Formazioni di Difesa Proletaria

Da Anarcopedia.
(Reindirizzamento da Formazioni di difesa proletaria)

Le formazioni di difesa proletaria furono formazioni combattenti di opposizione al Fascismo nate spontaneamente in special modo tra il 1920 ed il 1922 e poi organizzate militarmente come fronte unito. La trasformazione avvenne, in particolare e per la gran parte, fra il 1921 ed il 1922.

Formazioni di difesa proletaria

Organigramma formazioni di difesa proletaria

La nascita delle formazioni di difesa proletaria è contestuale, in un certo senso, alla divulgazione, da parte di Benito Mussolini, del programma dei fasci di combattimento (il Manifesto dei Fasci italiani di combattimento[1]) in cui era sviluppata solo la seconda parte del programma di San Sepolcro.

Antagonismo allo squadrismo

All'interno della vicenda delle formazioni di difesa proletaria, un caso di particolare rilevanza fu, anche per il nome che portava, quello riguardante Filippo Corridoni, sindacalista rivoluzionario, poi interventista convinto di cui il fascismo si appropriò del ricordo facendolo diventare un'icona del regime stesso. Il contesto storico era quello del forte sviluppo registrato dall'interventismo di sinistra nel parmense. In seno a questo sviluppo era nata la Legione Proletaria intitolata a Corridoni che mantenne la propria autonomia nella difesa di Parma del 1922 combattendo al fianco degli Arditi del Popolo e destando, almeno in parte, stupore per la presa di posizione dello stesso Benito Mussolini. Dall'assalto da parte di squadristi e gruppi di Arditi della camera del Lavoro di Milano ha inizio il percorso che porta - nel 1922 - alla spaccatura dell'associazione degli Arditi d'Italia, con la fondazione degli Arditi del Popolo, organizzazione paramilitare antifascista di fronte unito a forte componente comunista ed anarchica. Le formazioni di difesa proletaria danno vita nel biennio rosso all'occupazione delle fabbriche di Torino[2].

Le varie formazioni antifasciste, nate spontaneamente e legate alle posizioni politiche di partito, per far fronte allo squadrismo, sebbene potessero contare su uomini che forti dell'esperienza avuta nella prima guerra mondiale sapevano usare le armi) si dimostrarono talvolta ingenue nell'arte militare e la sconfitta delle Guardie Rosse di Torino (di periodo precedente), in parte ne è una testimonianza. Anche per questo motivo tali formazioni si coagularono attorno agli Arditi del Popolo, anche attirate da capi miltari efficienti provenienti dagli Arditi quali Argo Secondari, Vincenzo Baldazzi, Alberto Acquacalda, o dai ranghi degli ufficiali dell'esercito come Antonio Cieri, Guido Picelli, Gaetano Perillo, Alceste De Ambris, Emilio Lussu, tutti valorosi ex combattenti della prima guerra mondiale, spesso pluridecorati fra i quali ve ne erano alcuni che avevano partecipato all'Impresa di Fiume in posizione di grandissimo rilievo come Alceste De Ambris, che ritroveremo nella difesa di Difesa di Parma del 1922 come comandante della Legione Proletaria Filippo Corridoni anche se sostituito momentaneamente al comando da Vittorio Picelli, fratello di Guido Picelli.

Gli Arditi del Popolo

L'ingresso sulla scena degli Arditi del Popolo provocò anche un cambio di tattica militare con l'utilizzazione anche dell'attacco preventivo: se si sapeva che era in preparazione un colpo di mano squadrista si provvedeva al rigido inquadramento militare degli uomini in centurie, ovvero in battaglioni secondo tecniche prettamente militari, e si attaccava per primi. La bandiera degli Arditi del Popolo maggiormente conosciuta è quella dei battaglioni o centurie di Civitavecchia, utilizzata anche nel resto d'Italia, su tale bandiera è raffigurata un'ascia che spezza un fascio littorio.

La tattica arrendevole del Partito Socialista e del Partito Repubblicano, che li disconobbe (punto 5 del patto di riappacificazione accettato dai fascisti e da questi ultimi mai applicato ma utilizzato per spaccare la sinistra); il settarismo della maggioranza del gruppo dirigente del Partito Comunista d'Italia (Antonio Gramsci era per contro attento al fenomeno e propenso all'appoggio), che contravvenne alle indicazioni dell'Internazionale, e le persecuzioni messe in atto da Ivanoe Bonomi impedirono l'adeguato sviluppo della nuova struttura militare antifascista. Non è da trascurare il non completo e necessario appoggio corale da parte anche della base non combattente aderente ai partiti in questione che rimase confusa dalle prese di posizione dei dirigenti.

I militanti dei succitati partiti continuarono comunque ad aderire all'organizzazione militare antifascista. Molti storici che si sono occupati del convulso periodo storico affermano che le formazioni di difesa proletaria, una volta organizzate come negli Arditi del Popolo, avrebbero potuto fermare il fascismo sul suo terreno, quello dello scontro armato (ad esempio ne tratta approfonditamente Tom Behan[3]).

