Neo-anarchismo

Tomás Ibáñez, autore del libro Anarchismo in movimento, adotta nella sua trattazione il termine neo-anarchismo.

Con il termine neo-anarchismo alcuni osservatori (tra cui lo psicologo e attivista libertario Tomás Ibáñez) hanno inteso indicare, da una parte, una forma di anarchismo "diffuso", non identitario, plasmato direttamente nelle lotte contemporanee ed esterno al movimento anarchico (collettivi e singoli militanti che si collocano al di fuori delle organizzazioni politiche tradizionali, ma che adottano o reinventano nelle lotte talune forme politiche anti-gerarchiche, anti-centraliste e anti-rappresentanza piuttosto vicine all'anarchismo), dall'altra, gruppi di persone che, pur considerandosi esplicitamente anarchiche, nondimeno esprimono una sensibilità nuova rispetto a questa identificazione, adottando una flessibilità e un'apertura che articolano diversamente il rapporto con la tradizione anarchica e con i movimenti antagonisti esterni a questa tradizione.

Presupposto storico [1]

  Per approfondire, vedi Altermondialismo.

Verso la fine degli anni '90 è comparso quel "movimento dei movimenti" che ha raggruppato la galassia anti-globalizzazione e ha delineato un nuovo tessuto militante. Oggi il movimento anarchico non è più l'unico difensore di certi principi anti-gerarchici, di certe pratiche non autoritarie, di forme di organizzazione orizzontale, della capacità di intraprendere lotte dai toni libertari, o dalla diffidenza verso qualunque dispositivo di potere. Questi elementi si sono disseminati al di fuori del movimento anarchico e vengono ripresi da collettivi che non si identificano come anarchici e che talora rifiutano apertamente di farsi rinchiudere entro le pieghe di questa identità. Al tempo stesso, persone che si definivano anarchiche hanno rinunciato a questa etichetta per potersi integrare meglio alle pratiche e alle sensibilità, complessivamente libertarie, proprie di alcuni dei nuovi movimenti antagonisti.

L'adattabilitĂ  al presente [1]

Il neo-anarchismo non si caratterizza tanto per l'immettere nell'anarchismo elementi di un pensiero politico elaborato al suo esterno, quanto per il produrre insieme ad altre realtà, egualmente impegnate nella lotta contro il dominio, elementi che, una volta inclusi nella tradizione anarchica, contribuiscono ad adattarla alla mutevolezza del presente (essa viene così fecondata, arricchita e dunque trasformata e riformulata mediante inclusioni, ibridazioni e meticciamenti con i contributi provenienti da lotte portate avanti nel contesto di altre tradizioni).

Questa apertura del neo-anarchismo si ritrova in una dichiarazione del Planetary Anarchist Network:

«Dal momento che riteniamo l'anarchismo molto più un movimento verso una società giusta, libera e sostenibile che una dottrina, crediamo che gli anarchici non dovrebbero limitarsi a cooperare con coloro che si definiscono tali: dovrebbero cercare di cooperare attivamente con tutti quelli che lavorano per creare un mondo basato sugli stessi principi liberatori e apprendere da loro. Si tratta di mettere in relazione i milioni di persone che in tutto il mondo sono di fatto anarchiche senza esserne coscienti con il pensiero di coloro che agiscono nel solco di questa tradizione, e al contempo si tratta di arricchiere la tradizione anarchica attraverso il contatto con la loro esperienza».

La rivoluzione continua, immediata, localizzata [1]

Il valore di stimolo e incitamento che nell'immaginario rivoluzionario classico rivestiva l'idea di insurrezione generalizzata viene sostituito, nell'immaginario rivoluzionario neo-anarchico, dall'attrazione per "la rivoluzione continua e immediata": la rivoluzione viene concepita non come un semplice desiderio o sogno di un evento futuro, ma come qualcosa di ancorato al presente e di effettivamente vissuto. L'atto rivoluzionario (disobbedienza, insubordinazione, disaccordo profondo con l'ordine stabilito ecc.) è la volontà di rompere i dispositivi del dominio concreti e determinati, è lo sforzo per bloccare il potere nelle sue molteplici manifestazioni, è l'azione volta a creare spazi radicalmente altri rispetto ai valori del sistema e ai modi di vita indotti dal capitalismo (spazi autogestiti, reti di scambio e di mutuo appoggio, spazi occupati, cooperative, molteplicità di forme organizzative capaci di coesistere nel modo più complementare possibile, forme che scompaiono o si trasformano al ritmo dei cambiamenti sociali).

Questo spirito emana, ad esempio, da un testo del Collettivo CrimethInc:

«La nostra rivoluzione deve essere immediata e coinvolgere la vita quotidiana [...] Dobbiamo riuscire, in primissimo luogo, a modificare il contenuto della nostra esistenza in un senso rivoluzionario, anziché orientare la nostra lotta verso un cambiamento storico e universale a cui non potremo assistere in tutta la nostra vita».

Si tratta, quindi, di attaccare le infiltrazioni e le manifestazioni locali del dominio, rinunciando ad affrontarlo su un piano piĂą generale che necessiterebbe di risorse di tipo e potenza simili a quelle utilizzate dal sistema dominante per controllare l'intera societĂ . Da qui l'attenzione a conservare la fluiditĂ  delel reti che si costituiscono, evitando la cristallizzazione di forme troppo forti di coordinamento (gli stessi insurrezionalisti preconizzano la diserzione - rifuggire dai luoghi in cui esistono pratiche di dominio gerarchiche - il sabotaggio, l'occupazione di spazi e le Zone Temporaneamente o Permamentemente Autonome).

Note

  1. ↑ 1,0 1,1 1,2 Fonte principale: Anarchismo in movimento, di Tomás Ibáñez, Elèuthera, 2014

Voci correlate

Collegamenti esterni