Libertà di stampa

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La libertà di stampa è una delle garanzie che un governo democratico, assieme agli organi di informazione (giornali, radio, televisioni, provider internet) dovrebbe garantire ai cittadini ed alle loro associazioni, per assicurare l'esistenza di una stampa libera, con una serie di diritti estesi principalmente ai membri delle agenzie di giornalismo, ed alle loro pubblicazioni.
Si estende anche al diritto all'accesso ed alla raccolta d'informazioni, ed ai processi che servono per ottenere informazioni da distribuire al pubblico.
Negli USA questo diritto viene garantito dal Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti. Non in tutti i paesi del mondo l'informazione è protetta da una carta dei diritti o da articoli specifici della costituzione relativi alla libertà della stampa. Ad esempio l'Australia non ha nessun articolo nella sua costituzione e neanche una "carta dei diritti" che tuteli il diritto alla libertà di stampa.

Rispetto all'accesso alle informazioni da esso possedute, un qualsiasi governo può decidere (in base alla costituzione ed alle leggi ordinarie o speciali da essa emanate) che documenti in suo possesso possano essere classificati come da rendere pubblici oppure riservati (sottraendoli alla stampa ed al pubblico dei ricercatori in genere) basandosi sulla classificazione delle informazioni come sensibili, classificate oppure segrete e dunque preservandole dall'essere rivelate alla stampa adducendo validi motivi di protezione dell'interesse nazionale e della sicurezza nazionale. Molti governi sono obbligati dalla loro costituzione alle leggi della luce del sole oppure alle Leggi sulla libertà d'informazione che vengono utilizzate per definire i limiti e le prerogative del concetto d'"interesse nazionale".

Principi base e criteri d'analisi

Nei paesi sviluppati, la libertà di stampa implica che tutte le persone dovrebbero avere il diritto ad esprimersi tramite i loro scritti o in qualsiasi altro modo di espressione delle opinioni personali o creatività. La Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo chiaramente afferma: "Chiunque ha il diritto alla libertà di opinione ed espressione; questo diritto include libertà a sostenere personali opinioni senza interferenze ed a cercare, ricevere, ed insegnare informazioni e idee attravverso qualsiasi medio informativo indipendentemente dal fatto che esso attravversi le frontiere".

Questa filosofia viene abitualmente accompagnata da una legislazione che assicuri vari gradi di libertà di ricerca scientifica (nota come libertà scientifica), pubblicazione, stampa ed editoria che si spingono così lontano come permette l'intreccio di queste leggi con il sistema legale del paese, basato in genere sulla costituzione come fonte primigenia del diritto. Il concetto di libertà di parola viene spesso garantito dalle stesse leggi che proteggono la libertà di stampa, dando in questo modo gli stessi diritti ai media informativi ed ai singoli individui.

Oltre all'ambito legale che tuteli questi diritti, alcune organizzazioni non governative applicano ulteriori criteri per giudicare il livello della libertà di stampa nel mondo. Ad esempio Reporters Sans Frontieres considera anche il numero di giornalisti uccisi, espulsi o molestati in qualche modo, e l'esistenza di un monopolio di stato nella TV e radio, e registra anche la possibile esistenza di casi di censura ed auto-censura nei media, per giungere ad una valutazione dell'indipendenza complessiva dei media nei vari paesi e delle difficoltà che i giornalisti stranieri possono affrontare. Allo stesso modo la Freedom House studia l'ambiente politico ed economico generale di ogni nazione per aiutare a determinare se esistono rapporti di dipendenza tra i giornalisti ed i potentati economici che limitino in pratica il livello di libertà di stampa che dovrebbe esistere in teoria (basandosi soltanto sulle leggi e sulla costituzione). Dunque il concetto di indipendenza della stampa è strettamente legato al concetto di libertà di stampa.

I media come il "quarto stato" del governo

La nozione della stampa come la quarta branca del governo viene a volte utilizzate per confrontare i media con i tre rami del governo democratico accuratamente teorizzati da Montesquieu, in particolare una aggiunta ai rami legislativo, esecutivo e giudiziario. Si cita spesso Edmund Burke che avrebbe detto: "Tre Stati nel Parlamento; ma laggiù nella galleria dei giornalisti, risiede un Quarto Stato molto più importante rispetto a tutti gli altri".

