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Kordian (Giuseppe Ciancabilla) È Natale. C’è nell’aria frizzante della via la voluttà del tiepido raccoglimento accanto al fuoco, in casa, dopo i pasti famigliari, nell’ora beata della digestione. C’è nello sfarzo dei magazzini insolitamente ricolmi di merci e di cibarie, tutta una sfumatura di note vivaci che inneggiano alla vita, all’abbondanza, al piacere. E c’è una grande maggioranza di persone – uomini e donne, vecchi e giovani, bambini e adulti – che muoiono o vanno lentamente morendo, per mancanza di tutto, di casa, di cibi, di vesti, di gioie. Così, mentre le cose, la grande maggioranza delle cose, si sciupano nell’inutilità di servire agli uomini, si sciupano marcite, logorate, putrefatte, vi sono degli esseri che muoiono per la mancanza delle cose – o, meglio, non per la mancanza delle cose, ma perché vi sono altri uomini socialmente più forti, i quali impediscono loro di servirsene, ingiustamente. Questa ingiustizia è così facile a comprendersi, e pure quei che ne soffrono non sanno, non vogliono capirlo. Solo il giorno in cui la verità avrà fatto la luce nelle loro anime, il Natale dell’umanità sarà per tutti tiepido, abbondante, felice. (La Protesta Umana, anno II, n. 38 del 26/12/1903)


Nel 1905 si reca ad Aiglemont nelle Ardenne per sperimentare la vita nella colonia “comunista” “L’Essai”, e al suo ritorno scrive un saggio abbastanza critico che apparirà a puntate ne «La Protesta umana» e poi in opuscolo. La sua rigidità la mette spesso in urto con altri anarchici, che rimproverano a lei e a Molinari di vivere al di fuori e al di sopra della faticosa quotidianità di figure sociali segnate dalla precarietà e da un endemico ribellismo. Anarchica antiorganizzatrice, come Molinari, è tuttavia insofferente nei confronti delle intemperanze di quegli anarchici che trasferiscono l’individualismo e l’antiorganizzazione dal piano della teoria politica a quello dei comportamenti privati. Di qui scontri e incomprensioni con personaggi sradicati e dai mille espedienti come Gennaro D’Andrea, Libero Tancredi, Giovanni Gavilli, chiamati di volta in volta a redigere «Il Grido della folla». Nel 1906 la rottura tra Gavilli e i cosiddetti “tetrarchi” (Molinari, Giacomelli, Ricciotti Longhi, Manfredi) porta questi ultimi ad abbandonare il periodico, che si estinguerà nelle mani del primo, e a fondare «La Protesta umana». Anche in questo caso la collaborazione di Ireos è intensa. «La Protesta umana» durerà fino alla fine del 1909, con una breve esperienza di periodicità quotidiana. Nel 1908 però, G. e Molinari, offrono la redazione del giornale a Paolo Schicchi, suggestionati dall’alone eroico che accompagnava l’anarchico siciliano, reduce dalle carceri spagnole e a lungo detenuto in quelle italiane per il ferimento di un delegato di polizia nel 1892. La profonda incompatibilità di carattere e di vedute tra Schicchi e G. degenera in un aspro contrasto che culmina nell’abbandono de «La Protesta umana» e nella pubblicazione da parte del primo di un violento pamphet accusatorio (Le degenerazioni dell’anarchismo) a cui rispondono “Epifane” (cioè Ettore Molinari) e Ireos con Un triste caso di libellismo anarchico (Milano 1909). Dopo la partenza di Schicchi, Molinari e G. si indirizzano a un giovane individualista aretino, Giuseppe Monnanni (o Monanni), che aveva già pubblicato a Firenze la rivista «Vir», e alla sua compagna Leda Rafanelli, nota pubblicista libertaria. Monanni e Rafanelli daranno poi vita a una serie di riviste e a un’attività editoriale particolarmente ricca e significativa, e non solo in campo strettamente anarchico (la Casa Editrice Sociale). Con il termine dell’esperienza de «La Protesta umana», G. si ritrae in una routine silenziosa, interrotta soltanto dalla scoppio della guerra europea.

La Protesta umana

periodico settimanale anarchico; poi: quotidiano anarchico; poi: periodico settimanale

   Sottotitolo:
       Periodico settimanale anarchico.
       Dal 20-21 febb. 1909 (a. IV, n. 118): Quotidiano anarchico.
       Dal 20 mar. 1909 (a. IV, n. 121): Periodico settimanale anarchico.
   Luogo di pubblicazione: Milano.
   Tipografia:
       Milano, Tip. Galimberti, Politti & C.
       Dal 22 febb. 1908 (a. III, n. 68; o, forse, dal n. precedente, non reperito): Tip. dell’Università Popolare.
       Dal 28 mar. 1908 (a. III, n. 73; o, forse, da uno dei due n. Precedenti, non reperiti): Tip. Galimberti, Politti & C.
       Dal 7 nov. 1908 (a. III, 104): Tip. E. Zerboni.
   Durata:
       13 ott. 1906 (a. I, n. 1) — 20 nov. 1909 (a. IV, n. 146).
       Interrompe le pubblicazioni, “causa il minaccioso aumento del deficit del nostro bilancio”, dal 14 ag. 1909 (a. IV, n. 142) al 30 ott. 1909 (a. IV, n. 143).
       In data 5 genn. 1908 pubblica un n.u., dal tit. La Protesta (vd.).
   Periodicità:
       Settimanale.
       Dal 20-21 febb. 1909 (a. IV, n. 118): quotidiano.
       Dal 20 mar. 1909 (a. IV, n. 121): settimanale.