L'anarchia spiegata ai tifosi di calcio

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Stemma del Centro Storico Lebowski, squadra di calcio di cui molti tifosi appartengono all'area anarchica

Articolo dell'utente anarcopediano Nessuno

L'anarchia spiegata ai tifosi di calcio

Raramente una parola è stata più profondamente vilipesa e oltraggiata nel suo significato più profondo quanto l'ANARCHIA. Ovunque ci si sente autorizzati nell'utilizzo improprio di questo termine. Oltre a quello politico-sociale, il calcio è uno degli ambiti più popolari in cui questo “delitto” viene maggiormente reiterato.

Caro tifoso, anarchia non è...

Sarà capitato anche a te, o tifoso che leggi incuriosito, sentire giornalisti\allenatori\tifosi ecc. bollare frettolosamente una squadra di calcio come “anarchica”. “Squadra anarchica” intesa come squadra disorganizzata, caotica, confusionaria, priva di validi schemi, ecc. Ebbene, ti parlerò qui dell'unica squadra di calcio anarchica che abbia mai calcato un rettangolo di gioco: l'Olanda degli anni ‘70.

La rivoluzione "libertaria" arancione

La nazionale olandese di quel periodo era figlia degli anni '60, anni in cui i giovani di tutto il mondo presero a contestare radicalmente il sistema vigente. Vennero attaccati e messi in dubbio tutti i principi e i valori che fungevano da pilastro della società capitalistico-borghese: la tradizione, l'ordine costituito, l'autorità e i dogmi di ogni campo. Tutto era contestabile. Tutto poteva e doveva essere rivoluzionato. In “Olanda” quel tutto coinvolse anche il mondo del calcio, solitamente restio ad accettare ammodernamenti e novità di qualsiasi tipo.

Fino ad allora le squadre di calcio si erano fondate su concetti semplici e schematici: marcature a uomo in difesa [1] e rigido rispetto dei ruoli in campo e fuori (la dirigenza comanda sull'allenatore, l'allenatore comanda sui giocatori, i giocatori ubbidiscono: il difensore difende, l'attaccante attacca...). L'arrivo di Rinus Michels, detto "il Santone", alla guida degli Orange (gli orange è il nomignolo con cui viene identificata la nazionale olandese per via della classica maglia arancione) cambierà radicalmente questo modo conformista di intendere il gioco del calcio, sia dentro che fuori dal campo.

Michels aveva cominciato a dar corpo alle sue idee sin dagli anni in cui allenava l'Ajax (3 scudetti dal 1966 al 1968, 1 finale di Coppa dei Campioni persa nel 1969 e una vinta nel 1971), ma è alla guida della nazionale del suo paese che “l'anarchia” entrerà prepotentemente nel mondo del calcio.

Anarchia fuori dal campo

Per prima cosa i calciatori non sono più trattati come degli incapaci ad autogestirsi; Michels lascia loro la libertà di andare in ritiro con mogli e figli (nessuna repressione dell'attività sessuale quindi, nemmeno prima delle partite...), di fumare, bere ed impiegare il tempo come meglio credono. Tutto è finalizzato a non reprimere la personalità e il talento di ognuno.

Anarchia in campo

In campo la rivoluzione è ancor più radicale: Michels dà un'impostazione di massima alla squadra, ma i ruoli non sono intesi in maniera rigida e schematica e necessitano della interpretazione libera e fantasiosa dei calciatori: i 2 terzini difensivi e le ali d'attaccano si interscambiano i ruoli frequentemente; i centrocampisti sono duttili e partecipano sia alla fase difensiva che a quella d'attacco; gli attaccanti (i celebri Neeskens e Cruijff) cercano il gol sfruttando liberamente il loro estro. È questo il cosiddetto “calcio totale”.

Seppur nei limiti che ogni organizzazione sociale pone (una squadra di calcio è una piccola società), i calciatori olandesi sono responsabilmente liberi di far quasi tutto (addirittura il portiere Jongloboed gioca tantissimo con i piedi, uscendo frequentemente dalla sua area...). Quel (quasi) "tutto" però non è frutto di ordini e minacce dell'allenatore o della dirigenza, bensì del dialogo e dell'abilità dei calciatori, che hanno sviluppato da sé, con l'aiuto dei tecnici, la coscienza delle proprie capacità e dei propri limiti.

