Coerentismo e Antigeneticismo (di Geppino Occorsio): differenze tra le versioni
K2 (discussione | contributi) |
K2 (discussione | contributi) |
||
| (3 versioni intermedie di uno stesso utente non sono mostrate) | |||
| Riga 47: | Riga 47: | ||
I coerentisti credono che non possano esistere elementi incontrovertibili da opporre alle altre religioni. In tutte, i presupposti sono scelti sempre arbitrariamente e costituiscono la base della fede. Sarebbe quindi grave errore logico ritenere che l'oggetto del proprio credo abbia il carattere della verità assoluta, rifiutare che '''non esiste alcuna dottrina certa''' e che '''ciascuno è libero di scegliersi degli assiomi conformi al proprio buon senso'''. Chi, resosi conscio di ciò, persevera nel voler imporre agli altri i propri assiomi e la condotta che ne segue, se non è animato da profonda disonestà, sfiora la paranoia. | I coerentisti credono che non possano esistere elementi incontrovertibili da opporre alle altre religioni. In tutte, i presupposti sono scelti sempre arbitrariamente e costituiscono la base della fede. Sarebbe quindi grave errore logico ritenere che l'oggetto del proprio credo abbia il carattere della verità assoluta, rifiutare che '''non esiste alcuna dottrina certa''' e che '''ciascuno è libero di scegliersi degli assiomi conformi al proprio buon senso'''. Chi, resosi conscio di ciò, persevera nel voler imporre agli altri i propri assiomi e la condotta che ne segue, se non è animato da profonda disonestà, sfiora la paranoia. | ||
Con una sistemazione razionale '''si conciliano fede e logica''': basta individuare i principi confessionali, esplicitarli in forma di postulati e sviluppare conseguentemente la teoria religiosa. In ciò la distinzione dal fascinoso [[mito]], che si concreta invece in suggestiva ma palese menzogna. | Con una sistemazione razionale '''si conciliano fede e logica''': basta individuare i principi confessionali, esplicitarli in forma di postulati e sviluppare conseguentemente la teoria religiosa. In ciò la distinzione dal fascinoso [[mito]], che si concreta, invece, in suggestiva ma palese menzogna. | ||
La teoria coerentista presuppone che '''esiste soltanto la verità assoluta della metodologia da seguire nel sistema assiomatico''', cioè: in un procedimento deduttivo i risultati hanno la verità relativa derivante dalla verità delle premesse, relativa perché i presupposti del ragionamento, cioè '''gli assiomi, sono opinabili'''. Peraltro essi, per loro specificità, esprimono convinzioni di cui non si può dare spiegazione razionale; né potrebb'essere altrimenti, perché contrariamente si dovrebbe dare spiegazione di altri assiomi da cui far discendere le convinzioni medesime, con reiterazione senza fine. | La teoria coerentista presuppone che '''esiste soltanto la verità assoluta della metodologia da seguire nel sistema assiomatico''', cioè: in un procedimento deduttivo i risultati hanno la verità relativa derivante dalla verità delle premesse, relativa perché i presupposti del ragionamento, cioè '''gli assiomi, sono opinabili'''. Peraltro essi, per loro specificità, esprimono convinzioni di cui non si può dare spiegazione razionale; né potrebb'essere altrimenti, perché contrariamente si dovrebbe dare spiegazione di altri assiomi da cui far discendere le convinzioni medesime, con reiterazione senza fine. | ||
| Riga 59: | Riga 59: | ||
