Batteria di rapinatori

Da Anarcopedia.
La rapina della Banda Bonnot alla succursale della banca "Société générale" di Chantilly (marzo 1912) vista dal giornale francese «Le Petit Journal»

Una batteria di rapinatori è un gruppo di uomini e donne specializzati nel perseguire rapine a banche, uffici postali, gioiellerie. La struttura della «batteria» è orizzontale, con parità  di grado fra uomini e donne ed è comunque quasi sempre finalizzata a pratiche anti-capitalistiche e antiborghesi. L'aspetto illegale delle loro azioni si potrebbe collegare anche alle agitazioni politiche e sociali dell'epoca dei cosiddetti anni di piombo. [1]

Affinità  con l'anarchismo

Le affinità  dei rapinatori di «batteria» con l'anarchismo sono tante: per esempio il rapporto di solidarietà  fra di loro, un mutualismo nel senso più ampio (non solo in campo economico); l'avversione verso le varie forme di potere della società  “legittima” (forze dell'ordine, carcere, ecc), l'odio delle prepotenze e di chi le pratica (rappresentanti del potere, criminalità  organizzata), il rigetto dell'organizzazione gerarchica, e altro.

La loro filosofia di vita si riassume in un motto: «non si attaccano i deboli, solo i forti». Essi rispecchiano le vicende della banda Bonnot, Horst Fantazzini, Buenaventura Durruti, John Dillinger, o film come Il mucchio selvaggio. Lo stile di vita di questi giovani di quartiere li porta inevitabilmente in carcere, quando non muoiono nei conflitti a fuoco con le forze dell'ordine. Con questi ultimi vi è una sfida continua, come testimonia questo episodio:

«Era un po' che alla sera si piazzavano nelle nostre zone e se fermavano dei nostri amici gli facevano delle prepotenze e dei soprusi. [...] questi non erano della batteria, erano i nostri amici del quartiere, quelli con cui siamo cresciuti e che fino a quando noi non abbiamo svoltato si stava tutti insieme. Dopo si era rimasti amici. Capitava di incontrarci però, per forza di cose, si stava poco insieme. Noi facevamo rapine, loro andavano a lavorare, noi eravamo ricercati o in bandiera e loro no. [...] Se dovevano tifare, tifavano più per noi che per gli sbirri. Questo le madame lo sapevano e così, visto che con noi se lo menavano, si rifacevano su chi gli capitava sotto. Anche per questo decidiamo di agire. Così una sera mandiamo prima uno regolare a farsi un giro, per vedere se ci sono, quanti sono e dove sono. Torna e dice che ci sono due volanti che stanno facendo un blocco nella nostra zona. In totale quattro uomini. Uno, affiancato da un altro con il mitra, paletta le macchine, uno in macchina controlla i documenti e un altro, sul lato opposto della strada, tiene sotto controllo la situazione. Anche questo è armato di mitra. [...] Formiamo due macchine e partiamo. Siamo in otto, abbiamo tutti un'arma lunga, mitra o fucile e un paio di pezzi corti a testa. Alla macchina di testa avevamo tolto il lunotto posteriore, in questo modo i due che stavano dietro potevano tirare fuori i pezzi, rimanendo in macchina. L'operazione è molto semplice. Quando arriviamo ci sono delle auto incolonnate. [...] Quando è il turno della nostra macchina di testa, questa dà  un'improvvisa accelerata. Noi dietro saltiamo immediatamente giù e puntiamo subito quello con il mitra che stava in posizione un po' defilata. Era lui quello che poteva dare i problemi maggiori. I due che bloccavano le auto si ritrovano sotto li tiro dei mitra che spuntano dalla parte posteriore della prima auto, mentre l'addetto ai documenti è preso sotto tiro, con un fucile a pompa, da quello davanti. L'autista scende e va a disarmarlo. Gli togliamo le armi e gli consigliamo di non farsi più vedere in zona. Consiglio che raccolgono, visto che per un bel po' di tempo non si fanno vedere. Quando lo fanno mobilitano un esercito».[2]

Bibliografia

  • Emilio Quadrelli, Andare ai resti, Edizioni DeriveApprodi
  • Pino Cacucci, In ogni caso nessun rimorso, Feltrinelli, 1994 (romanzo ispirato alla vita di Jules Bonnot).
  • Bernard Thomas, La banda Bonnot, Milano, Forum Editoriale, 1968

Voci correlate

Note

  1. Il materiale di questa pagina è liberamente ispirato all'ottimo libro di Emilio Quadrelli, Andare ai resti.
  2. M., rapinatore milanese. In: Emilio Quadrelli, Andare ai resti, Edizioni DeriveApprodi, pp. 35-36.