Lo sviluppo della tradizione dei "media occidentali" segue parallelamente lo sviluppo della democrazia in Europa e negli Stati Uniti. A livello ideologico, i primi fautori della libertà di stampa furono i pensatori liberali del XVII e XIX secolo. Essi sviluppano le loro idee in contrapposizione alla tradizione monarchica in generale e ad il diritto divino dei re in particolare. Questi teorici liberali sostengono che la libertà di espressione era un diritto richiesto dagli individui e che si basava sulla legge naturale. Dunque, la libertà di stampa era parte integrale dei diritti individuali promossi dall'ideologia liberale (vedere sotto la sezione della Storia).

La libertà di stampa è un necessità per ogni società democratica. Altre correnti di pensiero successivamente presentarono argomentazioni a favore della libertà di stampa senza dover per forza basarsi sulla controversa questione della "legge naturale"; ad esempio, la libertà di espressione cominciò ad essere ritenuta come una componente essenziale del "contratto sociale" (L'accordo basico tra le strutture di uno stato ed i suoi popoli riguardo i diritti ed i doveri che il governo ed ogni parte della società doveva concedere ed accettare rispetto alle altre).

Status della libertà di stampa nel mondo

Indice mondiale della libertà di stampa

Ogni anno l'organizzazione Reporters Without Borders stabilisce una classifica delle nazioni in termini della loro libertà di stampa. L'elenco si basa sulle risposte a sondaggi inviati ai giornalisti che sono membri di organizzazioni affiliate a RWB, oltre che a specialisti quali ricercatori, giuristi e attivisti per i diritti umani. il sondaggio pone domande circa attacchi diretti ai giornalisti e ai media, come anche su altre fonti indirette di pressioni contro la libertà di stampa, come quelle fatte sui giornalisti da gruppi non governativi. Reporters Without Borders sta ben attento a far notare che l'indice tratta solo della libertà di stampa, e non misura la qualità del giornalismo.

Nel 2003, le nazioni in cui la stampa era più libera erano: Finlandia, Islanda, Paesi Bassi e Norvegia.

Nel 2004, oltre alle nazioni di cui sopra, Danimarca, Irlanda, Slovacchia e Svizzera vennero legate al vertice della lista, seguite da Nuova Zelanda e Lettonia. Le nazioni con il grado più basso di libertà di stampa vedevano la Corea del nord in fondo, preceduta da Birmania, Turkmenistan, Eritrea, Cina, Vietnam, Nepal, Arabia Saudita e Iran.

Stati non democratici

Secondo Reporters Without Borders, più di un terzo della popolazione mondiale vive in nazioni dove non esiste libertà di stampa. Inevitabilmente, queste persone vivono in stati dove non esiste un sistema democratico o dove esistono gravi carenze nel processo democratico.

La libertà di stampa è un concetto estremamente problematico per molti sistemi non democratici di governo in quanto, nell'era moderna, lo stretto controllo dell'accesso all'informazione è critico per l'esistenza della maggior parte dei governi non democratici e dei sistemi di controllo e degli apparati di sicurezza a loro associati. Per questo fine, molte società non democratiche impiegano agenzie di stampa a conduzione statale per promuovere la propaganda che è critica per mantenere la base di potere politico esistente e per sopprimere (spesso molto brutalmente, tramite l'uso di polizia, esercito o servizi segreti) qualsiasi tentativo significativo, da parte dei media o dei singoli giornalisti, di sfidare la "linea governativa" approvata su questioni contese. In tali paesi, i giornalisti operano ai limiti di ciò che viene ritenuto accettabile e si trovano spesso soggetti a considerevoli intimidazioni da parte di rappresentanti dello stato. Queste possono andare dalle semplici minacce alla loro carriera professionale (licenziamento, lista di proscrizione) alle minacce di morte, rapimento, tortura e assassinio.

Reporters Without Borders riporta che, nel 2003, 42 giornalisti persero la loro vita svolgendo la loro professione e che, nello stesso anno, almeno 130 giornalisti finirono in prigione per via della loro attività.