Talvolta vengono posti certi interrogativi angosciosi, come: «Qual è il fine della vita umana? Qual è il fine dell'universo?». Di fronte a fatti di natura casuale, non dipendenti da soggetti viventi e spesso influenti sulla condizione umana, si può essere spinti a domandarsene il perché, ritenendo quindi che essi mirino alla realizzazione d'un fine, la qual cosa comporta l'esistenza, per ciascuno di tali fatti, di uno o più enti, dotati di volontà e di poteri soprannaturali, propositori e perseguitori di tali fini. Il coerentista non formulerà mai un'ipotesi del genere, contraria al primo assioma; considererà che alla base c'è mera casualità, e non potrà far altro che intervenirvi, se ne ha la facoltà, e assistere all'evolversi dei fenomeni, convinto che non esistono fini, così come si assiste al lancio d'un dado. | Talvolta vengono posti certi interrogativi angosciosi, come: «Qual è il fine della vita umana? Qual è il fine dell'universo?». Di fronte a fatti di natura casuale, non dipendenti da soggetti viventi e spesso influenti sulla condizione umana, si può essere spinti a domandarsene il perché, ritenendo quindi che essi mirino alla realizzazione d'un fine, la qual cosa comporta l'esistenza, per ciascuno di tali fatti, di uno o più enti, dotati di volontà e di poteri soprannaturali, propositori e perseguitori di tali fini. Il coerentista non formulerà mai un'ipotesi del genere, contraria al primo assioma; considererà che alla base c'è mera casualità, e non potrà far altro che intervenirvi, se ne ha la facoltà, e assistere all'evolversi dei fenomeni, convinto che non esistono fini, così come si assiste al lancio d'un dado. | ||
Il convincimento personale sul contenuto di qualunque assioma è, per i coerentisti, frutto dell'abbandono all'emotivo. Tuttavia un esercizio rigorosamente obiettivo delle facoltà intellettive, con adozione di retta metodologia logico-matematica, a lungo andare può modificare l'emotivo, perché in tal modo il buon senso personale, unito al bagaglio di conoscenze acquisite, può indurre a sradicare le credenze ereditate dall'ambiente in cui si è vissuto, se l'illuminazione della scienza ne fa riconoscere l'eventuale natura fantasiosa, artificiosa, finalizzata a fornire sempre e comunque una spiegazione semplice di fatti che invece possono essere ben compresi, ma unicamente sulla base di nozioni complesse che non sono patrimono di tutti e possono diventarlo soltanto attraverso lo studio. | Il convincimento personale sul contenuto di qualunque assioma è, per i coerentisti, frutto dell'abbandono all'emotivo. Tuttavia un esercizio rigorosamente obiettivo delle facoltà intellettive, con adozione di retta metodologia logico-matematica, a lungo andare può modificare l'emotivo, perché in tal modo il buon senso personale, unito al bagaglio di conoscenze acquisite, può indurre a sradicare le credenze ereditate dall'ambiente in cui si è vissuto, se l'illuminazione della scienza ne fa riconoscere l'eventuale natura fantasiosa, artificiosa, finalizzata a fornire sempre e comunque una spiegazione semplice di fatti che, invece, possono essere ben compresi, ma unicamente sulla base di nozioni complesse che non sono patrimono di tutti e possono diventarlo soltanto attraverso lo studio. | ||
Il credo di cui si parla è congeniale ai cultori del sapere scientifico appartenenti ad aree geografiche prevalentemente cristiane, dove, rispettando la logica e la confessione, si è sempre opposta la rivelazione alla ragione, la fede alla scienza. Che fede sarebbe più, si sostiene, quella che ritiene vero ciò che è scientificamente dimostrabile, che è inconfutabilmente attestato da fatti? Sarebbe pura constatazione. D'altronde nelle [[civiltà]] pagane, a sostegno d'un atto di fede nell'esistenza d'una o più essenze superiori [http://it.wiktionary.org/wiki/immateriale immateriali], sono stati sempre addotti dei fenomeni paranormali, che sembrano sfuggire alle leggi normali a base dell'universo, inducendo gli scienziati allo sconcerto e al senso d'impotenza, quando non considerano la presenza d'infatuazione o allucinazione o suggestione. Per un cristiano invece ciò è contraddire la sostanza della fede, che per lui si riassume nella nota espressione: «''Credo quia absurdum''» (non deduco, non constato: ho fede, credo, proprio perché è assurdo, perché esula dalla razionalità). Questa dunque la mentalità che può indurre a essere