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	<title>Anarcopedia - Contributi dell&amp;#039;utente [it]</title>
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	<subtitle>Contributi dell&amp;#039;utente</subtitle>
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		<title>Liberalismo</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Andy green socialist: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:PieroGobetti.jpg|thumb|[[Piero Gobetti]], un liberale anomalo]]&lt;br /&gt;
Il &#039;&#039;&#039;liberalismo&#039;&#039;&#039; è un&#039;ideologia, definitasi nel corso del tempo ed in luoghi diversi durante l&#039;età moderna e contemporanea, che pone dei limiti al potere e all&#039;intervento dello [[Stato]]. L&#039;obiettivo sarebbe quello di proteggere i diritti naturali, la [[libertà]] e l&#039;[[autonomia]] dell&#039;[[individuo]]. Le matrici filosofiche su sui si fonda sono il [[giusnaturalismo]], il [[contrattualismo]] e l&#039;illuminismo nella sua accezione individualistica e razionalistica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Nozione ==&lt;br /&gt;
Il &#039;&#039;&#039;liberalismo&#039;&#039;&#039; è un dottrina politica, o meglio, un complesso di concezioni e teorie etico-politiche che professa una concezione della vita avente come postulati fondamentali la [[libertà]] dell&#039;uomo quale valore supremo e la fiducia che le capacità creative dell&#039;[[individuo]], se possono liberamente esplicarsi, portino armonicamente alla piena attuazione della personalità del singolo al benessere e al progresso della comunità; di conseguenza rivendica le [[libertà]] nell&#039;ambito della comunità politica (e della vita socio-culturale in genere), proponendo il modello di uno [[Stato]] caratterizzato dal pieno riconoscimento delle [[libertà]] civili e sociali (di coscienza, di pensiero, di associazione, di riunione ecc., e libertà economica), e, come indispensabile garanzia di tali libertà, dalla separazione fra [[Stato]] e [[Chiesa]] (o, comunque, dalla laicità delle strutture politiche), dalla divisione dei poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario) dello [[Stato]] e dalla natura collegiale e rappresentativa (ma non necessariamente democratica) dell&#039;organo (Parlamento) esercitante il potere legislativo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Correnti ==&lt;br /&gt;
Nell&#039;ambito del complesso delle concezioni suddette è possibile distinguere un &#039;&#039;&#039;liberalismo filosofico&#039;&#039;&#039;, che sottolinea in particolare i postulati filosofici riconducibili al laicismo (e che, specie nel secolo XIX, fu oggetto specifico di opposizione da parte della Chiesa cattolica), e un &#039;&#039;&#039;liberalismo politico&#039;&#039;&#039;, che si incentra soprattutto sulle concezioni etico-politiche e istituzionali; il &#039;&#039;&#039;liberalismo politico&#039;&#039;&#039;, a sua volta, si distingue in &#039;&#039;&#039;liberalismo moderato&#039;&#039;&#039; - che attribuisce particolare importanza al rispetto della proprietà privata, della libera iniziativa e della libertà economica in genere (&#039;&#039;&#039;liberalismo economico&#039;&#039;&#039;), considerando tali valori indissolubilmente connessi con la stessa [[libertà]] politica, e guarda con sfavore al principio del suffragio universale e, in genere, alle concezioni politiche democratiche o socialiste - e in &#039;&#039;&#039;liberalismo democratico&#039;&#039;&#039; o &#039;&#039;&#039;radicale&#039;&#039;&#039;, che accoglie (cercando di assimilarle alle proprie concezioni di fondo) le idee della [[democrazia]] e le istanze di rinnovamento sociale e di riforme economiche (distinguendo così fra il concetto politico di [[liberalismo]] e quello economico di [[liberismo]]).