Nel 2005, 63 giornalisti e 5 collaboratori sono stati uccisi in tutto il mondo.

La Libertà di stampa in Italia

In Italia la libertà di stampa, nasce progressivamente con la caduta del regime fascista di Benito Mussolini, verso la fine della dittatura del maresciallo Pietro Badoglio, dalla primavera del 1943 e in Italia nei territori liberati durante la fine della seconda guerra mondiale. La libertà di stampa non esisteva affatto nelle zone controllate dai miliziani della Repubblica di Salò.

Con la Liberazione di Roma nel 1944 da parte delle truppe angloamericane, esplodono una serie di fermenti politici che covavano sotto la cenere imposta dalla censura fascista, ed ogni idea politica si esprime sotto forma di giornali stampati in fogli ciclostilati che vengono distribuiti a mano nella città.

Con il secondo governo Berlusconi e il susseguente Berlusconi bis (2001-2006) si riscontra una grave e celata perdità di libertà di informazione. Tant'è che, nel suo rapporto annuale del 2005, Freedom House declassa l'Italia al 77° posto nella scala mondiale, unico paese partly free (semi-libero) dell'Europa occidentale.

La Libertà di stampa in Italia è garantita dal art. 21 della Costituzione

La costituzione italiana nasce forse nel migliore dei momenti, in un periodo di aperta dialettica tra gli schieramenti di destra e di sinistra, con la chiesa cattolica che esercita pressioni per salvaguardare la morale ed il buoncostume, e residui delle forze di estrema destra che volevano garantire l'accesso ai mezzi d'informazione anche alle minoranze più risicate.

L'articolo 21 della Costituzione Italiana si trova nella Parte I che regola i "Diritti e Doveri dei Cittadini", al Titolo I sotto la voce "Rapporti Civili".

Storia

Inghilterra

La rivoluzione inglese del 1688 diede come conseguenza la supremazia del Parlamento sulla corona e, soprattutto, il diritto a "fare una rivoluzione". Il maggiore ispiratore teorico del liberalismo occidentale è stato John Locke. Afferma lo stesso Locke nel suo libro Due Trattatti sul Governo: "avendo deciso di garantire alcune delle sue libertà basiche, proprie dello stato naturale (natural rights) al popolino in generale, l'individuo consegna alcuni dei suoi diritti in affidamento (trusteeship) al governo. Un contratto sociale viene stipulato dalle persone, e la Sovranità (il governo) riceve istruzioni per proteggere questi diritti individuali nell'interesse della gente".

Fino al 1694, l'Inghilterra aveva un elaborato sistema per la concessione delle licenze di stampa. Nessuna pubblicazione veniva consentita senza la bolla di una licenza rilasciata dal governo. Cinquant'anni prima, ai tempi della guerra civile, John Milton scrisse il suo manifesto Areopagitica. In questo foglio Milton argomentava energicamente contro questa forma di censura governativa e si faceva beffe dell'idea, scrivendo: «mentre sia debitori che delinquenti possono camminare liberamente senza essere vigilati, dei libri inoffensivi non possono essere stampati senza un bollo-secondino ben visibile sotto il loro titolo» (John Milton nel suo manifesto «Aeropagitica»).

Anche se a quell'epoca ebbe poco effetto per fermare la pratica della licenza governativa, sarebbe stato visto nei secoli posteriori come una pietra miliare nel cammino verso la libertà di stampa. L'argomento centrale proposto da Milton era che l'individuo è capace di utilizzare la ragione per saper distinguere il bene dal male, il corretto dall'incorretto. Per poter sviluppare la capacità di esercitare questa abilità razionale nel modo giusto, l'individuo deve avere un accesso ilimitato alle idee degli altri suoi concittadini in un “libero ed aperto incontro”. Negli scritti di Milton si sviluppa il concetto della “piazza del mercato aperto delle idee”: "quando le persone espongono argomenti discordanti oppure opposti, i buoni argomenti prevalgono". Una forma di discorso che era ampiamente limitata in Inghilterra era quella che si basava sulla legge del libello sedizioso che rendeva il criticare il governo un crimine. Il Re era da considerarsi al di sopra di qualsiasi critica publica ed ogni affermazione che criticasse il governo era proibita, questo secondo la Corte Inglese della Star Chamber. L'aver affermato la verità non costituiva un fatto discolpante nell'accusa di libello sedizioso, dal momento che l'obiettivo era semplicemente il prevenire e punire qualsiasi forma di condanna dell'opera di governo.

