Differenze tra le versioni di "Anarchismo esistenzialista"

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Tra l'inizio e la metà del XX secolo numerosi filosofi e scrittori, anche anarchici, esplorarono temi esistenzialisti. Prima della seconda guerra mondiale, quando l'[[esistenzialismo]] non aveva ancora un nome, [[Franz Kafka]] e [[Martin Buber]] erano tra questi pensatori. Entrambi sono oggi talvolta visti come esistenzialisti ebrei e anarchici ebrei.
  

Versione delle 20:58, 1 ago 2020

Alcuni osservatori ritengono che l'esistenzialismo costituisca una base filosofica per l'anarchismo. Lo storico Peter Marshall afferma che «esiste uno stretto legame tra l'insistenza degli esistenzialisti sull'individuo, la libera scelta e la responsabilità morale e i principi fondamentali dell'anarchismo». [1]

Precursori

Max Stirner

L'anarchismo assume una visione proto-esistenzialista negli scritti di Max Stirner. Nel suo libro Der Einzige und sein Eigentum (L'Unico e la sua proprietà, 1845), Stirner sostiene un'esistenza individuale e concreta (egoismo) contro le istituzioni sociali più comunemente accettate - incluso lo Stato, la proprietà come diritto, i diritti naturali in generale e la nozione stessa di società - che considera semplici «fantasmi» o «essenze» nella mente. Secondo Herbert Read l'esistenzialismo «[...] sta eliminando tutti i sistemi di idealismo, tutte le teorie della vita o dell'esistenza che subordinano un uomo a un'idea, a un'astrazione di qualche tipo. Inoltre, sta eliminando tutti i sistemi di materialismo che subordinano l'uomo all'azione di leggi fisiche ed economiche. Ciò significa che l'uomo è la realtà - non l'uomo in astratto, ma la persona umana, io e te - e che tutto il resto - libertà, amore, ragione, Dio - è contingenza che dipende dalla volontà dell'individuo. A questo proposito, l'esistenzialismo ha molto in comune con l'egoismo di Max Stirner». [2]

Friedrich Nietzsche

Friedrich Nietzsche è uno dei filosofi considerati fondamentali per il movimento esistenzialista. In vita Nietzsche fu spesso associato ai movimenti anarchici e si dimostrò influente per molti pensatori anarchici (anche se, nei suoi scritti, degli anarchici sembra avere una visione negativa) [3]: ciò è il risultato di una diffusa associazione tra le sue idee e quelle di Max Stirner. In quanto tale, l'oltreuomo (Übermensch) di Nietzsche rappresenta la libertà delle persone di definire la natura della propria esistenza, nonché il desiderio di un nuovo umano, che non deve essere né padrone né schiavo. L'individuo idealizzato di Nietzsche inventa i propri valori e crea i termini stessi in cui eccellono, senza considerare Dio, lo Stato o il comportamento sociale delle «mandrie». Queste cose hanno attirato verso Nietzsche sia gli anarchici che agli esistenzialisti, mostrando la chiara comunanza tra gli uni e gli altri. [4]

Altri precursori

Alcuni ritengono che Michail Bakunin segua una "filosofia dell'esistenza" in opposizione alla "filosofia dell'essenza" sostenuta da Hegel, [5] una figura che molti anarchici, contrariamente ai marxisti, hanno trovato autoritaria [6] [7] o perfino totalitaria. [8] Scrive Bakunin nel 1871: «[...] ogni uomo nascendo ha in sé, pur se in grado diverso, non idee e sentimenti innati, come pretendono gli idealisti, ma la capacità insieme materiale e formale di conoscere, pensare, parlare e volere. In sé reca soltanto la facoltà di formare e sviluppare le idee, insieme [...] a una capacità di azione esclusivamente formale, senza alcun contenuto. Questo contenuto sarà dato all'uomo dalla società». [9] Anche pensatori come Søren Kierkegaard e Friedrich Nietzsche hanno espresso la loro opposizione a Hegel per aver negato il ruolo dell'individuo libero, glorificando Stato e Chiesa e rivendicando "conoscenza assoluta" sugli esseri umani. Sebbene influenzato da Hegel all'inizio della sua vita, Bakunin, in seguito, divenuto anarchico, gli si oppose strenuamente, rifiutando l'idea di essere stato influenzato da lui. [10]

I trascendentalisti, in particolare Henry David Thoreau, furono influenti sia nell'anarchismo che nell'esistenzialismo. [11]

Dall'inizio e alla metà del XX secolo

Kafka e Buber

Tra l'inizio e la metà del XX secolo numerosi filosofi e scrittori, anche anarchici, esplorarono temi esistenzialisti. Prima della seconda guerra mondiale, quando l'esistenzialismo non aveva ancora un nome, Franz Kafka e Martin Buber erano tra questi pensatori. Entrambi sono oggi talvolta visti come esistenzialisti ebrei e anarchici ebrei.

