Anarchici e Resistenza

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Manifesto che ricorda il ruolo avuto dagli anarchici prima, durante e dopo la resistenza antifascista

La storiografia comune sia per motivi di difficoltà di documentazione sia per motivi politici è stata per tempo assai carente sull'argomento, a parte autori come il genovese Gaetano Perillo storico, comunista, partigiano e comandante degli Arditi del Popolo a Genova a suo tempo.

Attualmente vi è una fioritura di autori più giovani, spesso ricercatori universitari che hanno dato un contributo essenziale alla ricerca ed alla documentazione che comunque non risulta omogenea rispetto a tutto il territorio nazionale, il cui lavoro, anche se non specifico sull'argomento contiene parti essenziali per informazioni utili, come i lavori di Eros Francescangeli[1] o quelli di Giorgio Sacchetti, un esperto di storiografia anarchica.

Inoltre sono nati archivi come il Fondo della famiglia Camillo Berneri che hanno raccolto enormi quantità di documentazione sulla storia anarchica in generale e sui periodi specifici in particolare. Per il caso localistico specifico di Sestri Ponente basilare è [2]il lavoro di Guido Barroero, autore fra l'altro di un importante saggio su Ret Marut.

Da Addio, Lugano bella di Pietro Gori

« Ed è per voi sfruttati,
per voi lavoratori,
che siamo ammanettati
al par dei malfattori [...]

Anonimi compagni,
amici che restate,
le verità sociali
da forti propagate [...]

a predicar la pace
ed a bandir la guerra:
la pace tra gli oppressi,
la guerra agli oppressor.

[...] i cavalieri erranti
son trascinati al nord. »

E così fu poiché per sfuggire al carcere fascista dovettero riparare in Francia, negli USA, in Spagna dove furono una delle basi della milizia antifranchista per poi tornare in Italia e combattere la guerra partigiana.

Introduzione

Continuità

Giornale degli Arditi del Popolo

La Resistenza anarchica al fascismo ha radici antiche che partono già dagli Arditi del Popolo a cui gli anarchici aderirono sia come singoli che come formazione politica, senza il minimo tentennamento. Fu l'unica frangia della sinistra, quella anarchica, che assunse una posizione netta e precisa in tal senso. Gli altri partiti della sinistra alla fine o per opportunismo, vedi socialisti, o per rigidezza dogmatica, sconfessarono tale organizzazione che riunì in pratica le formazioni di difesa proletaria dando loro una struttura paramilitare ben efficiente, ed esempio ne è la Difesa di Parma del 1922. Molti nomi di anarchici che partecipano alla Resistenza li troviamo a combattere il fascismo con gli Arditi del Popolo e poi nella Guerra di Spagna contro i nazifascisti. La lotta degli anarchici contro il fascismo prosegue senza soluzione di continuità per più di un ventennio e ben oltre, se teniamo conto che la guerriglia anarchica contro il regime fascista di Franco prosegue anche molto dopo la fine della seconda guerra mondiale.

Occorre chiarire che la base, e non pochi dirigenti dei partiti della sinistra non obbedirono agli "ordini" di partito; basti pensare che numericamente la maggior parte degli Arditi del Popolo erano comunisti o socialisti poi passati al Partito Comunista d'Italia o rimasti nel partito socialista, né mancarono personaggi di alta caratura di altri partiti della sinistra, come Guido Picelli, Vittorio Vidali, Alberto Acquacalda, Riccardo Lombardi per i comunisti e i socialisti, e come Vincenzo Baldazzi per i repubblicani.

Poco prima della caduta di Mussolini

Una tappa importante per tornare al periodo della Resistenza è il convegno clandestino fra le varie frazioni anarchiche italiane e reduci della vicenda della Guerra di Spagna, tenuto a Genova nel giugno del 1942: in tale situazione si definisce la strategia per una Liberazione dal nazifascismo che richiede una tappa intermedia come si intuisce dalla mozione che viene approvata dai convenuti:

« Essendo il fascismo il primo caposaldo da demolire e ogni colpo da chiunque tirato sarebbe sempre desiderato, in questa azione ci troveremo gomito a gomito con l'arma in pugno anche con quegli elementi le cui finalità sono in contrasto con le nostre o sono indefinite [...] Ma, caduto il primo caposaldo, cioè il fascismo, ogni corrente rivoluzionaria avanzerà le proprie rivendicazioni [...] Perciò nostro preciso compito crediamo sia questo: lavorare contro il fascismo sì, con chiunque: ma esigere da chiunque il diritto all'affermazione dei nostri sacrosanti principi libertari ».