John Stuart Mill si avvicinò al problema dell'autorità contro la libertà dal punto di vista di un utilitarista del XIX secolo: l'individuo ha il diritto di esprimersi fintanto che non danneggi gli altri individui. La società giusta è quella nella quale il più grande numero di persone godono della più grande quantità possibile di felicità. Applicando questi principi generali di libertà alla libertà di stampa, Mill afferma che se noi riduciamo al silenzio un'opinione, potremmo ridurre al silenzio la verità. La libertà individuale di espressione è dunque essenziale per la salute della società.

L'applicazione di Mill dei principi generali di libertà è espressa nel suo libro Sulla Libertà: «Se tutti gli uomini tranne uno, fossero di un parere, e quello, solo una persona fosse del parere opposto, tutti gli altri uomini non sarebbero giustificati a ridurre al silenzio quell'unico uomo, quanto lui, se ne avesse il potere, non sarebbe giustificato a ridurre al silenzio tutti gli altri» (Jonh Stuart Mill, nel suo saggio «Sulla Libertà».

Germania durante la dittatura nazista

La dittatura di Adolf Hitler soppresse completamente il diritto alla libertà di stampa. Ai giornalisti non era permesso dire nulla contro Hitler, il nazismo ed i nazisti altrimenti avrebbero rischiato la prigione in campo di concentramento, a volte estesa anche ai propri famigliari, se non si ordinava l'esecuzione immediata come traditori. La propaganda era sempre usata dai nazisti nei loro giornali e negli altri mezzi di comunicazione.

La propaganda della Germania nazista era accanitamente dedita alla falsificazione sistematica di tutta la storia tedesca, soprattutto glorificando gli aspetti marziali e guerreschi, sin dall'epoca ancestrale delle prime tribù germaniche. Costantemente incentivava l'odio verso Francia, Stati Uniti ed Inghilterra e mirava a creare il mito della razza suprema tedesca e della inferiorità razziale e culturale degli ebrei. Inoltre mirava a sradicare l'ampia tradizione del cristianesimo tedesco ed a sostituirlo con una serie di miti neopagani, vitalistici e nietzchiani, mescolati con idee esoteriche, di tipo reincarnazioniste proprie dell'Induismo simili a quelle della Golden Dawn.

Inoltre sottolineava come ogni problema mondiale in generale e tedesco in particolare, dipendesse da un complotto giudeo-plutocratico-massonico globale, e tendeva a spiegare moltissimi eventi e situazioni in base a questa teoria, basandosi sui "presunti" Protocolli dei Savi di Sion.

Nel campo dell'arte, per l'influenza dei gusti pittorici del paesaggista Adolf Hitler (che p.es ammirava Arnold Böcklin (EN)) si dedicava alla denigrazione sistematica delle varie avanguardie artistiche come l'astrattismo, il cubismo, il dadaismo, l'espressionismo, l'impressionismo, che definivano "arte degenerata".

L'effetto più nefasto della assenza di libertà di stampa nella Germania Nazista (ma anzi una mancanza totale di libera circolazione delle idee, dovuta al regime ed alla guerra) è stato l'Olocausto degli ebrei, che si pensavano soltanto deportati nei campi di lavoro, nonché la distruzione quasi totale e la divisione della Germania, già praticamente sconfitta, ma che in base alla propaganda nazista aveva ancora qualche possibilità di vittoria.

Stati Uniti

Il magnate John Hancock è stata la prima persona ad editare giornali nelle Colonnie britanniche del Nord America che venivano pubblicate "per autorità," che vuol dire, sotto licenza dei governatori coloniali ed anzi come loro portavoce. Il primo giornale regolarmente pubblicato è stato il Boston News-Letter di John Campbell, pubblicato settimanalmente sin dal 1704. I primi stampatori coloniali erano sia tenutari dei servizi postali oppure funzionari delle presse governative, e dunque era molto improbabile che questionassero le politiche dei governatori delle colonie.

