Emilio Covelli

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Emilio Covelli

Emilio Covelli (Trani, 5 agosto 1846 – Nocera Inferiore, 15 agosto 1915) è stato un anarchico italiano. Fu insieme a Carlo Cafiero (di Barletta) uno dei più importanti esponenti italiani del movimento anarchico del Meridione, aderendo alla Federazione Internazionale dei Lavoratori.

Biografia

Emilio Covelli nasce a Trani il 5 agosto 1846 in una famiglia borghese, suo padre (Francesco Paolo) era avvocato. Studia in una scuola religiosa (seminario) di Molfetta dove avrà Carlo Cafiero come compagno di classe che lo descrive con queste parole:

« ...al seminario, ove fummo educati insieme, egli riportò sempre il primo premio... Non solo non lo ricordo mai punito, ma mi sembra che egli imponesse una specie di rispetto e di riverenza ai superiori stessi. Parco nel parlare e nel gestire, egli possedeva la bella moderazione di un carattere mite, dolce, uguale, costante... La sua nera figura, angolosa e rannuvolata, il suo sguardo sospetto e scrutatore, e persino il mutismo delle sue labbra, son tutte cose che incutono soggezione» [1]

Prosegue i suoi studi di diritto all'Università di Napoli poi va a perfezionarli a Heidelberg e a Berlino, frequentando le lezioni di Eugen Dühring, teorico di un socialismo non materialista e non classista e quindi in polemica con Marx e con Engels. Si interessa all'economia politica e al socialismo utopistico di Saint-Simon, Fourier e Owen. Di ritorno in Italia, aderisce all'Internazionale insieme a Cafiero e Malatesta; partecipa alla ricostruzione della sezione napoletana (dissolta dalla polizia nel 1871) e collabora al giornale La Campana.

Nel 1877, implicato per complicità nel movimento insurrezionale del Matese, sarà imprigionato per un periodo.[2] Liberato, crea il giornale L'Anarchia, ma i primi numeri saranno sequestrati dalla polizia. Membro della Federazione italiana della A.I.T, è di nuovo arrestato e, l'11 luglio 1879, passa davanti il tribunale di Genova dove viene prosciolto.

Liberato, si rifugia in Francia per sfuggire a un altro processo (dove sarà condannato in contumacia a 10 mesi di prigione). Ritrova Carlo Cafiero a Parigi, e partono insieme per Londra dove faranno uscire, il 17 novembre 1880, il giornale Redattori della Lotta! dove espone la sua critica al parlamentarismo:

«Io credo che la rivoluzione non è l'organizzazione, in modo più o meno pacifico e legale, di un esercito che, all'ordine di uno o più capi, deve poi marciare all'assalto. In nessun paese la classe operaia è organizzata come in Inghilterra e non è meno preparata alla rivoluzione. La rivoluzione, per me, è l'azione continua di eccitamento e di perpetrazione di ogni specie di reati contro l'ordine pubblico».[1]

Nel 1881, è in Svizzera e pubblica a Ginevra la rivista anarchica I Malfattori. Durante una manifestazione tenuta a Parigi il 30 ottobre 1883, inveisce contro Andrea Costa, divenuto parlamentare, definendolo «un rinnegato che ha accettato di essere deputato e triunviro della democrazia, mentre io ho rifiutato tutto, ed ho bramato la miseria, le persecuzioni, le calunnie per restare ciò che sono»[1].

A partire dal 1885, inizia a dare segni di malattia psichiatrica. Viaggia in seguito a Corfù a Costantinopoli poi torna in Svizzera, fermandosi principalmente a Ouchy, dove prosegue la sua attività militante ed entrando in conflitto dialettico con il gruppo I ribelli futuri di Neuchâtel, «a proposito di due sue proposte: una relativa alla “socializzazione della terra” intesa come “rivendicazione parziale” da portare avanti indipendentemente dai fini ultimi e generali che restano il comunismo e l'anarchia; l'altra per una maggiore attenzione ai problemi della società italiana “proponendo qualche provvedimento d'immediata attuazione, qualche mezzo eroico che valga a far cessare lo spettacolo vergognoso dei poveri italiani divenuti i pezzenti del mondo”» [3]

Inesorabilmente la sua malattia si aggrava, Covelli è internato dal 1892 al 1894 rimane nel manicomio di Aversa. nel 1908 rientra in Svizzera per incontrre i vecchi compagni, ma viene fermato a Locarno e nel gennaio seguente a Zurigo, dove gli viene contestato il mancato rispetto del decreto di espulsione di Locarno. Dal 1909 al 1913 si trova ricoverato a Como.[3] Come il suo amico Cafiero, finisce la sua vita all'ospedale psichiatrico di Nocera Inferiore il 2 novembre 1915.

Trani lo ricorda con una targa commemorativa sulla facciata del Palazzo Covelli che riporta una sua frase: «Non mi vendo né ai governi né ai partiti. Ho bramato miserie persecuzioni calunnie. Ho rifiutato tutto. Resto ciò che sono. Così parlano gli anarchici.»

Note

  1. 1,0 1,1 1,2 Treccani.it
  2. Damiani, Franco, Carlo Cafiero nella storia del primo socialismo italiano, Jaca Book, Milano 1974.
  3. 3,0 3,1 Cantiere biografico degli anarchici in Svizzera

Opere

  • L'economia politica e la scienza, 1874
  • Economia e Socialismo (pubblicato nel 1908).

Voci correlate