Giovanni Mariga

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Giovanni Mariga

Giovanni Mariga (Padova, 24 settembre 1899 - Carrara, 16 novembre 1979), comunemente noto come "il Padovano", è stato un anarchico e un antifascista italiano.

Biografia

Giovanni Mariga nasce a Padova il 24 settembre 1899, da Antonio e Carolina Bettella.

Mariga anarchico

I drammatici eventi della Prima guerra mondiale (partecipò alla battaglia sul Piave e nel Trentino) fanno maturare in lui l'interesse per la politica e l'anarchismo:

«Subito dopo la guerra ero ancora bersagliere ed ero stato dislocato con la mia compagnia ad Ancona, nella caserma Villa Rei. Un giorno governanti e generale decisero di mandarci con altre truppe alleate a sedare una rivolta in Albania, ma, giunti al porto, quando gli ufficiali diedero ordine di montare sul piroscafo, noi ritornammo in massa in caserma. In effetti, nei giorni precedenti l'imbarco, alcuni compagni (commilitoni anarchici), avevano portato in caserma, con una di quelel autoblindo che uscivano per la spesa del rancio, Errico Malatesta. Costui, vestito da bersagliere, nonostante i suoi sessant'anni circa, si mise a fare discorsi antimilitaristi: invitò la truppa alla diserzione e condannò tutte le guerre» [1]

Tornato a Padova, Mariga fa la conoscenza di un cameriere triestino che lo introduce nel mondo dell'anarchismo facendogli leggere numerose riviste e pubblicazioni apposite. Divenuto definitivamente anarchico, partecipa a varie azioni antifasciste che gli costeranno circa sedici anni di carcere tra il 1922 e il 1943.

La resistenza antifascista

Dal giugno 1944, mese in cui esce dal carcere di Massa dove era detenuto, combatte nella Brigata Elio Wochiecevich [2] [3], formazione legata alla brigata Lunense, in cui vi militavano molti anarchici, diviene vice comandante di sezione di tale brigata. In seguito passa alla BRT Garibaldi di Carrara, comandata da "Memo". Nella stessa zona le brigate anarchiche erano assai numerose: oltre alle già citate, c'erano pure il battaglione Lucetti e la "Brigata anarchica Michele Schirru", che agivano frequentemente di concerto. Nella stessa BRT Lunense combatteva come comandante di sezione anche un altro anarchico, Sergio Ravenna.

Dopo il 4 gennaio 1945, Mariga passa la Linea Gotica ed entra nella Special Force di Firenze, in particolare fa parte del gruppo sabotatori "Tullio". Partecipa a numerose azioni antifasciste, tra cui quella dell'8 novembre 1944 a Carrara (in tale azione, fu uccisa una spia e numerosi militari tedeschi):

«8 novembre '44: a Carrara, la mattina dell'8 novembre Giovanni Mariga “Il padovan”, partigiano della formazione Elio, su disposizioni del CPLN e del Comando di Brigata uccide una donna rea di aver fatto la spia e provocato l'arresto di 18 antifascisti nei giorni precedenti. È la scintilla che fa esplodere la città. Le formazioni della Muccini apuana, [che poi prese nome Gino Menconi dal comunista Gino Menconi caduto in combattimento] nei due giorni successivi, occupano la città. Le due parti, entrambe impossibilitate a tenerne stabilmente il controllo, si incontrano e trovano l'accordo in base al quale Carrara è proclamata come una sorta di “città aperta”. Viene concordato uno scambio di prigionieri, la libertà di movimento in città, sono stabilite le rispettive zone d'influenza, e i tedeschi garantiscono l'approvvigionamento della città». [4]

Alcune azione di Mariga e compagni [5]

Resoconto di alcune azioni del gruppo di Mariga: nel giugno del 1944 la brigata "Elio" attacca il carcere di Massa e libera più di cinquanta prigionieri, tra cui Belgrado Pedrini, Giovanni Zava e Giorgi. Nel novembre seguente, Elio Wochiecewich e "Padovan" (Giovanni Mariga), travestiti da militari tedeschi, bloccano una colonna di camion nazisti in transito sulla via Aurelia, disarmano i soldati e liberano immediatamente i prigionieri (tra cui un prete). Il travestimento da soldati tedeschi genera molta confusione tra i nazisti, che non comprendono quali siano i veri tedeschi e quali i finti, da cui nasce un conflitto a fuoco tra loro stessi, mentre i partigiani e i prigionieri si allontanavano senza problemi.

