenzionato a dedicare tutte le sue attenzioni alla famiglia e a lasciare in disparte la politica e il sindacalismo.

Purtroppo per lui il destino gli si accanisce ancora contro e gli porta via ben presto anche la piccola Emilie. [1]

Perseguitato in quanto anarchico

Jules si butta nuovamente anima e corpo nell'attivismo anarchico, che immediatamente costa alla coppia Bonnot-Burdet l'espulsione dalla Svizzera. I due prima si trasferiscono a Neuves-Maisons, poi provano a rientrare a Ginevra, da dove vengono nuovamente espulsi. La coppia girovaga un po'e alla fine si ferma a Lione: dopo aver trovato lavoro come meccanico, il 23 febbraio 1904 nasce il loro secondo figlio, Justin-Louis, che coinvolge così tanto Jules da fargli meditare ancora una volta il definitivo abbandono di ogni proposito anarchico [1].

La vecchia "lista nera" non smette però di girare tra le mani degli imprenditori e Jules, bollato come "sovversivo", viene continuamente perseguitato e poi licenziato. La famiglia Bonnot sceglie allora di trasferirsi a Saint-Etienne, dove Jules trova lavoro come operaio alle fabbriche Automoto. Ricomincia anche l'impegno sindacale e per un po'con la moglie trova ospitalità presso la casa di Besson, segretario di un sindacato cittadino. Questa convivenza comune fa però sì che Besson divenga l'amante della moglie, allettata forse dalla sicurezza economica che garantiva un sindacalista di professione come Besson. L'idea di Sophie è quella di lasciare Jules, ma lei lo conosce bene e sa che non lo accetterà di buon grado. Per evitare l'ira di Bonnot, Besson e Sophie, insieme al piccolo Justin-Louis, si rifugiano così in Svizzera.

Affranto e solo, Bonnot sopravvive compiendo le sue prime piccole rapine. Nel 1907 giunge nuovamente a Lione per lavorare presso la Berliet, importante azienda automobilistica. Inizialmente svolge le mansioni di operaio specializzato, poi il direttore della fabbrica lo invita a prendere la patente poiché lo vuole quale suo autista personale. Jules se la cava bene con i motori, sia nella pratica che nella teoria, quindi non è per lui difficile ottenere la patente, che gli viene ufficialmente conferita il 17 settembre 1907.

I rapporti con il direttore sono ottimi, ma quando questi scopre che Bonnot è un anarchico schedato decide di licenziarlo in tronco.

L'incontro con Platano

Nel 1910 Jules Bonnot si reca in Gran Bretagna con la speranza che là le "liste nere" non siano ancora giunte. Per uno con la qualifica d'autista non è difficile trovar lavoro, infatti viene assunto come chauffeur alle dipendenze di Sir Arthur Conan Doyle, il "padre" di Sherlock Holmes.

È proprio in Gran Bretagna che incontra l'anarchico individualista italiano Giuseppe Sorrentino, detto "Platano", che segnerà una svolta decisiva nella sua vita [2]. Con "Platano" stringe un rapporto d'amicizia alquanto travagliato, fatto d'amore e odio. In moto o automobile i due compiono molti furti e rapine, dapprima in Gran Bretagna e poi, dopo essersi licenziato da Sir Arthur Conan Doyle, in Francia, principalmente a Lione. Comunque inizialmente le cose tra "Platano" e Bonnot sembrano andar bene, ma poi i conflitti e le divergenze di vedute tra i due si accentuano sempre più; "Platano" sembra oramai completamente disinteressato alle questioni sociali e politiche, non ha alcuna speranza per il futuro suo e degli altri. Invece Bonnot - che nel frattempo ha preso a frequentare una certa Judith Thollon, con cui forse nasce pure una relazione amorosa - legge ancora i giornali anarchici e nelle sue azioni vede un gesto di rivolta stirneriana contro la società.

Il 25 novembre 1911, durante il viaggio in macchina che porta i due da Lione a Parigi (sono ricercati dalla polizia francese) si verifica un non meglio chiarito incidente: "Platano" rimane ucciso da un colpo di pistola, non è chiaro se partito accidentalmente o meno.

La banda Bonnot

Exquisite-kfind.png Vedi, Banda Bonnot.

Giunto a Parigi, Bonnot, ricercato per la morte di "Platano", trova appoggio tra gli anarchici individualisti della libreria L'Idée Libre (La Libera Idea), i cui membri sono oramai in rottura con il gruppo del giornale «L'Anarchie» di Victor Serge.