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Solitamente si intende considerare [[John Locke]] come il primo pensatore liberale; [[David Hume]] e gli economisti classici come [[Adam Smith]] e [[David Ricardo]] proseguirono in questa linea di pensiero, appoggiando in particolare il liberoscambismo o il &#039;&#039;[[laissez faire]]&#039;&#039;. In politica l&#039;ideologia liberale appoggia le sue basi in [[Montesquieu]] e nei padri fondatori americani. In generale, secondo questi pensatori, non esisterebbe un sistema perfetto, per questo lo [[Stato]] dovrebbe essere formato da un sistema di pesi e contrappesi in grado di bilanciarsie salvaguardare la [[libertà]] individuale dalla tirannia. &lt;br /&gt;
== Liberalismo, Stato e capitale ==&lt;br /&gt;
L&#039;idea liberale nasce e si sviluppa di pari passo con lo [[Stato]] e il [[capitalismo]], affiancandosi all&#039;azione della [[borghesia]] nel momento in cui essa si oppone alle monarchie assolute e ai privilegi dell&#039;[[aristocrazia]] a partire dalla fine del XVIII secolo.  Per quanto le dottrine economcihe di pensatori come Adam Smith e David Ricardo potessero apparire logiche ed eque, cioè ognuno può e deve poter fare quel che vuole della propria vita e soprattutto del proprio capitale, quale era il grado di [[libertà]] di chi possedeva solo le proprie braccia ([[proletariato]])? Lo spiega senza mezzi termini un operaio dell&#039;epoca:&lt;br /&gt;
:«[...] un filatore può lasciare il padrone se il salario non gli aggrada. È vero; lo può; ma dove andrà? è, da un altro!Ci va, infatti, e si sente chiedere dove lavorava prima: &amp;quot;&#039;&#039;Ti hanno licenziato?&#039;&#039;&amp;quot;. &amp;quot;&#039;&#039;No, non ci siamo messi d&#039;accordo sul salario&#039;&#039;&amp;quot;. Allora non assumo né te né chiunque lasci il padrone in questo modo» (Protesta di un operaio tessile, citato da Antonio Desideri in &#039;&#039;Soria e storiografia&#039;&#039;).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== [[Anarchismo]] e liberalismo &amp;lt;ref name=&amp;quot;MC&amp;quot;&amp;gt;Fonte principale: &#039;&#039;[https://www.openstarts.units.it/bitstream/10077/10936/1/Malatesta_inTigor_13.pdf Errico Malatesta. Note per un diritto anarchico]&#039;&#039;, di Marco Cossutta, Collana in/Tigor, Edizioni Università di Trieste, 2015&amp;lt;/ref&amp;gt;==&lt;br /&gt;
{{approff|Le ideologie marxista e liberale}}&lt;br /&gt;
[[File:John Locke.jpg|miniatura|[[John Locke]], considerato soliamente il padre del liberalismo.]]&lt;br /&gt;
Accanto all&#039;&#039;&#039;&#039;ideologia assolutista&#039;&#039;&#039;, propria ad ogni forma di [[Stato]], si colloca una specifica ideologia (ecco allora, in ordine di apparizione, dopo il terrore giacobino, lo [[Stato]] proletario, lo [[Stato]] [[fascista]], lo [[Stato]] [[nazionalsocialista]]); ma, a ben vedere, anche il liberalismo è una ideologia che si è, per così dire, appropriata dell&#039;apparato/ideologia statuale, ovvero di quei principi intorno al potere politico che la tradizione moderna ha posto in essere e sempre più raffinato. Sicché totalitarismo, liberalismo, assolutismo e via discorrendo sono tutte specie dello stesso genere, la prospettiva politica moderna, ed utilizzano tutti lo stesso strumento da questa ideato: lo [[Stato]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il liberalismo appare una ideologia meno marcata del [[marxismo]] o del [[nazifascismo]], ma rimane pur sempre un&#039;ideologia che, per un certo periodo storico (vedi lo [[Stato]] monoclasse ottocentesco) si è impadronita dello [[Stato]], imponendo attraverso le leggi la sua (più blanda) verità politica incentrata sul concetto di &#039;&#039;&#039;libero mercato&#039;&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
