Revisionismo del marxismo

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Il tedesco Eduard Bernstein (1850-1932) origina² il revisionismo entro il marxismo, ritenendo sbagliate le teorie secondo cui si sarebbe giunti rivoluzionariamente alla società comunista. Auspicando invece lente e progressive riforme sociali divenne il padre della socialdemocrazia europea.

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Con revisionismo si indica, all'interno della storia del movimento socialista di impostazione marxista, il processo storico di revisione dei principi fondamentali delle concezioni politico filosofiche marxiane derivate dai suoi studi storici e sociali e che vedono nella strutturazione sociale delle entità statuali esistenti in un certo periodo storico, e nei loro inevitabili contrasti e conflitti, così come nei loro riflessi in tutti gli altri ambiti di una certa rilevanza materiali e ideologici, il principale fattore dei mutamenti storici.

Per la storia delle organizzazioni autenticamente antisistemiche, della loro sistematizzazione e coerenza teorica e soprattutto delle loro relative prassi politiche in uno spirito coerentemente libertario, la tematica nota come "revisionismo" è di un'estrema importanza. L'evento infatti, verificatosi all'interno di quella II Internazionale, sorta dopo la scomparsa della I Internazionale in cui si erano scontrate soprattutto le componenti anarchiche e quelle marxiste e che avevano avuto quali principali protagonisti i fondatori del cosiddetto socialismo scientifico Karl Marx e Friedrich Engels e Michail Bakunin ed i suoi principali sostenitori, le gravi incomprensioni che si erano verificate in quel periodo sia nei dibattiti all'interno dei vari congressi e sia soprattutto sui rispettivi organi di stampa e opere teoriche, portarono ad una grave frattura tra queste due importanti componenti del socialismo europeo che da allora non ha più ritrovato una seria ricomposizione, se non sporadicamente.


Come è spesso poi accaduto nel corso della lunga storia del marxismo, i fattori principali di un suo deterioramento proprio da parte di coloro che se ne proclamavano i maggiori se non autentici e più autentici rappresentanti, fu dovuto alla congiuntura storica interpretata acriticamente come sempre in modo meccanicistico, come dato oggettivo incontrovertibile e ovvio, e cioè la fine dell'inasprimento dei conflitti di classe e dell'impoverimento generale della società, che secondo i maggiori esponenti revisionisti rendevano appunto urgente e necessario un adeguamento teorico e politico del marxismo alla luce dei nuovi dati storici emersi nell'arco degli ultimi due decenni.

Il marxismo professato dai maggiori partiti della II Internazionale, a causa di complessi eventi a cui non furono del tutto estranei sia Marx e soprattutto Engels, che sopravvisse al primo più di un decennio e che quindi lo rappresentò proprio nella sua fase torica di massima influenza teorica e politica, era scaduto nel corso della sua affermazione in senso politico elettorale, in una scolastica democraticistica e oggettivamente filosistema del regime parlamentare identificato semplicisticamente come "democrazia".

La storica controversia di ampia portata storica per il futuro del marxismo in quanto teoria critica e nota con il nome anodino di "dibattito sul revisionismo" rappresentò di fatto l'abbandono di ogni prospettiva di superamento del sistema capitalistico di cui i suoi teorici sottolineavano acriticamente, senza argomenti convincenti e fondati teoricamente e storicamente, l'assoluta validità del sistema elettoralistico identificato semplicisticamente come "democrazia", da perfezionare in modo indefinito e considerato in grado al momento opportuno, e cioè a seguito di un ipotetico "crollo del capitalismo" da verificarsi in un futuro nebuloso, di gestire il trapasso alla società senza classi.

Rosa Luxemburg, rivoluzionaria nemica del revisionismo

Una serie di fattori interni ai movimenti socialisti, legati soprattutto al loro peculiare processo di formazione di partiti di massa a partire da precedenti formazioni spesso nemmeno socialiste, o professanti un socialismo molto indefinito e di natura prevalentemente corporativo ed esterni ad essi, e concernenti i macro contesti dell'epoca, soprattutto le congiunture socio-economiche e politico-diplomatiche, che non mancarono di incidere tutte profondamente sul piano delle analisi teoriche e quelle pratico politiche.

Se l'epoca compresa tra la Comune di Parigi (1870-71) e la soppressione delle leggi antisocialiste nel 1890, in vigore sin dal 1878, a seguito della caduta del cancelliere che le aveva promosse cogliendo l'opportunità offertagli da due falliti attentati nei confronti dell'imperatore Guglielmo I, vide la formazione e l'ascesa di organizzazioni partitiche che si rifacevano al marxismo; quella successiva alla fine della grande depressione (1873-1895) ne vide invece la rapida affermazione in tutta Europa. È in questo contesto storico che si verificò la rapida formazione di una ideologia volta a revisionarne i principi fondanti della concezione del materialismo storico e della necessità di superamento del capitalismo per edificare una società autenticamente socialista, cioè realmente democratica e gestita dai produttori attraverso l'autogestione degli strumenti di produzione e quindi della vita quotidiana. Il Partito socialdemocratico tedesco fu il centro di irraggiamento di questa svolta che conobbe delle variazioni a seconda delle tradizioni politiche dei paesi che l'accolsero più o meno positivamente e le cui reazioni a questa pretesa innovazione pratico teorica del marxismo ne determinarono in futuro significativi processi di recupero in senso antagonistico o una sua totale degenerazione o abbandono di fatto.

La conseguenza più importante di quest'abbandono dello spirito critico ed antagonistico del marxismo da parte delle organizzazioni che si erano proclamate loro sostenitrici fu sopratutto il costituirsi di correnti critiche al loro interno che ne denunciarono il cedimento ideologico e politico di fronte al sistema capitalistico dovuto ad un processo di integrazione sociale dell'apparato partitico così come anche di quelli dei sindacati e delle società cooperative legate ideologicamente ad esso nonché dei rappresentanti politici eletti nelle amministrazioni comunali come sindaci o consiglieri comunali, che erano così diventati espressione politica di rappresentanza di quegli strati di lavoratori che potevano usufruire, soprattutto in qualità di lavoratori specializzati, di lavori migliori e per periodi indeterminati e salari più alti rispetto alla grande massa dei lavoratori generici.

Le organizzazioni politiche affiliate alla II Internazionale reagirono in modi diversi a questo nuovo corso politico ideologico. In Germania, dove non soltanto esisteva il più potente partito marxista del mondo ma dove il revisionismo stesso era sorto come prassi politica partitica ed era stato teorizzato soprattutto da Eduard Bernstein con la pubblicazione di I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia del 1899, suscitò una opposizione molto forte che si concentrò in un primo tempo intorno alla figura di Karl Kautsky e che videro come principali oppositori Alexander Helphand e soprattutto la polacca Rosa Luxemburg che nel suo celebre opuscolo Riforma sociale o rivoluzione? attaccò veementemente le tesi propagandate da Bernstein sulla rivista Neue Zeit a partire dal 1895, cioè, e non a caso, poco dopo la morte di Engels.


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