La rapina alla succursale della banca "Société générale" di Chantilly (marzo 1912) vista dal giornale francese «Le Petit Journal»

Qui incontra innanzittutto Eugène Dieudonné, che gli presenta Raymond Callemin, Edouard Carouy, André Soudy, Octave Garnier, Etienne Monier, René Valet ed altri. Alcuni di questi si dimostrano interessati all'idea di mettere in piedi una banda illegalista (che sarà chiamata dai media francesi la Banda Bonnot) che compia azioni di esproprio proletario, attraverso le quali provvedere sia al proprio sostentamento che a quello del movimento anarchico (giornali, sostegno ai prigionieri e ai militanti, ecc.). L'obiettivo principale però è dimostrare la vulnerabilità del sistema capitalistico e soprattutto vivere l'anarchia qui ed ora, senza aspettare la fatidica rivoluzione a cui tanto avevano creduto e mai era giunta. Il gruppo godeva inoltre di una ristretta ma fidata cerchia di anarchici simpatizzanti: es. il meccanico Joseph Dubois, il garagista Georges Dettweiller, David Bellonie e Rodriguez (due anarchici a cavallo tra delinquenza comune e attivismo anarchico), ecc..

Le azioni della Banda sorprendono tutti per l'audacia e la sfrontatezza:

  • Il 14 dicembre 1911, Bonnot, Octave Garnier e Raymond Callemin rubano una Delaunay-Belleville da utilizzare per una prima rapina.
  • Il 21 dicembre 1911, alle 9:00 della mattina, Jules Bonnot, Octave Garnier e Raymond Callemin assaltano la banca Société Générale, in via Ordener, a Parigi. Questa è la prima volta che un'automobile è utilizzata per una rapina bancaria; ne scaturisce un conflitto a fuoco, Octave Garnier ferisce un addetto al servizio dei portavalori, Ernest Caby, ma il totale del bottino ammonta solo a 5000 franchi e titoli vari difficilmente smerciabili. (Callemin porterà parte dei titoli all'anarchico belga De Boe nella speranza che questi riesca a convertirli in denaro contante. In seguito David Bellonie e Rodriguez proveranno a smerciarne un'altra parte ad un usuraio parigino, che però li "ringrazierà " spifferando tutto alla polizia. L'aver aiutato la banda Bonnot costerà inoltre a De Boe, Bellonie e Rodriguez una successiva incriminazione per complicità e il processo insieme agli esponenti principali della banda [3])

Tutta una serie di azioni vengono attribuite alla banda, alcune effettivamente compiute da loro, altre no (es. il 3 gennaio 1912, a Thias, due anziani vengono rapinati e trucidati nella loro casa. Vengono accusati dell'efferato omicidio due frequentatori dell'L'Idée Libre, Marius Metge, che sarà arrestato insieme alla compagna, ed Edouard Carouy, che si darà invece alla latitanza).

Incredibilmente Eugene Dieudonné è indicato da Caby come il responsabile del suo ferimento durante la rapina del 21 dicembre, fatto non rispondente al vero che verrà appurato durante il processo (pur non impedendo la sua condanna).

  • Il 25 marzo 1912, René Valet, Etienne Monier, André Soudy, Jules Bonnot, Octave Garnier e Raymond Callemin, mentre sono diretti a Chantilly, rubano un auto e rapinano la locale succursale della Société Générale di Parigi: quarantanovemila franchi il bottino ottenuto, oltre a due impiegati morti (un altro rimane seriamente ferito) durante la sparatoria scatenatasi dentro e fuori la sede della Banca (Soudy era l'unico del gruppo che nella Piazza tiene a bada la folla con il fucile).

(Al colpo avrebbe dovuto partecipare anche Edouard Carouy, ma qualche giorno prima era stato vittima di un infortunio mentre maneggiava la sua stessa pistola e fu quindi decide di tenerlo a riposo in un rifugio sicuro, quantunque gli era stata promessa ugualmente la sua fetta di bottino. [3])

Braccato e senza scampo

Cadavere di Jules Bonnot

Dopo le ultime rapine le maglie della polizia si strinsero sempre più intorno alla banda, il governo si appellò all'amor patrio del popolo contro chi voleva, a loro dire, portare il caos e il disordine nella società. Gli anarchici venivano considerati i primi nemici della patria, la loro idea andava estirpata radicalmente. Per alcuni militanti dell'Idée Libre non ci fu scampo, vennero fermati e accusati di qualsiasi crimine compiuto durante quel periodo. Jules Bonnot, in fuga, trovò prima ospitalità ad Ivry (24 aprile 1912) nella casa di un amico di Elie Monnier, l'anarchico Antoine Gauzy. Il giorno seguente in casa Gauzy irruppe la polizia e ne nacque uno scontro a fuoco. Il commissario che comandava le azioni (il vice direttore della Sûreté, Jouin) morì nei tumulti, mentre Bonnot, ferito, continuò la sua fuga. Ma anche per lui le ore erano oramai contate.

