Differenze tra le versioni di "Zemlja i Volja"

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Versione delle 17:58, 19 nov 2019

Simbolo del movimento Terra e Libertà

Zemlja i Volja («Terra e libertà») è stato un movimento populistico russo attivo nella seconda metà dell'Ottocento in due diversi momenti storici: prima operò fra il 1861 e il 1863, poi, dopo lo scioglimento, fu attiva fra il 1876 e il 1879. Nel 1879 un lungo dibattito interno portò ad una scissione e alla nascita di due organizzazioni: la Narodnaja Volja e la Čërnyj peredel.

Storia del movimento

Pëtr Lavrovič Lavrov

Prima fase del movimento: 1861-1863

Il populismo si sviluppa in Russia durante il trentennio che va dal 1850 al 1880. Zemlja i Volja fu la prima organizzazione populistica, costituitasi nel 1861 subito dopo l'abolizione servitù della gleba grazie a Nikolaj Aleksandrovič Serno-Solov'evič e Nikolaj Platonovič Ogarëv, che aveva sì suscitato tante speranze nel popolo, ma che nei fatti non aveva modificato più di tanto le strutture sociali della Russia. Alcuni di questi militanti, credendo che la situazione fosse potenzialmente rivoluzionaria, parteciparono anche ai preparativi per l'insurrezione polacca (1863). La violenta repressione militare comportò lo scioglimento della Zemlja i Volja nel 1863.

Gli ispiratori teorici di Zemlja i Volja furono Alexander Herzen e Nikolaj Gavrilovic Cernysevskij, ma soprattutto ebbero notevole influenza le idee di Pëtr Lavrovič Lavrov. Secondo quest'ultimo, il movimento si prefiggeva l'obiettivo di combattere in favore del popolo contadino russo e delle sue aspirazioni. I militanti dovevano vivere e lavorare all'interno delle masse contadine, di modo da creare ed educare al suo interno una nuova intellighentsia che potesse guidare e realizzare la rivolta contadina.

Sviluppi del populismo russo

Prima della nuova ricostituzione del movimento, nel 1876, si era diffusa tra i populisti l'idea che il ruolo dell'individuo dovesse essere anteposto rispetto a quello delle masse. Queste idee, che erano state diffuse inizialmente dai nichilisti, furono riprese e rielaborate da sia dagli anarchici e sia da P.N. Tkačëv. Alla fine degli anni '70, l'influenza della combinazione delle idee di di Lavrov con quelle di Bakunin, riportò i populisti a prestare massima attenzione all'azione rivoluzionaria. A partire dalla primavera del 1874, molti giovani rivoluzionari si spostarono dalle città ai villaggi (quella che fu chiamata «l'andata al popolo») con l'intenzione di mobilitare le masse contadine attraverso la propaganda.

Rinascita del movimento: 1876-1879

Il sostanziale fallimento di queste pratiche portò Natanson, Obolešëv (1854-1881) e Michajlov (1855-1884) a ricostituire Zemlja i Volja nel 1876. Essa era certamente ispirata al programma della precedente, tuttavia ebbe le sue specificità politiche, che erano molto più radicali e si ispiravano a Bakunin, Tkačëv e Lavrov. I militanti, chiamati zemlevoltsy, elaborarono un programma che prevedeva la formazione di una massa di contadini rivoluzionari in grado di guidare le rivolte e le proteste contro le autorità zariste. La propaganda tra i contadini, almeno nella prima fase, ebbe quindi una funzione primaria nelle attività dei militanti populisti.

Presto si resero conto che i contadini delle obscine «non avevano ancora raggiunto un'etica e uno sviluppo intellettuale» [1] che li rendesse capaci di autorganizzarsi. Gli zemlevoltsy, molti dei quali si dichiaravano anarchici, e quindi contrari ad ogni forma di organizzazione verticistica e autoritaria, accettavano, sulla base del pensiero di di Lavrov, la possibilità di mantenere in vita lo Stato almeno nella fase rivoluzionaria e la stessa struttura organizzativa era fondata su basi centralistiche e sulla disciplina.