Il lavoro di Kafka non può essere ridotto a una teoria filosofica o politica, ma questo non è un ostacolo al collegamento tra esistenzialismo e anarchismo. Per quanto riguarda la politica, Kafka prese parte alle riunioni del Klub Mladých, un'organizzazione antimilitarista e anticlericale ceca, e in un diario fece riferimento a Pëtr Kropotkin: «Non dimenticare Kropotkin!». Nelle sue opere, Kafka scrive di personaggi surreali e alienati che lottano con disperazione e assurdità, temi importanti per l'esistenzialismo, ma allo stesso tempo presenta critiche alla famiglia autoritaria (in opere come La metamorfosi, Die Verwandlung) e alla burocrazia (in opere come Il processo, Der Process). Parla, ad esempio, della vita familiare come campo di battaglia e in una lettera afferma: «Ho sempre considerato i miei genitori dei persecutori». E ancora: «Tutto ciò che i genitori vogliono fare è trascinarti verso di loro, tornando ai vecchi tempi, da cui desidererai liberarti e fuggire». [12] Il riferimento è autobiografico ma anche influenzato dal suo amico Otto Gross, un anarchico e psicoanalista austriaco. Lo stesso Otto Gross unisce Nietzsche e Stirner a Sigmund Freud nello sviluppo della sua forma libertaria di psicologia, partendo dal presupposto che tutti e tre hanno rivelato il potenziale umano frustrato dalla famiglia autoritaria: «Solo ora» - scrive Gross - «possiamo renderci conto che la fonte dell'autorità risiede nella famiglia, che la combinazione di sessualità e autorità, mostrata in famiglia dai diritti ancora assegnati al padre, mette tutta l'individualità in catene». [13] Concordando con Gross e sostenendo i principi anarchici fondamentali, Kafka definisce il capitalismo come una burocrazia, «un sistema di relazioni di dipendenza» in cui «tutto è organizzato gerarchicamente e tutto è in catene», e sostiene che, alla fine, «le catene dell'umanità torturata sono costituite dai documenti ufficiali dei ministeri».

Martin Buber è noto soprattutto per la sua "filosofia del dialogo", una forma di esistenzialismo religioso incentrata sulla distinzione tra la relazione Io-Tu e la relazione Io-Esso. Nel suo saggio Ich und Du pubblicato nel 1923, descrive l'impossibilità di relazionarci con le altre persone partendo dall'"Io" verso un "Esso", verso un oggetto separato da noi. Crede invece che gli esseri umani dovrebbero trovare significatività nei rapporti umani muovendo dall'"Io" verso un "Tu", verso le persone intese in se stesse come fini che portano verso Dio. Questa prospettiva potrebbe essere vista come anarchica poiché critica implicitamente le nozioni di "progresso" fondamentali per le ideologie autoritarie, che si astraggono dall'incontro personale "qui e ora" degli esseri umani. In seguito Martin Buber pubblicò un'opera, Vie dell'Utopia (1946), in cui spiegò esplicitamente le sue idee anarchiche con la sua teoria della «comunità dialogica» fondata su «relazioni dialogiche» interpersonali.

Periodo postbellico

Sartre, Camus e Dagerman

Dopo la seconda guerra mondiale, l'esistenzialismo divenne un movimento filosofico e culturale ben noto e significativo e, in questo periodo, influenzò senza dubbio molti anarchici. [14] Ciò è avvenuto principalmente attraverso due scrittori francesi, Jean-Paul Sartre e Albert Camus, autori di romanzi di successo, opere teatrali, articoli e testi teorici.