Risulta chiaro fin da subito come gli intenti della lotta siano fermamente rivoluzionari, ma anche come si tenga in considerazione e facilmente si preveda che molti fra i possibili compagni di strada dell'oggi potranno domani mutarsi in avversari. Per questo stesso periodo, le fonti di polizia riferiscono che da parte di anarchici non meglio precisati, residenti in Piemonte, in Lombardia e nelle Marche, viene fondato un movimento antimilitarista denominato "Perdere per vincere", dedito alla diffusione di stampa clandestina e sovvenzionato dal noto Luigi Bertoni [3] di Ginevra.[4]

Emilio Canzi, anarchico piacentino

Vi sono moltissimi anarchici al confino nelle isole, sopratutto a Ventotene[5], sono persone temprate da anni di militanza clandestina e partecipazione sia ad agitazione politica che ad operazioni militari come i miliziani italiani antifascisti reduci dalla guerra di Spagna e molti estradati dalla Francia e provenienti dal campo di Vernet d'Ariège, come Emilio Canzi[6]. Nelle zone di incontro fra i confinati fulcro della discussione è la metodica con cui distruggere il fascismo e trasformare tale Lotta in lotta rivoluzionaria anticapitalistica.

Il tema della ripresa della lotta contro i fascisti, ovviamente non è oggetto di discussione e progetto solo per gli anarchici ma per i confinati politici di qualunque estrazione ideologica. Il direttivo comunista di Ventotene immediatamente prima dell'estromissione di Benito Mussolini dalla direzione del paese e del susseguente arresto, approva un documento che già predispone il metodo di lotta ed alleanze che accetteranno i comunisti nella lotta al fascismo con la parola d'ordine Lotta senza quartiere contro i nemici dell'unità proletaria nel massimalismo: gli antisovietici e anticomunisti, negli anarchici: gli anticomunisti.

La colonia anarchica numericamente seconda come grandezza nell'isola, con la presenza di diverse centinaia di miliziani, indice un'assemblea plenaria cercando di riunire i compagni della sinistra nella stessa ottica di unità di lotta antifascista precedente al fascismo, ma ormai il periodo storico è diverso e la spaccatura provocata dallo stalinismo è insanabile, anche se militarmente anarchici, socialisti e comunisti si troveranno a combattere insieme in diverse occasioni durante la Resistenza.

Inoltre il documento dei comunisti spiega già di per se stesso la dipendenza del Partito comunista da Mosca che già provocò scontri fratricidi fra i miliziani antifascisti in Spagna e, in seguito spiegherà come molte formazioni anarchiche, a parte quelle autonome come le Squadre Franche Libertarie di Silvano Fedi, preferiranno spesso associarsi nella lotta militare alle formazioni che fanno capo al PSI come le Brigate Matteotti o alle formazioni che fanno capo a Giustizia e Libertà - la vicenda di Emilio Canzi, Il Colonnello Anarchico, è chiara dimostrazione di quanto asserito - o anche con le formazioni comuniste trockiste Bandiera Rossa Roma e Brigata comunista. Nel contempo a Cosenza, immediatamente dopo il convegno di Genova, nasce a opera dell'ala anarchica del movimento antifascista il Comitato provinciale del Fronte unico nazionale per la libertà.

Ricomincia la Lotta

Buenaventura Durruti, nella Colonna Buenaventura Durruti militavano gli italiani Antoine Gimenez, Agostino Sette (che sarà il primo caduto italiano nella guerra di Spagna), Enrico Dal Bo, Bruno Sereni, Anteo Luzzatto, Giovanni Fassina, i fratelli Ornella, Lorenzo Musso, Umberto Calligaris, fra gli altri

Come logico vi è fortissima spinta nel cominciare la lotta contro il fascismo che viene dai confinati. È da rimarcare, sempre in relazione alla continuità, che quelli ancora liberi che si danno fare per tener contatti ed organizzare le varie Bande che si stanno formando localmente per passare alla lotta armata, vi è il vecchio ed irriducibile anarchico Pasquale Binazzi. Quel Binazzi di Torre del Lago, che oltre venti anni prima, tenne il comizio funebre per l'assassinio da parte dei carabinieri di Renzo Novatore, un anarchico futurista di sinistra e di Dante Carnesecchi, in quel periodo Binazzi era redattore del "Il Libertario" del La Spezia. In un breve lasso di tempo si tengono numerose riunioni clandestine a Firenze, a cui partecipano i rappresentanti di tutte le regioni, l'atmosfera è viva perché è il periodo dei grandi scioperi operai a Nord che saranno una delle principali cause della caduta di Mussolini. La prima "conferenza" segreta che sancisce la ricostituzione della Federazione Comunista Anarchica Italiana è tenuta sempre a Firenze in casa di Augusto Boccone, un fornaio, presenti i delegati rappresentanti le formazioni anarchiche di Bologna, Faenza, Genova, La Spezia, Livorno, Firenze, Torre del Lago, non presenti ma concordi con l'impostazione le formazioni di Carrara e Pistoia. Il tipografo Lato Latini provvede a stampare un migliaio di copie di quanto deciso in modo che possa esser pubblicizzata la rinascita della Federazione Anarchica.