Michels-"il Santone" non mette in piedi nessuna gerarchia; non si comporta come un'autorità (si pensi all'allenatore italiano Fabio Capello, noto simpatizzante franchista, e fautore della gerarchizzazione dei rapporti tra allenatore e squadra... [2] [3]) ma da punto di riferimento per i calciatori; è uno che li guida dal basso, ponendosi al loro pari e non su un piano superiore. In questo modo l'Olanda raggiungerà due finali di Coppa del Mondo, entrambe perse contro i padroni di casa: nel 1974 contro la Germania (2-1) e nel 1978 contro l'Argentina (3-1) [4].

I detrattori di quell'esperienza sostengono ancora oggi che gli olandesi, vista la straordinaria forza dei singoli, avrebbero dovuto vincere molto di più, poichè in pratica non hanno vinto nulla. Rincarando l'accredine, spesso si aggiunge che con un maggior rigore, dentro e fuori del campo, probabilmente l'Olanda non sarebbe rimasta una squadra bella e incompiuta [5] e che alla fin fine quello che conta sono i risultati.

La "A" cerchiata, uno dei simboli del movimento anarchico

Essi però non comprendono che, forse, proprio quel clima libertario che si respirava in campo e fuori ha permesso ad una piccola nazione come l'Olanda (13 milioni di abitanti) di tirar fuori campioni così grandi, come mai ne ha avuto nella sua lunga storia. Inoltre, la stessa FIFA [6] nel 1999 ha riconosciuto la grandezza di Rinus Michels nominandolo allenatore del secolo.

Caro tifoso, anarchia è...

Ora tu, che hai avuto la pazienza di leggere sin qua, e forse avevi anche un'idea stereotipata del pensiero anarchico, sai esattamente cos'è l'anarchia: autogestione, libertà individuale, rispetto delle peculiarità intrinseche di ognuno, costruzione di una società in cui ciascuno esalta la propria individualità nel rispetto di quella altrui, ecc. In poche parole, non assenza di regole è l'anarchia, ma condivisione delle stesse senza autorità che impongono una gerarchizzazione discriminatorie della società (classismo, razzismo, sessismo).

Sia chiaro, con questo non intendo dire che quei calciatori olandesi fossero degli anarchici, ma che, forse anche inconsapevolmente, svilupparono entro la squadra rapporti interpersonali con evidenti venature libertarie. Quindi, amico tifoso, ogni volta che qualcuno dirà che la tua squadra del cuore va male perché “troppo anarchica”, tu potrai risponder loro: «Magari fosse veramente anarchica!».

Note

  1. Nella marcatura a uomo il difensore prende in consegna un avversario e lo segue in qualsiasi zona del campo (il difensore quindi quasi non partecipa al gioco effettivo della squadra poichè tutto il suo lavoro è finalizzato a distruggere quello altrui). Nella marcatura a zona invece il difensore prende in consegna una determinata zona del campo e "marca" coloro che passano per quella zona (il difensore tende a partecipare maggiormente al gioco offensivo della squadra).
  2. Fenomenologia di Fabio Capello, teocon berlusconiano
  3. Il fascista Capello carica la nazionale inglese con un video dall'Afganistan
  4. Nel 1978 alla guida dell'Olanda non c'era più Rinus Michels bensì Hernst Happel, un tedesco che più o meno ricalcò le ombre del suo predecessore. I mondiali argentini inoltre furono notevolmente inficiati dalle influenze esercitate dalla dittatura dei colonnelli sulla FIFA e quindi sugli arbitraggi. C'è inoltre da aggiungere che anche la fortuna non fu dalla parte degli olandesi perché al 90° della finale, con il risultato sull'1-1, l'olandese Rensebrick mancò il gol della vittoria prendendo il palo a portiere battuto. Le squadre andarono ai supplementari e l'Argentina si impose per 3-1
  5. A metà degli anni '80 Michels tornerà a guidare la nazionale olandese e la condurrà alla vittoria dei campionati europei del 1988.
  6. L'organo mondiale che guida il gioco del calcio e i suoi "affari".

Voci correlate

Collegamenti esterni