Anche nella specificazione [[liberale]] della prospettiva moderna (che trae origine dalle speculazioni anche [[Hobbes|hobbesiane]] e non solo [[Locke|lockiane]]), è lo [[Stato]] il fulcro su cui poggia ogni regola sociale; in particolare, &#039;&#039;&#039;il [[diritto]] si fonde con la legge&#039;&#039;&#039;, perché &#039;&#039;&#039;non vi è diritto che non promani dall&#039;ente statuale&#039;&#039;&#039;. Ogni concreta manifestazione di &#039;&#039;&#039;autonomia&#039;&#039;&#039; è &#039;&#039;&#039;negata&#039;&#039;&#039; alla radice; infatti, ciò che all&#039;interno di questa prospettiva si nomina come autonomia altro non è che mera concessione di potestà da parte dello [[Stato]].&lt;br /&gt;
Lo [[Stato]] è l&#039;assoluto protagonista della vicenda pubblica e la [[libertà]] è relegata in spazi, più o meno dilatabili, privati, nei quali lo [[Stato]] non ingerisce non perché ne sia impedito da diritti a lui estranei, ma perché o non ne ha la volontà, quindi, l&#039;interesse o perché non ha la forza di imporsi. Sicché, a ben vedere, anche nella specificazione [[liberale]] della prospettiva moderna è lo &#039;&#039;&#039;[[Stato]]&#039;&#039;&#039; l&#039;&#039;&#039;&#039;unico soggetto politico legittimato ad agire&#039;&#039;&#039;; lo [[Stato]] è l&#039;&#039;&#039;&#039;unico soggetto libero&#039;&#039;&#039;, poiché in questa prospettiva la [[libertà]] è poter fare ciò che si vuole (ovviamente, per non frustrare l&#039;aspirazione a tale [[libertà]], si vuole ciò che si può). In quanto &#039;&#039;legibus solutus&#039;&#039;, lo [[Stato]] è l&#039;unico soggetto che può essere sregolato (sempre che ne abbia la forza).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;[[anarchismo]] differisce profondamente dal liberalismo, che vede la [[libertà]] (assoluta) posta fuori dalla società (nello stato di natura), in una situazione che, a causa dell&#039;insanabile sregolatezza (assenza di regole) dell&#039;essere umano, non appare sostenibile (da qui la necessità del contratto sociale e della fondazione di uno [[Stato]] civile, che protegga i cosiddetti diritti naturali). L&#039;[[anarchismo]], viceversa, non postula luoghi di libertà assoluta popolati da individui isolati; riconosce una propensione alla regolarità nell&#039;essere umano e con questa una sua capacità di autonomia. Si può affermare che l&#039;idea dell&#039;individuo, così come forgiatasi nel pensiero [[liberale]], sia estranea all&#039;[[anarchismo]] poiché l&#039;&#039;&#039;&#039;individuo&#039;&#039;&#039; è rappresentato &#039;&#039;&#039;isolato&#039;&#039;&#039; – ed in quanto tale libero – mentre &#039;&#039;&#039;l&#039;essere umano per l&#039;[[anarchismo]] è sempre in società ed è nella società che si libera&#039;&#039;&#039; sviluppando rapporti politici e non, come per il &#039;&#039;&#039;[[liberalismo]] teorizzatore del male necessario&#039;&#039;&#039;, rapporti di &amp;quot;&#039;&#039;&#039;dispotismo&#039;&#039;&#039; sostenibile&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La &#039;&#039;&#039;[[libertà]]&#039;&#039;&#039; per l&#039;[[anarchismo]] si lega alla &#039;&#039;&#039;scelta&#039;&#039;&#039; ed alla &#039;&#039;&#039;responsabilità della scelta&#039;&#039;&#039;, &#039;&#039;&#039;non&#039;&#039;&#039; alla &#039;&#039;&#039;sregolatezza&#039;&#039;&#039;; ciò implica che l&#039;idea della regolamentazione giuridica legata alla [[libertà]] non sia avulsa dal pensiero anarchico, come lo è invece dal liberalismo, che vede nel &#039;&#039;&#039;[[diritto]]&#039;&#039;&#039; (da esso rappresentato come &#039;&#039;&#039;legge dello stato&#039;&#039;&#039;) sempre un momento di oppressione, dato che limita la naturale sregolatezza umana da esso esaltata come [[libertà]]. L&#039;[[anarchismo]] ricerca il [[diritto]] nell&#039;autonomia, non, come il liberalismo, nel comando eteronomo dello [[Stato]], pertanto intravede proprio nel [[diritto]] i tratti della [[libertà]] e della responsabilità.&lt;br /&gt;