Nel volantino diffuso, ovviamente clandestinamente, si chiarisce quale debba essere la strategia per la lotta rivoluzionaria. Tale strategia fa cardine su idee-forza da sempre patrimonio dell'Anarchia, ovvero rifiuto assoluto della guerra come espressione del prolungamento della politica capitalistica sotto forma di violenza applicata, e nello specifico della situazione contingente collaborazione a ogni forma di opposizione ai nazifascisti impostata secondo i dettami dell'antifascismo più intransigente, rimozione del sistema monarchico di governo per la costituzione di federazioni di liberi comuni e città la cui cosa pubblica deve essere regolamentata dai liberi produttori, e, ovviamente e non da ultima, libertà per stampa associazioni ed opposizione decisa ad ogni sistema dittatoriale per quanto transitorio posso prevedersi, in questo c'è un netto richiamo alla vicenda dei bolscevichi. I rapporti col PCI secondo questa impostazione non possono essere idilliaci ma occorre tentare una collaborazione perché la rete antifascista formata dai comunisti di osservanza moscovita rivela già in nuce tutta la sua enorme potenzialità. Si tiene quindi una riunione, sempre a Firenze, fra una delegazione del partito comunista ed una della federazione anarchica che però, come prevedibile, finisce in un nulla di fatto.

Discriminati durante la liberazione dal confino

Gino Lucetti, in suo onore si costituì il Battaglione Lucetti

Pietro Badoglio assume la dittatura militare nel luglio del 1943 e proclama che la gurerra continua a fianco agli alleati, Badoglio dà anche un ultimatum alla sinistra rivoluzionaria che più o meno suona così: "chiunque si illuda di turbare l'ordine pubblico, sarà inesorabilmente colpito", questa situazione esaspera un clima già di impazienza da parte dei confinati che sognano il riprendere la lotta contro l'eterno nemico fascista. Viene coinvolto in ambito governativo un comitato delle opposizioni antifasciste, e quindi è gioco forza risolvere o tentar di risolvere la situazione dei confinati Vediamo il testo sintetizzato che il capo della polizia Carmine Senise, già capo della polizia durante il fascismo, manda ai responsabili delle colonie di pena: "Prego disporre subito scarcerazione prevenuti disposizione autorità PS responsabili attività politiche escluse quelle che si riferiscono al comunismo e anarchia". Il gioco ormai è palese: si vogliono estromettere dalla lotta antifascista le ali più radicali ed irriducibili o quanto meno ritardarne l'intervento visto il carisma di certe persone fra questi e visto il rischio che la Lotta antifascista venga trasformata in Lotta anticapitalistica ed antimonarchica.

Tomaso Serra, anarchico sardo che visse l'esperienza del confino a Ventotene

Da Ventotene diretto da Marcello Guida che diverrà questore di Milano nel 1969 vengono rilasciati i prigionieri in ordine di pericolosità sovversiva quindi i primi liberati sono i "democratici" ed i miliziani di Giustizia e Libertà, su questi ultimi vi fu errore di valutazione, visto il legame che unirà le bande anarchiche, durante la Resistenza, alle formazioni di Giustizia e Libertà. In Giustizia e Libertà, che faceva capo al Partito d'azione, convivono fazioni di destra quale quella di Carlo Azeglio Ciampi (che mai partecipò ad azioni militari nella Resistenza nelle zone occupate dai nazifascisti in quanto avendo già attraversato le linee precedentemente ricopriva il ruolo di autiere nell'esercito del Sud), e di sinistra come quella di Vincenzo Baldazzi, repubblicano e discepolo di Errico Malatesta che diventerà il capo delle Brigate partigiane di città, legate al Partito d'azione, nella Resistenza romana. Nella sua formazione confluiranno buona parte degli anarchici romani e non solo romani. Vengono poi liberati i socialisti ed infine i comunisti in quanto Pietro Badoglio, nell'immediato proseguo, fece entrare nel governo Giovanni Roveda, comunista e Bruno Buozzi socialista (quest'ultimo in qualità di commissario per i sindacati dei lavoratori dell'industria) ed i due imposero immediatamente la liberazione dei compagni di partito ancora confinati ma non spinsero per la liberazione degli anarchici e dei nazionalisti sloveni e dei partigiani jugoslavi.