Esponente influente dell'esistenzialismo ateo, Sartre sottolinea nelle sue opere l'espansione della libertà individuale in un mondo senza Dio e senza una natura umana predeterminata. Proprio come gli anarchici, che hanno sempre ribadito che le impronte digitali deterministiche per noi stessi o per il futuro non porteranno mai alla libertà, Sartre crede che gli esseri umani possano scegliere da soli la propria libertà, un "essere per sé" non incatenato al sociale ed a ruoli politici ed economici imposti. Questa libertà potrebbe non essere sempre completamente gioiosa, poiché, per Sartre, «l'uomo è condannato a essere libero». Analogamente, gli anarchici sostengono che una società anarchica sarebbe desiderabile, ma mai inevitabile (sta alla volontà e alla responsabilità umana creare tale società). Per un breve periodo tra il 1939 e il 1940 Sartre fu un anarco-pacifista. [15] Sebbene fosse noto soprattutto per la sua politica marxista e per l'allineamento, durante il 1968, con il Partito Comunista francese e i maoisti, Sartre, dopo la ribellione del maggio, disse: «Se si rileggono tutti i miei libri, ci si renderà conto che non sono cambiato profondamente e che sono rimasto sempre un anarchico». [16] Verso la fine della sua vita, Sartre abbracciò esplicitamente l'anarchismo. [16] [17] [18]

Pur respingendo il termine "esistenzialismo", Camus era amico di Sartre ed è stato considerato parte del movimento esistenzialista. Come esponente dell'esistenzialismo ateo, nelle sue opere si preoccupa di affrontare ciò che chiama "assurdo" e di come dovremmo agire per ribellarci all'assurdità vivendo, aprendo la strada alla libertà senza una realtà trascendente. Camus è anche associabile al movimento anarchico francese. L'anarchico André Prudhommeaux lo presentò in una riunione del Cercle des Étudiants Anarchistes nel 1948 come simpatizzante che conosceva il pensiero anarchico. Scrisse per pubblicazioni anarchiche come «Le Libertaire», «La révolution Proletarienne» e «Solidaridad Obrera» (l'organo della Confederación Nacional del Trabajo), e si schierò con gli anarchici quando espressero il sostegno alla rivolta del 1953 in Germania Est. Si allacciò nuovamente agli anarchici nel 1956, prima a sostegno della rivolta degli operai a Poznań, in Polonia, e poi a sostegno della Rivoluzione ungherese. Una delle espressioni più sostanziali delle sue posizioni sia esistenzialiste che anarchiche appare nella sua opera L'Homme révolté (L'Uomo in rivolta). Per Camus, come per Nietzsche, la rivolta non dovrebbe scavare nel nichilismo e, come per Stirner, dovrebbe essere distinta dalla rivoluzione: non è un atto solitario e non elimina la solidarietà umana, ma afferma la natura comune degli esseri umani. Nell'esperienza dell'assurdo, la sofferenza è individuale, ma quando passa alla rivolta, è consapevole di essere collettiva. Il primo passo dell'individuo alienato, sostiene Camus, è riconoscere che condivide tale alienazione con tutti gli esseri umani. La rivolta quindi libera l'individuo dall'isolamento: «Mi rivolto, dunque siamo». Alla fine del suo libro, Camus celebra lo spirito anti-autoritario nella storia ed si esprime a favore del sindacalismo rivoluzionario come unica alternativa: «Tanto il sindacalismo quanto il comune sono negazione, a vantaggio del reale, del centralismo burocratico e astratto». [19]

Stig Dagerman era il principale rappresentante di un gruppo di scrittori svedesi chiamati "Fyrtiotalisterna" ("gli scrittori degli anni '40"), i quali riprendevano i concetti esistenzialisti di paura, alienazione e insensatezza, sulla scia degli orrori della seconda guerra mondiale e della incombente guerra fredda. [20] Fu un anarchico attivo per tutta la vita e si unì alla Federazione Sindacalista Giovanile nel 1941. A diciannove anni divenne il direttore di Storm, giornale per giovani anarchici, e all'età di ventidue anni fu nominato editore culturale di Arbetaren, un quotidiano del movimento sindacalista. Ha chiamato «Arbetaren» il suo «luogo di nascita spirituale».