Non vi è nel pensiero anarchico alcuno stato di natura, né, in conseguenza, alcuna fictio intorno al contratto sociale, vuoi perché è su tale ipotetica costruzione che il pensiero politico e giuridico moderno fonda, legittimandolo, lo [[Stato]], vuoi perché se di contratto come fondamento del [[diritto]] si parla, questo sarà sempre reale, giammai ipotetico, ed esplicantesi nel libero accordo tra i partecipanti alla comunità politica.&lt;br /&gt;
La distanza dal contrattualismo [[giusnaturalista]] porta in sé anche il peso di una diversa concezione antropologica rispetto a quella propria al pensiero politico e giuridico moderno che trova la massima&lt;br /&gt;
espressione nell&#039;&#039;&#039;homo homini lupus&#039;&#039; [[Hobbes|hobbesiano]].&lt;br /&gt;
In tal senso, vanno riviste quelle letture che vedono un accostamento fra [[anarchismo]] e [[giusnaturalismo]], a maggior ragione se si tratta di quello riconducibile alla cosiddetta della scuola del [[diritto]] naturale moderno. Infatti, l&#039;&#039;&#039;&#039;[[anarchismo]]&#039;&#039;&#039; si caratterizza per il &#039;&#039;&#039;costante esperire all&#039;interno della realtà sociale la giuridicità atta a regolamentarla&#039;&#039;&#039;, &#039;&#039;&#039;non&#039;&#039;&#039; per il &#039;&#039;&#039;tentativo&#039;&#039;&#039; (di sapore [[giusnaturalistico]]) &#039;&#039;&#039;di istituire nella società concreta diritti in altro luogo presenti&#039;&#039;&#039;; solo il forte richiamo alla [[libertà]] ed all&#039;[[uguaglianza]] come valori irrinunciabili dell&#039;[[anarchismo]] può far apparire lo stesso come una variante della prospettiva [[giusnaturalistica]]; ma queste due componenti imprescindibili all&#039;[[anarchismo]] risultano funzionali alla ricerca dialettica del giusto mezzo; non sono, pertanto valori astratti da incarnarsi nella realtà sociale, ma mezzi attraverso i quali nella stessa è possibile sviluppare la ricerca dialettica quale attività politica. In questo senso, l&#039;[[anarchismo]], cronologicamente immerso nella modernità, risulta essere movimento di pensiero politico intimamente antimoderno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L&#039;anarchismo liberale non esiste ==&lt;br /&gt;
Nessuna [[anarchia|dottrina anarchica]] può definirsi liberale: tutte le teorie anarchiche sono [[socialismo|socialiste]], da quelle [[anarco-comunismo|anarco-comuniste]] a quelle [[anarco-individualismo|anarco-individualiste]], benché nessuna sia favorevole al [[socialismo di Stato]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;assurda pretesa del cosiddetto &amp;quot;anarchismo liberale&amp;quot; (ossimoro) di voler rientrare a tutti i costi nell&#039;ambito dell&#039;[[anarchismo]], contrapponendosi a quello socialista, è dimostrata dalla storia del [[Partito Liberale Messicano]] (PLM), fondato nel [[1905]] dai [[fratelli Magón]], [[Librado Rivera]] ed altri anarchici messicani. Il PLM, inizialmente, attinse a piene mani dalla tradizione liberale messicana, ma ben presto sfociò nell&#039;[[anarchismo]] classico di stampo [[Comunismo anarchico|anarco-comunista]]. I militanti del PLM, chiamati anche [[magonismo|magonisti]], inizialmente si definirono liberali, ma poi, dopo la deriva istituzionale e traditrice dell&#039;[[Partido_Liberal_Mexicano#Scoppio_della_Rivoluzione:_l.27esercito_liberale_e_il_tradimento_di_Madero|esercito liberale e il tradimento