Diversi militanti di partiti della sinistra tentarono di rifiutarsi, senza esito, di partire senza gli anarchici e gli jugoslavi. Questo fatto provocò rotture e contrasti nel fronte antifascista, che nonostante le enormi divisioni teoriche aveva sempre dimostrato eccezionale solidarietà sia in carcere che al confino, questi fatti sono oggetto di dure discussioni ancora attuali.

A Ventotene, dopo spostamenti in altri campi e luoghi di confino, restano circa 200 persone fra anarchici e italiani di origine slovena o croata e partigiani jugoslavi, quelli considerati più pericolosi. Arriva il dispaccio anche per la Liberazione di questi ultimi ma "stranamente" quando son già stati inviati al campo di Renicci d'Anghiari (Arezzo), uno dei più disumani del periodo, questo e suscettibile di esser conquistato a breve scadenza dai nazifascisti. Tale episodio merita un approfondimento particolare.

La vicenda del Renicci

I periodo è stato ricostruito accuratamente tramite la testimonianza di Alfonso Failla, che nel particolare combatterà nella Resistenza in Toscana, Liguria e Lombardia. È da sottolineare anticipando i tempi che molti anarchici del gruppo di Failla o detenuti nel campo saranno protagonisti sia delle lotte operaie degli anni '50 oltre che della Resistenza, quindi (a parte il contenuto storico della testimonianza sulla discriminazione fra gli stessi antifascisti operata su ordini di Pietro Badoglio e i maltrattamenti subiti già a fascismo caduto), il fattore importante è che gli anarchici dopo anni di confino e le tragiche vicissitudini della guerra di Spagna nonché i lunghi anni di carcere fascista e la detenzione nei campi di concentramento francesi dopo La Retirada sono ancora in prima linea nella riorganizzazione e nella ripresa della lotta rivoluzionaria. Un aneddoto mostra come fosse ancora forte la coesione fra gli anarchici confinati anche dopo anni di galera e confino fascista: poco dopo partenza da Ventotene, gli anarchici salutano gridando dalla nave Gino Lucetti, detenuto nell'isoletta di S. Stefano. Gino Lucetti è l'Ardito che attentò alla vita Mussolini a colpi di bombe a mano; a Lucetti verrà intitolato il Battaglione Lucetti, battaglione anarchico, che agirà nella Lunigiana e zone limitrofe. Pochi giorni dopo i prigionieri arrivano nel campo di Renicci (Arezzo), vi furono diversi tentativi di fuga durante il trasferimento senza esito positivo.

A Renicci e la liberazione dal campo di concentramento

Arrivati al campo gli anarchici iniziano le proteste per l'iniquo e discriminato trattamento, gli agitatori più noti vengono isolati in segregazione, ci sono anche scontri con poliziotti e carabinieri, guardiani ed aguzzini del campo. Alfonso Failla è il leader di queste proteste, e in seguito ne rende un'accurata testimonianza sia come accadimenti nel campo sia come lucida analisi della causa della discriminazione rispetto alla Liberazione degli altri antifascisti. Un lungo articolo su "L'Agitazione del Sud" spiega con chiarezza la testimonianza e tesi di Alfonso Failla. Durante il viaggio, e le soste verso Renicci, ricevono la solidarietà della popolazione di Arezzo. Lì Enrico Zambonini[7], rifiuta di proseguire e viene direttamente portato in carcere, la zona sarà conquistata dai nazifascisti e Zambonini fucilato subito da questi assieme a Don Pasquino Borghi sostenitore della Banda Partigiana dei I sette fratelli Cervi. La protesta che prenderà robustamente corpo a Renicci incomincia alla stazione di Anghiari quando due anarchici, Marcello Bianconi[8] e Arturo Messinese, si accorgono che poliziotti e carabinieri stanno mettendo il colpo in canna ai fucili, e allora vengono invitati vivacemente dai due a sparare e a farla finita. A Renicci son portati pure partigiani jugoslavi con molti minorenni e ragazzetti che in parte moriranno a causa dello scarso vitto fornito e della mancanza di medicinali.

