Giordano Ustori Federico

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Giordano Ustori Federico (Canosa di Puglia, 21 febbraio 1891- Parigi, 2 novembre 1930) [1] è stato un anarchico e un antimilitarista italiano.

Biografia[2]

Giordano Ustori Federico nasce a Canosa di Puglia il 21 febbraio 1891 e muore a Parigi il 2 novembre 1930 (o 8.11.1930?).
Lavora dapprima come calzolaio e poi, dal 1919 come tipografo.

L'attivismo politico

Trasferitosi a Milano nel 1909 prende parte alle proteste contro la fucilazione di Ferrer. L'anno dopo manifesta il suo sdegno contro l'impiccagione degli anarchici giapponesi, solidarizza con i gassisti in sciopero e nel 1914 comincia ad essere sorvegliato dalla polizia. Fervente "neutralista" scende in strada contro gli interventisti [3].

La diserzione alle armi, la fuga all'estero

Chiamato alle armi diserta nel novembre 1915 e ripara in Svizzera insieme a Mantovani.
Rifugiatosi a Lucerna e Ginevra, partecipa alle riunioni del gruppo anarchico "Il Risveglio" e si lega sentimentalmente alla compagna di fede Giacinta Magrini. Arrestato nel quartiere ginevrino di Plainpalais, il 3 settembre 1916 insieme a Emilio Emidio Leonardi, Enrico Arrigoni e Dario Fieramonte durante una manifestazione, è accusato di "scandalo e ribellione".
Il gruppetto viene rilasciato nel novembre dello stesso anno. In seguito Giordano lavora a La Chaux-de-Fonds /NE al giornale socialista La Sentinelle.

Il ritorno in Italia e il secondo arresto

Rimpatriato dopo l'amnistia nittiana del 2 settembre 1919, fa il tipografo presso la redazione del quotidiano «Umanità Nova» di Milano fino al 23 marzo 1921, quando avviene la strage del teatro Diana.
Oggetto, il 22 aprile, di un mandato di cattura, fugge in Svizzera, ma in giugno, viene arrestato a Mendrisio /TI “per varco clandestino di frontiera”, insieme a Silvio Ferdinando Biscaro e Carlo Bianchi. Detenuto a Bellinzona /TI, riesce a evadere, ma viene ripreso dopo 48 ore. Estradato in Italia nel mese di settembre, si protesta innocente e il 1 giugno 1922 viene assolto dai giudici di Milano, dopo 1 anno di detenzine preventiva.
Nel 1924 comincia a collaborare con «L'Adunata dei Refrattari» di New York, firmandosi "Geffe". Subisce una perquisizione domiciliare nell'ottobre 1926, poi evita di andare per 3 anni al confino, passando illegalmente in Svizzera e poi a Parigi. Qui interviene nelle manifestazioni contro la condanna a morte di Sacco e Vanzetti, lavora come tipografo, collabora a «Il Monito» e riprende a scrivere per «L'Adunata». Denuncia il bolscevismo come «la più infame necrofagia della rivoluzione», partecipando a campagne in favore degli anarchici arrestati in Belgio o in Siberia (come per esempio Francesco Ghezzi) e ospita numerosi rifugiati. Muore a Parigi per un'infezione, dopo un intervento chirurgico, il 2 novembre 1930.

Voci correlate

Note

  1. Altre fonti riportano come data di morte 8.11.1930
  2. L'articolo è interamente tratto dal Cantiere biografico degli Anarchici in Svizzera
  3. Si legga il Manifesto dei sedici