di Madero]], essi preferirono essere chiamati semplicemente anarchici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo dimostra che, nonostante le infinte correnti e tendenze che lo caratterizzano, l&#039;[[anarchismo]] ha anche una sua unità d&#039;intenti, che si manifesta nei suoi principi [[anti-capitalismo|anti-capitalistici]], [[Stato|anti-statali]] e nemici di ogni [[discriminazione]]. Questi sono imprescindibili per chiunque si definisca anarchico e possono essere tranquillamente definibili come [[socialismo|principi socialisti]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Piero Gobetti: un liberale anomalo ==&lt;br /&gt;
{{vedi|Piero Gobetti}}&lt;br /&gt;
[[Piero Gobetti]] è stato un liberale anomalo, ben distante dalla tradizione conservatrice del [[liberalismo]] italiano che frequentemente assunse anche toni aspramente reazionari. Nel suo [[liberalismo]] confluiscono la lezione del Salvemini, i contatti con [[Gramsci]] e l&#039;importantissima esperienza torinese dei [[biennio rosso|consigli di fabbrica]] ([[1919]]-[[1920|20]]); tutti elementi che indicano la necessità di un profondo e non più prorogabile rinnovamento da attuare con una mediazione tra borghesia e mondo operaio, cioè mediante un&#039;alleanza con i gruppi più avanzati del proletariato nei quali egli vide le forze responsabili di tale processo.&lt;br /&gt;
Descrive così le occupazioni delle fabbriche:&lt;br /&gt;
:«Qui siamo in piena rivoluzione. Io seguo con simpatia gli sforzi degli operai che realmente costruiscono un mondo nuovo [...] il mio posto sarebbe necessariamente dalla parte che ha più religiosità e volontà di sacrificio. La rivoluzione si pone oggi in tutto il suo carattere religioso [...] Si tratta di un vero e proprio grande tentativo di realizzare non il collettivismo ma una organizzazione del lavoro in cui gli operai o almeno i migliori di essi siano quel che sono oggi gli industriali...si può rinnovare lo Stato solo se la nazione ha in sé certe energie (come ora appunto accade) che improvvisamente da oscure si fanno chiare e acquistano possibilità e volontà di espansione». &amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Nella tua breve esistenza&#039;&#039;, cit., ll. 375-376 e 385&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Voci correlate ==&lt;br /&gt;
*[[Libertarismo]]&lt;br /&gt;
*[[Liberismo]]&lt;br /&gt;
*[[Liberalsocialismo]]&lt;br /&gt;
*[[Liberalismo sociale]]&lt;br /&gt;
*[[Neoliberalismo]]&lt;br /&gt;
*[[Neoliberismo]]&lt;br /&gt;
*[[Capitalismo]] &lt;br /&gt;
*[[Fallimento del modello neoliberale inglese]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria: Quello che l&#039;anarchismo non è|Liberalismo]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Capitalismo]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Andy green socialist</name></author>
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		<title>Corporativismo fascista</title>
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		<updated>2021-02-22T07:59:39Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Andy green socialist: /* Reazioni degli antifascisti al corporativismo */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;Il &#039;&#039;&#039;Corporativismo [[Fascismo|fascista]]&#039;&#039;&#039; è una teoria economica espressa nella Carta del Lavoro ([[1927]]) che si poneva come ipotetica alternativa tra il [[capitalismo]] [[liberale]] e il [[comunismo]]. Lo [[Stato]] fascista aveva la funzione di regolare l&#039;economia del paese e di anteporre all&#039;interesse individuale quello nazionale. In realtà il corporativismo è stato l&#039;emblema della reazionarietà fascista, consistente nel vano tentativo di pacificare l&#039;eterno conflitto