Gli aguzzini del campo tentano di sedare quell'inizio di rivolta ad opera di Biancone e Messinese ponendoli in isolamento, ma il gruppo di Alfonso Failla, formato in gran parte da reduci temprati della guerra di Spagna e dal carcere fascista, è ben avvezzo alle difficoltà e quindi non fa marcia indietro. La soluzione adottata a quel punto dai dirigenti del campo per tener in pugno la situazione è di impedire gli incontri fra gli internati detenuti in diversi posti del campo e i più rigidi su questa posizione sono un gruppo di militari, fascisti convinti, che fanno capo al tenente Panzacchi. Il colonnello Pistone, responsabile del campo, vista l'irriducibilità delle posizioni anarchiche per le richieste a lui proposte, onde evitare ancora scontri fisici i cui risultati sebbene certi, visto che gli anarchici non erano armati, ma che non sarebbero stati indolori neppure per gli aguzzini, finalmente permette che i gruppi di diversi alloggiamenti si incontrino liberamente. Nel contempo Emilio Canzi riesce a convincere i miliziani anarchici, propensi per lo scontro, in quanto estenuati dalle pretese di disciplina durissima da parte degli aguzzini del campo, a non attaccare: tutto ciò sta succedendo a fascismo caduto mentre il governo italiano del sud mette in campo circa 500.000 uomini a fianco degli alleati. Contemporaneamente Emilio Canzi inizia a studiare con i compagni una strategia per sviluppare la lotta di Resistenza nel piacentino. Emilio Canzi, in seguito denominato il "colonnello anarchico" sarà, nella Resistenza, il comandante unico della XIII zona operativa del piacentino.

I partigiani jugoslavi lentamente si amalgameranno con gli antifascisti italiani in quanto estremamente diffidenti proprio perché gli anarchici sono italiani e perciò appartenenti al popolo degli invasori della loro terra, ma pian piano la caparbietà nel convincimento da parte degli anarchici vincerà la loro diffidenza.

Il metodo tipico di intimidazione per imporre la disciplina voluta dagli aguzzini del campo son raffiche di mitragliatrice a salve contro i rivoltosi, ma capito, da parte dei rivoltosi, che sono a salve tale metodo lascia alla fin fine il tempo che trova. Il solo sistema è trasferire il combattivo gruppo di Alfonso Failla ad Arezzo che però è di nuovo in mano ai nazifascisti, o sta per caderci a breve termine; ciò significa portarli a farli fucilare senza il minimo dubbio. Alfonso Failla fa notare questo al responsabile del campo. Ma l'ordine non cambia e viene approntato il trasporto. L'alpino tenente Rouep è l'ufficiale accompagnatore, il graduato è ancora fascista e lo chiarisce nelle discussioni con gli anarchici, ma è assai diverso umanamente parlando, da Panzacchi, non gli va per nulla che Failla ed il suo gruppo finisca in mano ai nazifascisti, per cui a pochi chilometri da Arezzo, blocca il trasferimento consegna l'elenco dei tradotti ad Alfonso Failla e Mario Perelli [9] e li rimette in libertà. Fra le altre anarchiche, di cui non si hanno notizie sicure, al campo di Renicci fu inviata pure l'anarchica Lucia Minon [10] moglie di Alpinolo Bucciarelli[11], anche lui anarchico.

I reduci di Renicci entrano nella Resistenza

Molti fra questi come Emilio Canzi e Mario Perelli raggiungeranno con sforzi e fatica le bande partigiane per organizzare e proseguire la lotta contro i nazifascisti, alcuni invece saranno presi e fucilati. Nel seguito, nella zona di Arezzo gli anarchici parteciperanno alla Resistenza in Valdarno, collaborando con i CLN locali, in Valtiberina dove è ricordato, gli altri anarchici, Beppone Livi, nome di battaglia "Unico" agente di collegamento fra le soprannominate "Bande Esterne"[12] e i CLN aretino e toscano, il Livi già dall'ottobre del 1943, assieme a Angiola Crociani, la moglie, si occupa di nascondere e di provvedere al sostentamento di circa 300 slavi evasi e armati che hanno trovato rifugio nella zona boscosa di Ponte alla Piera (frazione di Anghiari) e di Pieve S. Stefano.

Gli avvenimenti successivi, alleanze e nemici degli anarchici nella Resistenza

"Umanità Nova" soppresso dai fascisti rinasce a Firenze con una tiratura clandestina di 1800 copie che si avvicina alle 8000 nei successivi 2 anni. La prima testata dice "Salute a Voi, o compagni d'Italia e di tutti i paesi; noi, dopo un lungo e forzato silenzio, riprendiamo con immutata fede il nostro posto di battaglia per la liberazione di tutti gli oppressi".

