Voto di obbedienza

Da Anarcopedia.
David Henry Thoreau, autore di un saggio intitolato Disobbedienza civile
Il voto di obbedienza è espressione tipicamente utilizzata in ambito religioso per identificare l'obbedienza aprioristica che si deve alle gerarchie religiose e ai suoi dogmi. Pur se non si parla espressamente di "voto", anche la democrazia rappresentativa si fonda sulla tacita obbedienza alle leggi e alle regole che impone.

Voto di obbedienza nella religione cristiana

Il voto di obbedienza fa parte dei 3 voti canonici in uso nella religione cristiana (povertà , castità , obbedienza), in particolare all'interno alcuni ordini religiosi.

Questi voti sono importanti per contenere quelli che, secondo la Chiesa, sono i tre bisogni fondamentali dell'uomo:

  • bisogno di possedere
  • bisogno di piacere
  • bisogno di potere

Questi bisogni possono essere vissuti in una ottica ordinata: -faccio ciò che è bene per me-, o in una ottica disordinata: -faccio ciò che mi va-.

Per la Chiesa, se vissuti in maniera disordinata, questi bisogni diventano dei veri e propri tiranni e portano all'annientamento dell'essere umano. Di conseguenza, il voto di obbedienza permetterebbe di vivere ordinatamente il proprio bisogno di potere.

Punto di vista critico

Il voto di obbedienza all'interno della Chiesa viene spesso inteso come obbedienza alla gerarchia ecclesiale. I vangeli parlano spesso dell'obbedienza rispetto al volere di Dio, ma mettono in guardia da forme di ossequio verso i potenti e verso le autorità .

«Non chiamate nessuno sulla terra vostro padre, perché uno solo è il padre vostro, quello che è nei cieli». (Matteo 23, 9) [1]

Obbedienza allo Stato

Lo "Stato democratico" ha i suoi fondamenti nell'obbedienza che i cittadini devono avere nei confronti delle leggi che emana (la "legalità "). L'obbedienza troverebbe la sua "giustificazione" nel fatto che il cittadino, proprio perché nato in quel determinato paese, è come se avesse pattuito un contratto con le istituzioni a cui quindi sarebbe indissolubilmente legato. La violazione di questo rapporto viene quindi considerata come un non-rispetto dell'"obbedienza", da cui scaturisce la punizione carceraria.

L'antitesi dell'obbedienza: la disobbedienza civile

La disobbedienza civile è un mezzo di protesta sociale che consiste nel negare obbedienza alle leggi e ai decreti di qualsiasi governo. La disobbedienza può essere pacifica o anche violenta, in entrambi i casi però mantiene la sua "vena" radicalmente contestataria dell'autorità . In sostanza è una pratica di lotta attraverso la quale il diritto individuale viene anteposto al diritto legislativo, quando questo entra in conflitto con "la propria coscienza".

L'anarchico Henry David Thoreau[2] e il sacerdote Don Milani[3] fecero della disobbedienza uno dei fondamenti del loro pensiero antiautoritario.

Note

Voci correlate

Collegamenti esterni