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== '''''«Il buon senso della rivoluzione»''''' di [[Errico Malatesta]] ==
== '''''«[https://amzn.eu/d/01pkyn9Z LA TEORIA ANARCHICA]»''''' di Rudolf Stammler ==
[[File:Ufc.jpg|miniatura|200px|'''''Il buon senso della rivoluzione''''', (''Eleuthera'', [[1999]]), un libro di [[Errico Malatesta]], a cura di [[Giampietro Berti]].]]
[[File:La teoria anarchica.jpg|miniatura|250px|left|Copertina de '''''[https://amzn.eu/d/01pkyn9Z LA TEORIA ANARCHICA]''''' di Rudolf Stammler.]]
Con la divisione tra anarchismo e anarchia, Malatesta cerca di conferire al primo la sua massima valenza realistica e alla seconda la sua più alta espressione etica. Il primo si media con la storia, acquisendo tutti i giudizi di fatto che questa produce nel suo continuo mutamento, la seconda si mantiene contro la storia perché il processo storico non può mai coincidere con i giudizi di valore che l’anarchia esprime. L’anarchia è l’ideale, la meta mai completamente raggiungibile della libertà e dell’uguaglianza, e dunque è tutto ciò che sta alla base dell’agire anarchico; l’anarchismo, invece, costituisce l’insieme teorico-pratico della traduzione di questi valori e di questi
 
motivi nel processo storico e come tale fa da tramite dinamico fra la deduzione mutevole e relativa del presente e gli obiettivi universali del futuro. L’anarchismo può quindi utilizzare e far proprio qualunque strumento di comprensione dell’esistente (se ciò serve per il futuro verso cui si tende), mentre l’anarchia non ha bisogno, per sussistere, di essere «giustificata» da tale spiegazione. Con questa operazione Malatesta sottrae l’idea anarchica da ogni caducità storica, non perché la pone su un piano puramente etico e morale, ma perché proietta i suoi scopi, cioè i suoi valori, oltre la contingenza e il mutamento. Insomma, la deduzione è necessaria per contestualizzare il suo farsi concreto, per individuarne le forze e le tendenze in atto, non per dare spiegazione e giustificazione dell’anarchia, ossia dei motivi ultimi che fanno sussistere l’azione storica dell’anarchismo.
<big>Questa è in assoluto la prima traduzione del libello ''Die Theorie des Anarchismus'' ([[1894]]) del noto giurista tedesco Rudolf Stammler, raro tentativo, da parte del mondo accademico di fine Ottocento, di analizzare la teoria anarchica per metterne in luce l'essenza, la sua caratteristica fondamentale. Da [[Proudhon]] a [[Stirner]], da [[Kropotkin]] a [[Bakunin]], da [[Tucker]] a [[Mackay]], Stammler scandaglia le varie correnti anarchiche, da quelle [[comunismo anarchico|comuniste]] a quelle [[anarco-individualismo|individualiste]], assegnandogli il posto che meritano nelle scienze sociali e mettendo a tacere i luoghi comuni che vogliono l'anarchia figlia del caos, desiderio di violenti e folli, ideale valido nella teoria ma non nella pratica. Può la convivenza sociale basarsi su mere regole convenzionali? È rispondendo a questa domanda cruciale che l'autore anticipa incredibilmente prospettive anarchiche successive, affrontando temi strategici ancora oggi attuali.</big>
La grande divisione epistemologica fra anarchia ed anarchimo è insomma la divisione fra giudizi di fatto e giudizi di valore, fra scienza ed etica. Questa aspirazione umana si pone oltre
ogni valenza razionale e teoretica perché deriva da un sentimento, che è la molla motrice di tutti i sinceri riformatori sociali, e senza la quale l’anarchismo sarebbe un non senso. In quanto aspirazione umana verso la libertà universale, si pone oltre la necessità naturale, come ogni altra necessità storica o scientifica. L’anarchia infatti è una costruzione culturale e il concetto di libertà ne è la massima espressione, nel senso che testimonia la valenza tutta precaria e volontaria di tale conquista.
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Versione attuale delle 13:57, 13 mar 2026

«LA TEORIA ANARCHICA» di Rudolf Stammler

Copertina de LA TEORIA ANARCHICA di Rudolf Stammler.

Questa è in assoluto la prima traduzione del libello Die Theorie des Anarchismus (1894) del noto giurista tedesco Rudolf Stammler, raro tentativo, da parte del mondo accademico di fine Ottocento, di analizzare la teoria anarchica per metterne in luce l'essenza, la sua caratteristica fondamentale. Da Proudhon a Stirner, da Kropotkin a Bakunin, da Tucker a Mackay, Stammler scandaglia le varie correnti anarchiche, da quelle comuniste a quelle individualiste, assegnandogli il posto che meritano nelle scienze sociali e mettendo a tacere i luoghi comuni che vogliono l'anarchia figlia del caos, desiderio di violenti e folli, ideale valido nella teoria ma non nella pratica. Può la convivenza sociale basarsi su mere regole convenzionali? È rispondendo a questa domanda cruciale che l'autore anticipa incredibilmente prospettive anarchiche successive, affrontando temi strategici ancora oggi attuali.