Tessera del sedicenne Giuseppe Pinelli attestante l'appartenenza alle "Brigate Bruzzi e Malatesta"

L'anno 1944 oltre a essere per gli anarchici l'anno dell'impegno partigiano, spesso in situazioni minoritarie e di debolezza locali, è l'anno in cui sovrapposta e compenetrata con la lotta antifascista (caratterizzata da intransigenza e negazione di possibile mediazione coi fascisti) la propaganda e la preparazione per l'insurrezione che porrà fine, secondo le loro speranze, oltre che al fascismo anche al capitalismo. Si tenta di coagulare attorno all'idea anarchica altri filoni quali quello azionista-repubblicano e liberalsocialista, che già in Spagna aveva avuto forti convergenze con il pensiero degli anarchici, basta pensare al legame di Carlo Roselli con l'ala anarchica di Barcellona. Quindi si prova a condividere il programma minimo del 1935 la cui stesura è di Camillo Berneri. Nel contempo si cerca un avvicinamento ai social comunisti. In certe realtà la cosa ha successo: le Brigate Bruzzi e Malatesta con le Brigate Matteotti, la collaborazione con Bandiera Rossa Roma, e quindi con la correlata Banda del Gobbo, nonché la stessa collaborazione con le Brigate di Giustizia e Libertà sempre a Roma, che sono al comando di Vincenzo Baldazzi. In alcune zone, vedi Genova ad esempio, vi è una stretta collaborazione fra anarchici e base del PCI. Il Fronte Unico dei Lavoratori proposto dagli anarchici tenta di incunearsi nelle diverse realtà della lotta armata antifascista non tralasciando mai la critica alla politica del CLN. A Milano si forma un'alleanza di breve durata con la frangia di comunisti dissidenti della Lega dei Consigli Rivoluzionari. In questa situazione è conseguente che i nemici acerrimi del Fronte Unico dei Lavoratori sono gli Alleati, che in taluni casi non esitano a far fuori, o quantomeno vi è forte sospetto di ciò, capi partigiani anarchici di grandissima caratura quali Emilio Canzi e Forsinari, comandanti partigiani della zona piacentina che muoiono entrambi a causa di investimenti di jeep guidate da soldati alleati in situazioni e tempi diversi anche se assai vicini.

In maniera altrettanto oscura, anche se sotto il piombo, muore Giuseppe Albano, socialista e ben avverso a qualunque mediazione politica sia in futuro, sia per breve periodo con Re d'Italia e alleati.

Il richiamo alla lotta antifascista

La caduta di Mussolini coincide in pratica nel sud con la ripresa dell'ideologia politica socialista-libertario popolare e contadina repressa, ma non doma, durante gli anni del fascismo. Ma nel meridione d'Italia dove risiede il Regno del Sud la guerra è su due fronti: contro i nazifascisti ancora in armi e contro i "liberatori" alleati e monarchici che negano libertà di stampa e di organizzazione alle forze su posizioni critiche rispetto alla politica del CLN e della Svolta di Salerno. In tale stato di cose si svilupperà nel dopoguerra anche a danno dei partiti aderenti al CLN causato da un intreccio mafia fascismo servizi segreti alleati e italiani. In aprile alla vigilia dell'insurrezione che porterà alla Liberazione del Nord dai nazifascisti i partigiani anarchici propagandano nella Genova, vecchia roccaforte antifascista, un appello all'insurrezione mentre a Firenze "Umanità Nova" fa ricomparire in prima pagina di programma minimo di Camillo Berneri. [13]

Informazioni su consistenza e localizzazione delle Brigate Anarchiche

Viene riportata di seguito in modo semplificato e approssimativo consistenza e dislocazione delle Brigate Anarchiche sul territorio italiano, in alcune zone le informazioni permettono un approfondimento migliore. [14]

L'argomento in questione è sviluppato alla voce: gli anarchici e la resistenza antifascista