Gruppi per connotazione politica e zona operativa

Formazioni di difesa proletaria operanti prima del luglio 1921

  • Abbasso la legge: anarchici (Carrara)
  • Gruppi Arditi Rossi, o semplicemente Arditi Rossi: socialisti, poi comunisti (Venezia Giulia) di Vittorio Ambrosini, capitano degli Arditi, vicino all'ambiente futurista, personaggio singolare che attraverserà  lo scenario combattentistico di entrambi i conflitti mondiali, fonda con Giuseppe Bottai, Mario Carli, ed altri la "Associazione fra gli Arditi d'Italia" e segue Argo Secondari nella scissione che da vita agli Arditi del Popolo, dai quali Giuseppe_Bottai prende le distanze.
  • Gruppi rivoluzionari di azione: anarchici e socialisti (Torino e centri industriali dintorni)
  • Guardie Rosse [4]: socialisti, poi comunisti (Empoli, Torino, Alessandria [5] e centri industriali dei dintorni) ad Empoli è importante il meccanismo di provocazione (poi ripetuto innumerevoli volte) messo in atto da organi istituzionali d'accordo con i fascisti
  • Squadre di azione antifascista: anarchici e comunisti (Livorno)
  • Centurie proletaria: comunisti e socialisti (Torino)
  • Figli di nessuno: anarchici (Genova, Vercelli, Novara)
  • Lupi Rossi: socialisti (Genova)

Personaggi di spicco - riguardanti prettamente le zone di Genova, Vercelli e Novara, importanti per la storia dell'antifascismo, sono stati il genovese Gaetano Perillo ed il vercellese Francesco Leone[6], che successivamente saranno fra i fondatori del fronte unito Arditi del Popolo nelle zone citate. La loro rilevanza storica è dovuta sia al loro impegno politico - che attraversa praticamente mezzo secolo ed oltre - sia come memoria storica (che nel caso di Perillo assume le dimensioni di uno dei maggiori storici del movimento operaio genovese).

Formazioni di difesa proletaria operanti dall'estate del 1921 all'autunno del 1922

  • Arditi del Popolo:fronte unito (nazionale)
  • Legione Arditi Proletari Filippo Corridoni (Legione Proletaria Filippo Corridoni): repubblicani, socialisti rivoluzionari, sindacalisti rivoluzionari (Parma)
  • Arditi Ferrovieri: fronte unito riconducibile a battaglione/i Arditi del Popolo (Milano e dintorni)
  • Centurie proletarie: fronte unito riconducibile a battaglione/i Arditi del Popolo (basso Friuli)
  • Ciclisti Rossi: socialisti, comunisti, anarchici fronte unito riconducibile a battaglione/i Arditi del Popolo (Cremona e provincia, Venezia Giulia)
  • Corpo di Difesa Operaia: fronte unito riconducibile a battaglione/i Arditi del Popolo (Torino e centri industriali dintorni)
  • Guardie Rosse Volanti: fronte unito riconducibile a battaglione/i Arditi del Popolo:comunisti e socialisti (Crema e dintorni)
  • Squadre Comuniste d'Azione: comunisti (Italia nord-occidentale)
  • Squadre Difesa Proletaria: anarchici e comunisti (Fermo)
  • Squadre Azione Repubblicana: repubblicani (Romagna, Marche; zone di intensa attività  furono anche il Lazio, e specificatamente Roma: forte fu la presenza di tale organizzazione dopo la scissione avvenuta nella capitale fra gli Arditi ed avendo la città  stessa una forte tradizione insurrezionale. Anche la zona di Bari, dove agiva Giuseppe Di Vittorio, in quanto pur essendo generalmente riportate le formazioni di difesa proletaria come Arditi del Popolo, nella realtà  l'insieme dei combattenti antifascisti in quell'area era più complessa).

Altre regioni in cui le formazioni di difesa proletaria furono attive sono state l'Emilia-Romagna e le Marche per tradizione storica in gran parte insurrezionalistiche ed anarchiche ( Settimana Rossa e cosiddetta rivolta dei bersaglieri[7]).

Occorre ricordare anche la tradizione antifascista di Livorno con il pluridecorato della prima guerra mondiale tenente Quagliarini e dei suoi Arditi del Popolo, tutt'oggi ricordati nella città  toscana.

Bibliografia

  • AA.VV., Dietro le barricate, Parma 1922, testi immagini e documenti della mostra (30 aprile - 30 maggio 1983), edizione a cura del Comune e della Provincia di Parma e dell'Istituto storico della Resistenza per la Provincia di Parma
  • AA.VV., Pro Memoria. La città , le barricate, il monumento, scritti in occasione della posa el monumento alle barricate del 1922, edizione a cura del Comune di Parma, Parma, 1997
  • Pino Cacucci, Oltretorrente, Feltrinelli, Milano, 2003
  • Luigi Di Lembo, Guerra di classe e lotta umana, l'anarchismo in Italia dal Biennio Rosso alla guerra di Spagna (191-1939), edizioni Biblioteca Franco Serantini, Pisa, 2001
  • Eros Francescangeli, Arditi del popolo, Odradek, Rom, 2000
  • Gianni Furlotti, Parma libertaria, edizioni Biblioteca Franco Serantini, Pisa, 2001
  • Marco Rossi, Arditi, non gendarmi! Dall'arditismo di guerra agli Arditi del Popolo, 1917-1922, edizioni Biblioteca Franco Serantini, Pisa, 1997
  • Luigi Balsamini, Gli arditi del popolo. Dalla guerra alla difesa del popolo contro le violenze fasciste, Galzerano Ed., Salerno.
  • Tom Behan, The Resistible Rise of Benito Mussolini
  • Roberto Carocci, Roma sovversiva. Anarchismo e conflittualità  sociale dall'età  giolittiana al fascismo (1900-1926), Odradek, Roma 2012.

Personalità  legate alle Formazioni

Voci correlate

Collegamenti esterni

Note



Il testo italiano di questo articolo è stato tratto in parte dalla versione italiana di Wikipedia