I giorni seguenti chiede e riceve ospitalità dal meccanico-anarchico Joseph Dubois, l'unico che può farlo in quel momento. Per un paio di giorni, febbricitante, se ne sta a letto, ma domenica 28 aprile la polizia in forze assalta la casa, uccidendo immediatamente Dubois. Per stanare Jules, che resisteva tenacemente sparando all'impazzata, la polizia riceve addirittura il sostegno di un imprecisato numero di compagnie della Guardia repubblicana. Jules non ha scampo e l'assalto al suo "rifugio" viene addirittura filmato per poter poi essere mostrato al popolo francese. Prima di morire, mentre bombe e proiettili distruggono inesorabilmente la casa di Dubois, decide di scrivere una sorta di testamento in cui scagiona la signora Thollon, Antoine Gauzy ed Eugene Dieudonné, riportando inoltre le motivazioni che lo hanno portato ad una scelta tanto radicale di vita:

«Era la felicità che avevo inseguito per tutta la vita, senza esser capace neppure di sognarla. L'avevo trovata, e scoperto che cosa fosse. La felicità che mi era sempre stata negata, avevo il diritto di viverla quella felicità. Non me lo avete concesso. E allora, è stato peggio per me, peggio per voi, peggio per tutti. Dovrei rimpiangere ciò che ho fatto? Forse. Ma non ho rimorsi. Rimpianti sì, in ogni caso nessun rimorso...» [4]

Epilogo della Banda Bonnot

Il 14 maggio 1912, Octave Garnier e René Valet muoiono durante il violento assalto (a suon di bombe e cariche di dinamite) della polizia e dell'esercito contro la casa in cui i due s'erano nascosti. Tutti gli altri arrestati, accusati indistintamente di appartenenza alla Banda Bonnot (senza prove in qualche caso) saranno processati a partire dal 3 febbraio 1914. Al termine del procedimento, il 28 febbraio vengono emesse le seguenti sentenze:

Note

  1. 1,0 1,1 I propositi di abbandono dell'attività politica sono stati riportati da Pino Cacucci in In ogni caso nessun rimorso, tuttavia bisogna tener conto che trattasi di una biografia romanzata di Jules Bonnot. Non è dato sapere quindi se Bonnot abbia davvero fatto tali propositi, tuttavia è plausibile che dopo la nascita dei figli abbia voluto dedicare maggior tempo alla propria famiglia. (Nota di Nessuno, utente anarcopediano)
  2. Pino Cacucci, In ogni caso nessun rimorso, Feltrinelli, pag 142
  3. 3,0 3,1 Ne fa riferimento Pino Cacucci nel suo In ogni caso nessun rimorso, edizioni Feltrinelli
  4. Pino Cacucci, In ogni caso nessun rimorso, Feltrinelli, 1994, pag 16
  5. Carouy morirà suicida in carcere qualche ora dopo la sua condanna ai lavori forzati a vita.

Opere

Bibliografia

  • Pino Cacucci, In ogni caso nessun rimorso, Feltrinelli, 1994 (romanzo ispirato alla vita di Jules Bonnot).
  • Pino Cacucci, Ribelli!, Feltrinelli, 2001
  • Victor Serge, Memorie di un rivoluzionario, Firenze, La Nuova Italia, 1956
  • Paolo Valera, I clamorosi rossi dell'automobile grigia. Memorie di Giulio Bonnot, Milano, La Folla, 1921
  • Gilbert Guilleminault e André Mahé, L'épopée de la Révolte, Paris, Denoel, 1963
  • Bernard Thomas, La banda Bonnot, Milano, Forum Editoriale, 1968
  • H. Ashton-Wolfe, Outlaws of Modern Days

Filmografia

Alle vicende di Bonnot e della sua banda è ispirato il film del 1969 La banda Bonnot. Regia di Philippe Fourastié, il ruolo di Bonnot è dello chansonnier Jacques Brel.

Voci correlate