In seguito, dopo la liberazione di Carrara, Mariga entra a Sarzana e La Spezia, precedendo gli alleati, e partecipa alla cattura di 125 tedeschi.

Le azioni compiute da Mariga e compagni furono possibili grazie ad un cospicuo armamentario, frutto soprattutto di molti furti compiuti ai danni dei nazifascisti, di cui lo stesso Elio ne fece il seguente inventario:

  • 2 mitragliatrici pesanti Breda con 20.000 cartucce
  • 4 fucili mitragliatori con 5000 cartucce
  • 2 mitragliatrici leggere tedesche con 3000 colpi
  • 7 pistole tedesche automatiche
  • 12 fucili mitragliatori Beretta
  • 15 Sten (fucile mitragliatore corto che per sue caratteristiche era in gran uso fra le Brigate Partigiane )
  • 40 fucili tedeschi Mauser
  • 50 moschetti Model 41
  • 15 15 fucili modello 41
  • 200 bombe a mano
  • 200 mine anticarro
  • 50 chili di tolite fuso con innesco
  • 200.000 cartucce varie.

Il dopoguerra ed i partigiani in carcere

Mentre si consumava l'ignobile "rappacificamento" voluto dall'allora Ministro della Giustizia Palmiro Togliatti, che tramite amnistie e cavilli vari permise a criminali di guerra come Mario Roatta, già condannato a morte per i misfatti della ex-Jugoslavia, non solo di sfuggire alla giusta punizione ma pure di diventare presidente del risorto partito fascista, ovvero l'MSI (Movimento Sociale Italiano), proseguiva la caccia al partigiano da parte degli organi di repressione dello Stato capitalista italiano.

Emblematica fu la vicenda capitata all'ex-comandante comunista Francesco Moranino, poi divenuto parlamentare, che nel 1955 fu accusato di omicidio plurimo aggravato e continuato ed occultamento di cadavere in riferimento alla cosiddetta Strage della Missione Strassera (un regolamento di conti tra bande partigiane di diverso colore politico; uno dei fucilati risultava legato alla X MAS similmente ai fatti inerenti Eccidio di Porzus e non è mai stato chiarito se fosse un traditore dei partigiani od un transfuga della X MAS [6] [7]) Moranino potè tornare a morire in Italia solo dopo lunghi anni di esilio in Ceccoslovacchia e dopo esser stato scagionato da ogni accusa. Il suo caso fu però ampiamente strumentalizzato dai democristiani in chiave anticomunista.

La stessa cosa capitò anche a Giovanni Mariga e a Belgrado Pedrini, seppur non con la stessa risonanza mediatica: nell'immediato dopoguerra Mariga viene infatti accusato con altri 4 compagni anarchici di aver giustiziato un ex segretario fascista di Santo Stefano Magra. Processato e condannato prima a 20 anni di carcere e poi all'ergastolo in appello,, Mariga si dichiarerà sempre estraneo ai fatti imputatogli (visto il valore dell'uomo, c'è da pensare che se fosse stato colpevole" non avrebbe avuto remore a dichiararsi tale). Dopo 22 anni di carcere, Sandro Pertini, notissimo comandante partigiano socialista ed allora presidente della camera dei deputati, gli concede la grazia [8]. Tornato a Carrara con Belgrado Pedrini, Giovanni Zava e Sergio Ravenna, Mariga fonda il "circolo anarchico Bruno Filippi" proseguendo la sua azione politica anarchica.

Giovanni Mariga muore in un incidente stradale nel novembre 1979 [9].