Note

  1. Eros Francescangeli, ARDITI DEL POPOLO Argo secondari e la prima organizzazione antifascista
  2. Anarchici e Resistenza a Sestri Ponente
  3. Luigi Bertoni soprannominato il santo
  4. Resistenza e Guerra sociale di G. Sacchetti
  5. l'AICVAS (Assoc. Italiana combattenti Antifascisti di Spagna) sito AICVAS si occupò della pubblicazione di La Spagna nel nostro cuore 1936/1939: in questo volume furono riportate le biografie di 3.400 miliziani antifascisti; nel 2000 gli Amici del Liceo Scientifico di Varese festa commemorativa tentarono di fare una distinzione in base alla matrice politica e, a parte le inevitabili imprecisioni, essendo passati quasi 70 anni, il censimento per appartenenza politica, calcolato su 1.450 miliziani diede i seguenti risultati: Tali numeri riportati meccanicamente al numero globale forniscono circa: mentre per il censimento degli internati che si sono potuti reperire, risultano:
    • 50 Biografie di anarchici confinati a Ventotene: Adamo Agnoletto - Agostino Barison - Attilio Bassi - Marcello Ruggero Bianconi - Secondo Biglia - Sirio Biso - Libero Bodini - Libero Bonucci - Golfiero Bonucci - Emmerico Boso - Ernesto Bruna - Guido Bruna - Alpinolo Bucciarelli -Emilio Canzi - Carlo Castagna - Renato Castagnoli - Dario Castellani - Alfonso Cioni - Giulio Conte - Ettore Cropalti - Raffaele De Lucchi - Romualdo Del Papa - Italo Del Proposto - Giovanni Diotallevi - Sabatino Gambetti - Guglielmo Gennari - Vittorio Guidetti - Odoardo Ghillani - Luigi Grimaldi - Pasquale Migliorini - Gualtiero Nubola - Lelio Osio - Siro Giovenale Paradisi - Vindice Rabitti - Giuseppe Raffaelli - Anselmo Rambaldi - Giuseppe Sallustro - Camillo Sartoris - Carlo Scolari - Antonio Scroglieri - Tomaso Serra - Ciro Sparano - Emilio Strafelini - Libertario Tassi - Emilio Tinti - Leone Tralci - Giovanni Virgilio - Enrico Zambonini (fucilato assieme a Don Pasquino Borghi il quale supportava la Banda dei I sette fratelli Cervi) - Gelindo Zanasi - Armando Zazza
    • Invece per le Tremiti le biografie ricostruite riguardano Mariano Baglioni - Armando Bienintesi - Giacomo Canepele - Ilario Margarita - Caffiero Meucci - Carlo Mondino - Paolo Montaresi - Dante Ragazzi
  6. Foto del colonello anarchico nella guerra di Spagna
  7. A Reggio Emilia un distaccamento "Garibaldi" prese il nome di Enrico Zambonini, anarchico morto fucilato dai nazifascisti, mentre a Bologna la presenza degli anarchici nelle formazioni partigiane era stata con la fondazione della formazione "Fratelli Bandiera" ed a Imola con la "Bianconcini", nel piacentino militavano in formazioni associate a Giustizia e Libertà ed il comandante unico della relativa zona operativa era Emilio Canzi archivio Umanità_Nova
  8. Fra gli organizzatori a Genova della frangia anarchica presente nella CGIL negli anni '50 con Lorenzo Parodi, Bianconi nei Comitati di difesa sindacale con Pietro Caviglia e Wanda Lizzari, Lorenzo Parodi, con Aldo Vinazza, con i Gruppi anarchici aziendali facenti capo ai GAAP (Gruppi Anarchici di Azione Proletaria) [1]
  9. Fra i comandanti delle Brigate Bruzzi e Errico Malatesta di Milano, forti di circa 1300 uomini
  10. Da ANPI le sentenze del Tribunale Speciale
  11. La Spagna brucia, Giacomo Calandrone, Editori Riuniti; Col freddo nel cuore: uomini e donne nell'emigrazione antifascista di Patrizia Gabrielli, Donzelli
  12. Il movimento partigiano aretino crebbe rapidamente, creando una situazione estremamente difficile per le forze nazifasciste che presidiavano la provincia. Tedeschi e repubblichini cercarono inutilmente di stroncare l'attività della XXIII Brigata Garibaldi "Pio Borri", della XXIV "Bande Esterne" e della "Mameli". Si veda inoltre: Resistenza in Toscana
  13. Berneri non si ritraeva di fronte alle difficili e insidiose sfide della politica, egli si impegnò costantemente per la formulazione di un programma minimo anarchico e socialista per la transizione rivoluzionaria. Per Berneri era essenziale che l'anarchismo fosse sempre in sintonia con i tempi e i luoghi, riuscendo a proporre delle forme pratico-organizzative nel breve-medio periodo alle classi subalterne in lotta per un mondo migliore, senza rinunciare mai ai valori fondamentali dell'Ideale.Camillo Berneri
  14. Informazioni generiche; Formazioni e Locazione: Gli anarchici e la Resistenza