L'influenza dell'esistenzialismo

L'anarchico italiano Pietro Ferrua, ammiratore di Sartre, considera l'esistenzialismo la filosofia logica degli anarchici e ha scritto su questo argomento alcuni articoli. [17] Maria Luisa Berneri scrisse che «in Francia, Jean-Paul Sartre, André Breton e Camus... han tutti combattuto la battaglia dell'individuo contro lo Stato». [21]

Nel suo saggio Esistenzialismo, marxismo e anarchismo (1949), l'anarchico inglese Herbert Read riconosce il legame tra anarchismo ed esistenzialismo. Read si interessa agli scritti di Søren Kierkegaard, Martin Heidegger e Jean-Paul Sartre e paragona l'esistenzialismo allo stesso anarchismo, considerando entrambi superiori al marxismo. Read fu uno dei primi scrittori al di fuori dell'Europa continentale a prendere atto del movimento. [22] Fu anche fortemente influenzato da Max Stirner, notando la vicinanza tra l'egoismo di Stirner e l'esistenzialismo, e scrisse un'entusiastica Prefazione alla traduzione inglese del 1953 de L'Homme révolté di Albert Camus.

Era contemporanea

Nuvola apps xmag.png Per approfondire, vedi post-anarchismo.

Sebbene negli anni '40 e '50 l'esistenzialismo fosse il movimento intellettuale europeo dominante, negli anni '60 stava iniziando a perdere la sua influenza. Durante gli anni '60 si sarebbe parlato poco o nulla del movimento esistenzialista e la sua popolarità sarebbe stata oscurata da strutturalismo, post-strutturalismo e postmodernismo, approcci intellettuali che sono ancora oggi ampiamente utilizzati nel mondo accademico. Tuttavia, l'esistenzialismo, in particolare la fenomenologia esistenziale, rimane significativamente influente sul post-strutturalismo e sul postmodernismo; un commentatore ha sostenuto che i post-strutturalisti potrebbero essere definiti con la stessa precisione "post-fenomenologi". [23] Come l'esistenzialismo, questi approcci rifiutano le nozioni essenzialiste o riduzioniste e criticano la cultura e la filosofia occidentali dominanti, respingendo i precedenti sistemi di conoscenza basati sul conoscitore umano. Dagli anni '80, quindi, un numero crescente di filosofie anarchiche, rappresentate dal termine post-anarchismo, hanno utilizzato approcci post-strutturalisti e postmodernisti.

Nelle sue opere post-anarchiche Saul Newman ha utilizzato principalmente Max Stirner e Friedrich Nietzsche, insieme a pensatori come Jacques Lacan. Newman critica gli anarchici classici per aver assunto una "natura umana" oggettiva e un ordine naturale a cui anche l'esistenzialismo si oppone. Newman sostiene che, in base a questo tipo di approccio, gli esseri umani progredirebbero e starebbero bene per natura, trovando soltanto nell'establishment una limitazione al loro comportamento. Per Newman questa è una visione del mondo manichea, che comporta l'inversione del Leviatano di Thomas Hobbes, in cui lo stato "buono" è soggiogato dal popolo "malvagio". Anche Lewis Call e Michel Onfray hanno tentato di sviluppare la teoria post-anarchica attraverso il lavoro di Friedrich Nietzsche.

In The Politics of Individualism (1993), la femminista anarchica L. Susan Brown sostiene esplicitamente la continua rilevanza dell'esistenzialismo e il suo necessario complemento nell'anarchismo. Ritiene che l'anarchismo sia una filosofia basata sull'«individualismo esistenziale» che enfatizza la libertà dell'individuo e definisce l'«individualismo esistenziale» come la fiducia nella libertà nell'interesse della libertà, contrapponendolo all'«individualismo strumentale», più spesso presente nelle opere liberali, definito come la libertà di soddisfare gli interessi individuali senza una fiducia significativa nella libertà. Ella sostiene, come i post-anarchici, che sulla base della teoria anarchica classica gli esseri umani sono naturalmente cooperativi, ma che questa immutabile natura umana presenta molti problemi per l'anarchismo poiché contraddice il suo impegno per il libero arbitrio e l'individuo. Secondo Brown, affinché l'anarchismo sia fondamentalmente individualista, deve guardare all'esistenzialismo per una «concettualizzazione più fluida della natura umana». [24] Osservatrice delle opere di Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir, le considera compatibili con l'anarchismo. Brown sostiene che l'anarchismo generalmente non tiene conto delle idee femministe di educazione dei figli: l'idea di allevare i bambini esistenzialmente liberi dai loro genitori ed educati da una comunità in modo non gerarchico non è spesso considerata dagli anarchici, eppure i pensatori radicali fortemente influenzati da Nietzsche, Otto Gross, gli psichiatri esistenzialisti come Ronald David Laing e post-strutturalisti come Gilles Deleuze e Félix Guattari hanno sostenuto con forza che la famiglia nucleare è una delle istituzioni più oppressive della società occidentale.