Probabilmente il primo giornale indipendente nelle colonie è stato il New-England Courant, pubblicato a Boston da James Franklin sin dal 1721. Pochi anni dopo, il suo fratello più giovane, Benjamin Franklin, acquistò la Pennsylvania Gazette di Philadelphia, che divenne il giornale più letto durante l'era coloniale.

Durante questo periodo, i giornali non avevano bisogno di licenza, ed erano liberi di pubblicare punti di vista dissenzienti, ma erano soggetti alla persecuzione giudiziaria per la publicazioni di libello o addirittura per sedizione se le loro opinioni minacciassero il governo. La diffusione della nozione di "libertà di stampa" che successivamente venne santificata nella Costituzione degli Stati Uniti viene generalmente fatta risalire alla persecuzione del libello sedizioso di John Peter Zenger ad opera del governatore coloniale di New York nel 1735. Zenger venne assolto dopo che il suo avvocato, Andrew Hamilton, argomentò convincendo la giuria (cosa contrastante con la legislazione inglese a quei tempi corrente) che pubblicare la "verità" non costituisse un libello. Ma, anche dopo questo celebre caso, i governatori coloniali e le assamblee sancirono il potere di perseguitare ed anche imprigionare gli stampatori per aver pubblicato punti di vista non approvati.

Durante la Rivoluzione americana, la stampa libera veniva identificata dai leader rivoluzionari come uno degli elementi della libertà che loro desideravano preservare. La Dichiarazione dei diritti della Virginia (1776) proclamava che "la libertà di stampa è uno dei più grandi bastioni della libertà e non potrà mai essere ristretta se non da governi despotici." Similarmente, la Costituzione del Massachusetts Constitution (1780) dichiarava, "La libertà dunque, non dovrebbe essere ristretta in questa commonwealth." Prendendo spunto da questi esempi, il Primo Emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti poneva misure restrittive al Congresso che impedivano porre dei limiti alla libertà di stampa ed alla molto strettamente associata libertà di parola.

John Locke, ispiratore della Rivoluzione Americana

Le idee di John Locke ispirarono sia la rivoluzione francese che quella americana. Thomas Jefferson voleva unire le due grosse correnti del liberalismo, le scuole di pensiero sia inglese che francese. Il suo obiettivo era quello di creare un governo che provedesse sicurezze individuali ma anche opportunità per gli individuai. Una stampa attiva ed allerta era essenziale come mezzo per educare la popolazione. Per poter lavorare liberamente, la stampa deve essere libera dal controllo o supervisione statale. Jefferson era stato un personaggio che aveva subito sulla propria pelle grosse calunnie da parte della stampa. Nonostante questo, nel suo secondo discorso inaugurale, proclamò che un governo che non fosse in grado di reggersi in piedi sotto il peso della critica meritasse di cadere. Jefferson affermò: «Nessun esperimento può essere più interessante rispetto a quello che noi ora stiamo provando, e che noi confidiamo possa concludersi stabilendo una volta per tutte, il fatto che l'uomo può essere governato dalla ragione e dalla verità. Il nostro primo obiettivo dovrebbe essere dunque, di lasciare aperte all'essere umano tutte le vie che portano alla verità» (Thomas Jefferson).

Impiego del XIV emendamento nelle sentenze in USA

Nel 1931, la decisione della Corte suprema degli USA nella causa Near vs. Minnesota utilizzò il 14mo Emendamento per applicare la libertà di stampa ai vari singoli stati dlel'unione. Altre cause di rilevanza riguardo la stampa libera sono state:

In Branzburg vs Hayes (1972), la corte stabilì dei limiti nel diritto della stampa a rifiutare un'ingiunzione da una Alta Corte appellandosi alla libertà di stampa. L'oggetto in questione deciso nel caso era se un giornalista potesse rifiutarsi di "apparire e testimoniare davanti alle corti degli Stati e della Alta Corte Federale" dichiarando per sottrarsi all'ingiuzione "che tale comparsa e testimonianza coinvolge la libertà di parola e di stampa garantita dal Primo Emendamento." La decisione 5-4 era che un tale tipo di protezione non veniva affatto fornito dal Primo Emendamento.