Il sostanziale fallimento della propaganda nelle campagne portò Zemlja i Volja a spostare il proprio interesse verso le città, dove si susseguivano gli scioperi degli operai e degli studenti. Lopatin, un importante membro del gruppo, sviluppò un'idea di «lotta politica», appoggiata sugli operai delle città, che si poneva obiettivi politici intermedi - la promulgazione di una nuova Costituzione e la conquista dei fondamentali diritti democratici - del tutto estranee alle idee bakuniste. Alcuni individuarono nella radicalizzazione della violenza lo strumento idoneo alla lotta contro l'autocrazia zarista, necessaria anche come premessa alla lotta sociale nelle campagne, proponendo di attuare una vera e propria pratica del terrore, che prevedeva «l'eliminazione sistematica delle personalità più pericolose o più autorevoli del governo e, in generale, di coloro che, in un modo o nell'altro, mantengono in piedi l'odiato regime»,[2]. I primi attentati degli zemlevoltsy ebbero più che altro un carattere propagandistico, poi il 24 gennaio 1878 ci fu una svolta: Vera Zasulic sparò, ferendolo, il governatore Trepov, che aveva fatto frustare un detenuto. Durante il processo a suo carico, Vera Zasulic, giustificò il gesto con la necessità [3] «di attirare l'attenzione dell'opinione pubblica su questo crimine e di mettere un argine alla continua profanazione della dignità umana». Alla fine del processo la Zasulic fu assolta. La stessa giustificazione diede Maria Kolenkina, arrestata il 12 dicembre, e S. N. Bobochov, nel 1879, che al processo spiegò: «Non avevo nessuna intenzione di uccidere o ferire, o per meglio dire, mi era del tutto indifferente. Ho sparato solo perché, facendo fuoco, avevo modo di esprimere apertamente la mia protesta contro i crimini del governo». [4]

Come detto, l'attentato della Zasulič comportò una svolta violenta del movimento populista, che inizialmente si diffuse soprattutto nel sud dell'Impero zarista: a Odessa, il 30 gennaio, i sadovtsy [5] di Ivan Kovalskij resistettero con le armi all'arresto. Condannato a morte il 2 agosto 1878, Kovalskij prima dell'esecuzione spiegò le motivazioni della sua scelta in favore della lotta armata: profondamente deluso dal fallimento dell'attività propagandistica, scrisse che occorreva «cercare di legarsi al popolo sul terreno dei fatti, e non nutrirlo con favole [...] questi tentativi non sono sempre coronati da successo, ma il loro rapido susseguirsi dimostra che si è già creata l'atmosfera rivoluzionaria adatta perché le nostre parole e le nostre idee si trasformino in realtà» [6]; nel manifesto La voce degli uomini onesti, esaltò il gesto della Zasulič ma al contempo segnò un certo distacco dall'anarchismo bakuniano. Anche il circolo fondato a Kiev alla fine del 1877 da V. A. Osinskij e D. A. Lizogub - che si proclamò nel febbraio del 1878 «Comitato esecutivo del partito social-rivoluzionario» -, era solito diffondere volantini insurrezionalisti, oltre che organizzare attentati contro funzionari dello Stato e informatori della polizia; essi sostenevano sempre e comunque che occorreva «andare al popolo, studiare le condizioni locali, sfruttare ogni malcontento, incitare il popolo alla protesta [...] ricorrere al terrore contro gli elementi più invisi al popolo». [7]

Gli altri movimenti, rappresentati da numerosi giornali come il Nabat (La campana a stormo) di Tkačëv, l'Obščee delo (La causa comune), il Letučij listok (Il foglio volante) di Nikolaj Konstantinovič Michajlovskij (1842-1904) e l'Obščina (La comune) di Michail Dragomanov (1841-1895), salutarono con gioia la svolta di Zemlja i Voljia, auspicando in alcuni casi la conquista della Costituzione e dei più elementari diritti civili e politici. Diversa fu la posizione dell'anarchico Sergej Michajlovic Kravčinskij, il quale, rivendicando l'uccisione, il 4 agosto 1878 a Pietroburgo, del dirigente di polizia Mezenzov, nel suo opuscolo Smert za smert (Morte per morte) scriveva che era «assolutamente indifferente che ci diate o no la Costituzione», anche se poi aggiungeva che la lotta sarebbe dovuta proseguire sino a quando «il governo si ostinerà a mantenere in vita l'attuale sistema» e non avesse concesso riforme politiche, la libertà di stampa e di opinione.[8]. Per lui la violenza era un mezzo e non un fine a se stesso, e doveva consistere nella conquista delle libertà politiche che l'autocrazia zarista negava al suo popolo.

