Anarcopyright

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Manifesto

Giacché la conoscenza è un bene collettivo e l'anarchia non è il caos, ma una società in cui il diritto e/o i principi etici regolamentano i rapporti sociali, riteniamo che tale diritto naturale e/o tali principi etici debbano regolamentare anche gli aspetti relativi al diritto (quello naturale, non quello positivo dello Stato) d'autore. In altre parole, non rinneghiamo, in chiave "comunista", la proprietà intellettuale (anche se la terminologia non è di nostro gradimento: noi parliamo di maternità intellettuale), ma il fatto che essa sia esclusiva: vogliamo impedire che essa possa creare sperequazioni sociali ed economiche.

L'anarcopyright ha un fine ben preciso: non quello di impedire ad uno scrittore di vendere il suo libro, non quello di impedire al musicista di ricevere dei compensi per le proprie composizioni, non quello di promuovere la povertà uguale per tutti, ma quello di non consentire ad alcuno la possibilità di arricchirsi in modo esclusivo attraverso l'altrettanto esercizio esclusivo dei diritti d'autore.

Affinché ciò avvenga, è necessario un diritto naturale sulla base del quale l'autore non abbia diritti esclusivi.

Tuttavia, essendo l'anarcopyright, nella futura società anarchica come nella presente, una libera scelta individuale e non, in chiave "comunista", un'imposizione calata dall'alto sulla base di chissà quale "diritto naturale rivelato", i sostenitori dell'anarcopyright non hanno la pretesa di escludere le opinioni altrui (nemmeno quelle di chi veda nella formula 'tutti i diritti riservati una forma di diritto naturale). Pertanto, il sostenitore dell'anarcopyright applica la sua teoria dichiarando che sull'opera e sui suoi derivati non esistono diritti esclusivi: in questo modo chi non condivide l'anarcopyright non potrà modificare l'opera ed acquisire diritti esclusivi sull'opera modificata. E non potrà farlo, non perché è il diritto dello Stato ad impedirlo, ma perché ad impedirlo è il diritto naturale che l'anarcopyright rappresenta.

Non abbiamo la pretesa di avere in tasca la Verità o la soluzione più anarchica (anche perché l'anarchia vive nel pluralismo idealistico); semplicemente esprimiamo il nostro pensiero e speriamo di averti con noi.