Eccezioni rilevanti

  • Nel 1798, poco dopo la proclamazione della Costituzione degli Stati Uniti il partito al governo, l'United States Federalist Party cercò di soffocare le critiche tramite il Alien and Sedition Acts. (Da segnalare che il "Sedition Act" considerava come crimini le critiche al Congresso, ed al Presidente, ma il reato non veniva esteso alle critiche al vicepresidente. Jefferson, un non federalista, era il vicepresidente al tempo in cui questa legge venne approvata) Queste restrizioni alla libertà di stampa divennero molto impopolari ed alla lunga danneggiarono l'immagine dei "Federalisti Americani" .

Infatti Thomas Jefferson era tra quelli che si opposero a quella legge, e quando venne eletto Presidente nella elezione presidenziale USA del 1800 si impegnò in abolirla. Jefferson indultò tutti quelli che erano in prigione per condanne causate dagli "Acts". Come regola non chiedeva agli imputati cosa avessero fatto, ma soltanto se erano stati accusati per via degli "Alien and Sedition Acts".

Nel suo primo discorso inaugurale nel 1801, sottolineò il suo lungo impegno in difesa della libertà di parola e di stampa: «Se c'é qualcuno tra di noi che voglia sciogliere questa Unione oppure cambiare la sua forma repubblicana, lasciamoli stare in piedi indisturbati come monumenti della sicurezza con la quale le opinioni errate possono essere tollerate laddove la ragione sia lasciata libera di combatterle» (Thomas Jefferson, nel suo discorso di indirizzo alle camere del 1801).

  • Nel 2005 negli Stati Uniti, una certa interpretazione del Bipartisan Campaign Reform Act potrebbe considerare le dichiarazioni politiche da parte di "personaggi rilevanti" come l'equivalente di donazioni alla campagna elettorale. Dal momento che l'accesso alle affermazioni su Internet è debolmente monitorato, il valore politico in campagna di certe prese di posizione non è noto in anticipo e se si determinasse che il valore monetizzabile ultimo fosse elevato, questo potrebbe scatenare grosse multe per la violazione della legge sui contributi elettorali. Questa visione minaccia particolarmente le prese di posizione manifestate su Internet da parte dei singoli individui, e le definizioni ambigue di appartenenza alla stampa rendevano i possibili effetti legali molto ambigui.

India

Nella Costituzione dell'India la parola "stampa" non viene menzionata. La stampa in India deriva la sua libertà come conseguenza dell'interpretazione dell'Articolo 19(1)(a) della Constituzione indiana che afferma: "Tutti i cittadini hanno il diritto alla libertà di parola ed espressione".

Comunque il precedente articolo ha una sottoclausola (2) che impone restrizioni sotto le quali la libertà garantita dall'Articolo 19(1)(a) può essere revocata. L'Articolo 19(2) afferma che questo diritto può essere limitato soltanto per legge dello Stato per ragioni di: "sovranità ed integrità dell'India, la sicurezza dello Stato, relazioni amichevoli con stati stranieri, ordine pubblico, preservazione della decenza pubblica, preservazione della moralità, in relazione alle manifestazioni di disprezzo alla corte, di diffamazione, oppure per l'incitamento a compiere un reato".

Molte leggi sono state usate per frenare la libertà di stampa in India. Alcune delle più severe leggi sono l'Official Secrets Act e il Prevention of Terrorism Act(PoTA). Secondo il PoTa (Atto per la Prevenzione del Terrorismo) chiunque potrebbe essere arrestato dalla polizia o dall'esercito, se questi pensassero che la persona sia stata in contatto con un terrorista o un gruppo terroristico e che potrebbe essere un pericolo per la sicurezza dello stato. Questo ha fermato i giornalisti dall'usare completamente le loro fonti, e li ha costretti a utilizzare fonti più sicure come ufficiali di governo, e ciò ha ridotto drammaticamente l'efficacia della stampa. Il PoTa è stato abolito dalla United Progressive Alliance, recentemente eletta al governo.

Implicazioni delle nuove tecnologie

Voci correlate

Fonti

Collegamenti esterni


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