L'anarchico inglese contemporaneo Simon Critchley considera l'etica auto-definita "anarchica" del fenomenologo esistenziale Emmanuel Levinas l'infinita richiesta etica che va oltre misura, "an-archica" nel senso di non avere alcun principio gerarchico o regola su cui strutturarsi, aspetto importante per l'attuale pratica sociale anarchica contemporanea. Il suo libro Infinitely Demanding: Ethics of Commitment, Politics of Resistance propone una concezione levinasiana dell'anarchismo e un tentativo di praticarlo. [25]

L'anarchico francese contemporaneo e filosofo edonista Michel Onfray ha pubblicato un libro su Albert Camus intitolato L'ordre Libertaire: La vie philosophique de Albert Camus. [26]

Note

  1. Peter Marshall, Demanding the Impossible: A History of Anarchism, p. 580.
  2. Herbert Read, Existentialism, Marxism, and Anarchism, Londra, Freedom Press, 1952.
  3. In Oltre il bene e il male Nietzsche fa riferimento ai «cani anarchici».
  4. Spencer Sunshine, Nietzsche and the Anarchists, 2005.
  5. Jesse Cohn e Shawn Wilbur, What's Wrong With Postanarchism?
  6. Rudolf Rocker, Nationalism and Culture, pp. 191-199.
  7. Widukind De Ridder, Max Stirner, Hegel and the Young Hegelians: A reassessment, in History of European Ideas, 2008, pp. 285-297 (sostiene che L'Unico e la sua proprità di Max Stirner è una critica e una feroce parodia di Hegel, dei giovani hegeliani e delll'hegelismo come sistema di pensiero).
  8. Noam Chomsky ha fatto riferimento alle "radici più o meno hegeliane" del fascismo e del bolscevismo in molte interviste (vedi Class Warfare, Pluto Press, 1996. p. 23).
  9. Michail Bakunin, La libertà degli uguali (a cura di Giampietro Berti), Elèuthera, 2009, p. 86.
  10. Mark Leier, Bakunin: The Creative Passion, New York, Seven Stories Press, 2006. p .83.
  11. Stanley Edgar Hyman, Henry Thoreau Once More, in The Massachusetts Review, vol. 4, n. 1 (autunno 1962), pp. 163-170.
  12. Franz Kafka, lettera alla fidanzata Felice Bauer del 21 novembre 1912.
  13. Otto Gross, Zur Überwindung der kulturellen Krise, Die Aktion, 1913, p. 386.
  14. Peter Marshall, Demanding the Impossible: A History of Anarchism, p. 579.
  15. John Taylor, Abandoning Pacifism: The Case of Sartre, Journal of European Studies, vol. 89, 1993.
  16. 16,0 16,1 Sartre at Seventy: An Interview
  17. 17,0 17,1 Sartre par lui-même, di Pietro Ferrua
  18. Interview with Jean-Paul Sartre, in The Philosophy of Jean-Paul Sartre, ed. P. A. Schilpp, p. 21.
  19. Albert Camus, L'Uomo in rivolta, Il pensiero meridiano
  20. Stig Dagerman, di Paul Newman
  21. Maria Luisa Berneri, Viaggio attraverso Utopia
  22. Michael Paraskos, The Elephant and the Beetles: the Aesthetic Theories of Herbert Read, PhD, University of Nottingham, 2005.
  23. Colin Davis, Levinas: An Introduction, Continuum, Londra, 2006, p. 8.
  24. L. Susan Brown, The Politics of Individualism, Montreal, Black Rose Books, 2002, p. 153.
  25. Simon Critchley, Infinitely Demanding: Ethics of Commitment, Politics of Resistance, New York, Verso, 2007.
  26. Michel Onfray, L'ordre Libertaire: La vie philosophique de Albert Camus, Flammarion, 2012.

Alcune letture

Voci correlate