coertentista. | Il credo di cui si parla è congeniale ai cultori del sapere scientifico appartenenti ad aree geografiche prevalentemente cristiane, dove, rispettando la logica e la confessione, si è sempre opposta la rivelazione alla ragione, la fede alla scienza. Che fede sarebbe più, si sostiene, quella che ritiene vero ciò che è scientificamente dimostrabile, che è inconfutabilmente attestato da fatti? Sarebbe pura constatazione. D'altronde nelle [[civiltà]] pagane, a sostegno d'un atto di fede nell'esistenza d'una o più essenze superiori [http://it.wiktionary.org/wiki/immateriale immateriali], sono stati sempre addotti dei fenomeni paranormali, che sembrano sfuggire alle leggi normali a base dell'universo, inducendo gli scienziati allo sconcerto e al senso d'impotenza, quando non considerano la presenza d'infatuazione o allucinazione o suggestione. Per un cristiano, invece, ciò è contraddire la sostanza della fede, che per lui si riassume nella nota espressione: «''Credo quia absurdum''» (non deduco, non constato: ho fede, credo, proprio perché è assurdo, perché esula dalla razionalità). Questa dunque la mentalità che può indurre a essere coertentista. | ||
====Secondo assioma==== | ====Secondo assioma==== | ||
Il secondo assioma ('''''Lo spirito è una produzione estemporanea del corpo in vita''''') si fonda sul convincimento che quanto si avverte come spirito è continuamente e involontariamente prodotto da ogni organismo volitivo e cosciente, e ciò discende anche dall'osservazione che l'attività dello spirito si svolge con dispendio di [[energia]] – nel senso attribuito alla parola in fisica – e quindi che tale attività è connessa al metabolismo del soggetto, per cui un corpo morto, quindi con metabolismo nullo, non produce spirito. Ne consegue, fra l'altro, la negazione dell'immortalità dell'anima. | Il secondo assioma ('''''Lo spirito è una produzione estemporanea del corpo in vita''''') si fonda sul convincimento che quanto si avverte come spirito è continuamente e involontariamente prodotto da ogni organismo volitivo e cosciente, e ciò discende anche dall'osservazione che l'attività dello spirito si svolge con dispendio di [[energia]] – nel senso attribuito alla parola in fisica – e quindi che tale attività è connessa al metabolismo del soggetto, per cui un corpo morto, quindi con metabolismo nullo, non produce spirito. Ne consegue, fra l'altro, la negazione dell'immortalità dell'anima. | ||
Chi teme la morte ipotizza qualche forma di prosecuzione dell'esistenza dopo il decesso, cosa che non è compatibile col secondo assioma. Il coerentista invece pensa con serenità al fenomeno ineluttabile della fine, perché sa bene che, come di ciò che ha preceduto la nostra nascita nulla ci ha atterrito, giacché non eravamo presenti, così, quando tutto sarà terminato | Chi teme la morte ipotizza qualche forma di prosecuzione dell'esistenza dopo il decesso, cosa che non è compatibile col secondo assioma. Il coerentista, invece, pensa con serenità al fenomeno ineluttabile della fine, perché sa bene che, come di ciò che ha preceduto la nostra nascita nulla ci ha atterrito, giacché non eravamo presenti, così, quando tutto sarà terminato, non potremo avvertire alcunché, non essendo più presenti. Se si teme la fine, certamente si ritiene di dover affrontare dopo di essa un'incognita forma d'esistenza, magari dotata di memoria del vissuto e quindi pure degli ultimi momenti. Secondo il coerentista, invece, non vi sarà più sofferenza, e tanto meno reminiscenza, venendo a mancare il soggetto capace di averle. Ciò non vuol dire che un coerentista, per cui le gioie quotidiane prevalgono sui dolori, resti insensibile alla perdita della possibilità di procurarsi altri momenti felici; ma quando non v'è più speranza di poterne ottenere, invoca la morte liberatrice, senza sgomento. | ||
====Terzo assioma==== | ====Terzo assioma==== | ||