Caratteristiche della lotta partigiana della zona

Un grande merito della lotta antifascista in Lunigiana e nel carrarese fu l'unione delle varie forze nemiche del regime, che anteposero l'importanza della resistenza partigiana alle loro specifiche caratteristiche ideologiche. Un altro esempio di unificazione delle forze antifasciste si ebbe nella XIII° zona operativa nel piacentino, di cui l'anarchico Emilio Canzi, il notissimo "colonnello anarchico", ne ebbe il comando. Nelle zone in cui gli antifascisti di varie tendenze operarono in sintonia, si ebbero casi di anarchici posti a comando di brigate comuniste e viceversa. Un altro esempio a tal proposito fu quello di Ugo Mazzucchelli, anarchico ma collegato al CLN e poi massimo dirigente locale dell'ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia), che fu di tendenza socialcomunista.

«Davanti all'esigenza di porre fine al più presto alla guerra fascista gli antifascisti apuani seppero comporre le diversità e le divergenze politiche, così che anarchici, socialisti, comunisti, repubblicani e cattolici si ritrovarono nelle file delle due brigate “Gino Menconi” e “Patrioti Apuani”, nelle Squadre di Azione Patriottica (SAP) della Federazione Anarchica Italiana (FAI) e nelle tante formazioni che operarono sulle Apuane e lungo il litorale. Ma quanto la resistenza apuana fosse un fatto popolare è dimostrato dalla manifestazione organizzata dalle donne di Carrara davanti all'ordine tedesco di evacuazione della città, manifestazione che costrinse il comando nazista a rinunciare ai suoi propositi. Quanto i nazifascisti temessero il movimento partigiano apuano lo si può dedurre dalla ferocia con la quale cercarono di stroncarlo, privandolo dell'appoggio popolare: la tragica marcia del maggiore Reder, iniziata il 12 agosto 1944 a Sant'Anna di Stazzema e conclusasi a Marzabotto il 1 ottobre dopo aver coperto di sangue le Apuane ed Appennino, doveva seminare il terrore nelle popolazioni e fra i partigiani, ma ottenne l'effetto contrario.» [10]

Note

  1. Memorie autobiografiche, Pedrini, pag. 70
  2. Elio Wochiecevich, disertore di origini goriziane
  3. Gli anarchici contro il fascismo (paragrafo Difesa di Carrara)
  4. Archivi della Resistenza
  5. Introduzione all'edizione italiana di «Nous fûmes les rebelles, nous fûmes les brigands... » di Belgado Pedrini (éd. Mutines Séditions, 144 pagine, novembre 2005), pp. 17-28
  6. Strage Missione Strassera
  7. La Decima MAS, uno dei più feroci organismi militari antipartigianiche attive, la ritroviamo agire nell'immediato dopoguerra in Sicilia in combutta con mafiosi e apparati vari dello Stato
  8. Alcuni sostengono che a Mariga fu assegnata la medaglia al valore per le sue azioni partigiane e che egli, coerentemente con le sue idee, la rifiutò sdegnosamente. Il Dizionario biografico degli anarchici italiani non ne fa invece riferimento e sostiene che la medaglia non gli fu assegnata in quanto ergastolano, anche se Mariga mai l'aveva sollecitata.
  9. Curiosamente, diversi capi partigiani, sia comunisti che anarchici, sono state vittime di incidenti stradali: ad esempio, Ilio Barontini e Emilio Canzi.
  10. Resistenza toscana

Bibliografia

  • L'espresso, Volume 32, Numeri 26-29
  • Renzo Vanni, Trent'anni di regime bianco; Pagina 334
  • Sovversivi agli atti: gli anarchici nelle carte del Ministero dell'interno; Pagina 91
  • Sandro Zanotto, La Venere del Buttini: diario anarchico '66-'67
  • I. Rossi, Giovanni Mariga, in Dizionario biografico degli anarchici italiani, Tomo II, Pisa, BFS, 2004, pp. 94-95

Collegamenti esterni