Un contributo al dibattito interno a Zemlja i Volja fu dato da Georgij Valentinovič Plechanov attraverso gli articoli intitolati La legge dello sviluppo economico della società e i compiti del socialismo in Russia, nei quali elogiò il programma dell'organizzazione populistica, convinto che il socialismo in Russia potesse essere applicato partendo dalla realtà dell'obščina (una sorta di comune agricola russa). Pavel Borisovič Akselrod mise invece in guardia contro i pericoli del giacobinismo, legati al fatto che una tattica fondata sul terrore potesse allontanare il popolo dai rivoluzionari. [9]

Pur ribadendo, il 15 gennaio del 1879, che «l'attività tra il popolo e nelle campagne continua a essere per noi, come sempre, lo strumento fondamentale del partito», Zemlja i volja si divise in tre correnti fondamentali:

  1. i derevenščiki, sostenitori dell'agitazione nelle campagne e contrari sia all'uso della violenza terroristica che alle rivendicazioni politiche;
  2. i politiki, che, al contrario, rivendicavano la lotta politica e la pratica del terrore contro le autorità;
  3. coloro che oscillavano tra queste due posizioni;

Nel marzo 1879, i politiki diedero vita al Comitato esecutivo del Partito socialrivoluzionario, all'interno del quale fu creata la sezione Svoboda ili smert (Libertà o morte). Durante il congresso clandestino di Zemlja i Volja (Pietroburgo, 29 marzo 1879) i politiki posero la questione del regicidio, ottenendo però un netto rifiuto da parte della maggioranza dei militanti. L'attentato ad Alessandro II, che era già stato preparato da Aleksandr Konstantinovic Solov'ev, fu ugualmente messo in atto il 2 aprile, ma fallì. I politiki tennero un congresso separato a Lipetsk, dove adottarono una risoluzione che poneva al centro del programma la lotta politica e l'uso del terrore. Durante il congresso comune di Voronez, tenutosi nel giugno del 1879, emersero le solite divergenze che portarono infine, nel congresso di Pietroburgo, alla scissione e alla nascita di due nuovi gruppi: Narodnaja Volja (nata ufficialmente il 25 agosto 1879), che si concentrò sull'azione terroristica (sfocerà nell'attentato mortale ai danni dello zar Alessadro II nel marzo 1881), e il Čërnyj peredel («Ripartizione nera» [10] continuando a rifiutare ogni rivendicazione di carattere politico.), che al contrario era fautore di una linea più morbida ed in favore della prosecuzione dell'attività propagandistica nelle campagne.

Narodnaja Volja riuscirà a creare un movimento vasto e organizzato, e nonostante tutti i populisti continuassero a ripetere che l'obiettivo era andare verso il popolo, alla fine dell'anno in Russia rimanevano attive solo due «colonie» di attivisti propagandisti delle campagne - i cosiddetti derevenščiki - a Tambov e a Novosaratov: a tal proposito Lopatin scrisse a Friedrich Engels che «la propaganda socialista tra i contadini è cessata quasi completamente. I rivoluzionari più impegnati si sono orientati spontaneamente verso la lotta politica, anche se non hanno il coraggio morale di ammetterlo apertamente».

Note

  1. V. A. Tvardovskaja, Il populismo russo, 1975, p. 17
  2. Revoljutsionnoe nrodničestvo 70-ch godov XIX veka (Il populismo rivoluzionario degli anni 70 del XIX secolo), Mosca-Leningrado 1965, II, p. 33
  3. Protcess Veri Zasulič (Il processo di Vera Zasulič), 1906, p. 49
  4. Citato in V. A. Tvardovskaja, cit., p. 22
  5. Dal nome dell'appartamento di via Sadova, in cui si riunivano alcuni militanti di Zemlja i Volja
  6. Il populismo rivoluzionario degli anni 70, cit., p. 83
  7. Secondo il rapporto dell'infiltrato F. Kuritsin, in Il populismo rivoluzionario degli anni 70, cit., p. 118
  8. S. M. Kravčinski, Smert za smert, Pietrogrado 1924
  9. P. B. Akselrod, Obščina, 8-9, p. 38
  10. Чёрный передел, Ripartizione nera: il nome allude all'abolizione del grande latifondo attraverso la ripartizione tra i contadini delle terre fertili o terre nere, in russo čërnozem.

Bibliografia

  • Franco Venturi, Il populismo russo. Dall'Andata nel popolo al terrorismo, Einaudi, 1972
  • Il populismo russo, Franco Angeli editore, 1985

Voci correlate

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