Bibliografia

  • L'antifascismo rivoluzionario, BFS, Pisa, 1993
  • La resistenza sconosciuta, Zero in Condotta, Milano, 1995
  • Pietro Bianconi, La resistenza libertaria, TraccEdizioni, Piombino, 1984
  • Paola Feri, Il movimento anarchico in Italia (1944-1950), dalla resistenza alla ricostruzione, FIAP, Roma, 1978
  • Gaetano Manfredonia, La Resistenza sconosciuta: gli anarchici e la lotta contro il fascismo, 1995
  • Roberto Gremmo, L'ultima Resistenza: le ribellioni partigiane in Piemonte
  • Gino Cerrito, Adriana Dadà, Gli anarchici nella resistenza apuana
  • Atti della giornata di studi su L'Antifascismo rivoluzionario. Tra passato e presente, Pisa, 25 aprile 1992, BFS, 1993
  • Giornali anarchici della Resistenza 1943-'45 / Gli anarchici e la lotta contro il fascismo in Italia, Ediz. Zero in Condotta, Milano, 1995
  • Adriana Dada', L'anarchismo in Italia: fra movimento e partito. Storia e documenti dell'anarchismo italiano, Teti, Milano, 1984
  • I. Rossi, La ripresa del movimento anarchico italiano e la propaganda orale dal 1943 al 1950, RL, Pistoia, 1981
  • Pietro Bianconi, Gli anarchici nella lotta contro il fascismo, Ediz. Archivio Famiglia Camillo Berneri, Pistoia, 1988
  • G. Cerrito, con Adriana Dadà e Maria Pacini, Gli anarchici nella resistenza apuana, Fazzi Editore, Lucca, 1984
  • M. Rossi, Avanti siam ribelli..." Appunti per una storia del movimento anarchico nella Resistenza, BFS, Pisa, 1985
  • M. Lampronti, L'Altra Resistenza. L'Altra Opposizione (comunisti dissidenti dal 1943 al 1951), Antonio Lalli, Firenze, 1984
  • C. Venza, Umberto Tommasini. L'anarchico triestino, ediz. Antistato, Milano, 1984
  • L. Cavalli, C. Strada, Nel nome di Matteotti. Materiali per una storia delle Brigate Matteotti in Lombardia, 1943-1945, Franco Angeli, Milano, 1982
  • G. Manfredonia, Les Anarchistes italiens en France dans la lutte antifasciste, in "Collection de l'Ecole francaise de Rome", Roma, n. 94/1986
  • M. R. Bianco, Les anarchistes dans la Resistance", vol. 2, Témoignages 1930-1945, in "Bulletin" C.I.R.A. Marseille, n. 23/25 del 1985
  • I. Tognarini, Guerra di sterminio e Resistenza. La provincia di Arezzo 1943-1944, E.S.I., Napoli, 1990
  • L. Bettini, Bibliografia dell'anarchismo, vol. 1, tomi I e II, C. P. editrice, Firenze, 1972-1976
  • Giorgio Sacchetti, Resistenza e guerra sociale. Il movimento anarchico e la lotta di liberazione 1943-1945, in "Rivista Storica dell'Anarchismo" Pisa, a. II, n. 1/1995
  • Giorgio Sacchetti, Gli anarchici contro il fascismo, 'Sempre Avanti', Livorno, 1995

"Almanacco Socialista", Milano, ed. Avanti! 1962, "A-Rivista anarchica", Milano, n. 4/1973

  • Gaetano Perillo, Gibelli Camillo Storia della Camera del lavoro di Genova: Dalle origini alla seconda guerra mondiale, 1980
  • Bibliografia inerente la Brigate Franche Libertarie di Silvano Fedi
  • C. O. Gori, Arrivano i partigiani, Pistoia è libera, in "Microstoria", n. 35 (mag./giu. 2004)
  • A. Ciampi, Virgilio Gozzoli, vita irrequieta di un anarchico pistoiese, in “Microstoria”, n. 37 (set./ott. 2004)
  • S. Bardelli, E. Capecchi, E. Panconesi, Silvano Fedi. Ideali e coraggio, Pistoia, Nuove esperienze, 1984, pp. 45-68
  • G. Petracchi, Al tempo che Berta filava. Alleati e patrioti sulla linea gotica (1943-1945), Milano, Mursia, 1996, pp. 89-91
  • R. Risaliti, Antifascismo e Resistenza nel Pistoiese, Pistoia, Tellini, 1976, pp. 213-214
  • Marco Francini, La guerra che ho vissuto. I sentieri della memoria, Pistoia, Unicoop Firenze-Sezione soci Pistoia, 1997, p. 364
  • R. Corsini, Le tappe della vita di Silvano Fedi, in "Bollettino Archivio Giuseppe Pinelli", n. 5 (lug. 1995)
  • R. Bardelli, M. Francini, Pistoia e la Resistenza, Pistoia, Tellini, riedizione 1980, pp.59-61
  • I. Rossi, La ripresa del Movimento Anarchico e la propaganda orale dal 1943 al 1950, Pistoia, RL, 1981, pp. 26-30, 133-143
  • Pietro Bianconi, Gli anarchici italiani nella lotta contro il fascismo, Pistoia, Archivio Famiglia Camillo Berneri, 1988, pp. 83-97
  • Gli anarchici contro il fascismo: Pistoia, in "A Rivista Anarchica", n. 20, 1973
  • La scuola nel regime fascista: il caso del Liceo classico di Pistoia, Pistoia, Amministrazione comunale, 1977, pp. 51, 55

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