capitale-lavoro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La Carta del Lavoro ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La notte del [[22 aprile]] [[1927]] il Gran Consiglio del [[Fascismo]] approvò la cosiddetta «Carta del Lavoro» (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del [[30 aprile]]), la quale altro non era che un manifesto composto da 30 assiomi:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*I primi 10 (I-X) erano intitolati &#039;&#039;Dello &#039;&#039;&#039;[[Stato]] corporativistico e della sua organizzazione&#039;&#039;&#039;&#039;&#039;. Nell&#039;VIII si definiscono le corporazioni: &lt;br /&gt;
: «Le corporazioni costituiscono l&#039;organizzazione unitaria delle forze della produzione e ne rappresentano integralmente gli interessi. In virtù di questa integrale rappresentanza essendo gli interessi della produzione interessi nazionali, le corporazioni sono dalla legge riconosciute.»&lt;br /&gt;
*I successivi 10 (XI-XXI) trattavano &#039;&#039;&#039;&#039;&#039;Del contratto collettivo di lavoro e delle garanzie del lavoro&#039;&#039;&#039;&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
*Gli assiomi che andavano dal XXII al XXV riguardavano gli uffici di collocamento, che sancivano la «preferenza a coloro che appartengono al PNF e ai sindacati fascisti»&lt;br /&gt;
*Gli ultimi assiomi (XXVI-XXX) stabilivano &#039;&#039;&#039;&#039;&#039;Della previdenza, dell&#039;assistenza, dell&#039;educazione e dell&#039;istruzione&#039;&#039;&#039;&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La reazionarietà del corporativismo ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
: «Lo [[Stato]] fascista o è corporativista o non è fascista!» ([[Benito Mussolini]], [[1 ottobre|1° Ottobre]] [[1930]]) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La &#039;&#039;&#039;&#039;&#039;Carta del Lavoro&#039;&#039;&#039;&#039;&#039; aveva attribuito la rappresentanza degli interessi nazionali alle corporazioni, organi di collegamento fra le associazioni dei datori di lavoro e le associazioni dei lavoratori, affidando dunque agli imprenditori e ai lavoratori uniti il compito di disciplinare l&#039;attività delle imprese e i loro rapporti stessi. Quindi i datori di lavoro e gli operai dovevano (teoricamente) entrambi anteporre gli interessi nazionali a quelli individuali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La sostanza reazionaria e borghese della &#039;&#039;&#039;&#039;&#039;Carta&#039;&#039;&#039;&#039;&#039; si può cogliere in maniera chiara e inequivocabile nell&#039;assioma VII, dove viene detto che lo [[Stato]] corporativo considera l&#039;iniziativa privata nel campo della produzione come lo strumento più efficace e più utile nell&#039;interesse della nazione. È evidente quindi che gli interessi dello [[Stato]] e degli imprenditori coincidevano perfettamente. In quest&#039;assioma si parla certamente di «collaborazione delle forze produttive» e di «reciprocità dei diritti e dei doveri», ma, in realtà, la &#039;&#039;&#039;&#039;&#039;Carta&#039;&#039;&#039;&#039;&#039; mantiene le strutture [[gerarchia|gerarchiche]] e [[autorità |autoritarie]] della società, ovvero mantiene la divisione della stessa in classi, nonostante queste fossero state formalmente abolite.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È sicuramente vero che gli imprenditori dovettero fare alcune concessioni al proletariato, ma ciò fu una necessità perché permise loro di spegnere ogni [[rivoluzione sociale|velleità rivoluzionaria]] a carattere sociale, relegandoli quindi nel loro eterno ruolo di dominati sottomessi ai dominatori.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La “Carta” permise al grande [[capitalismo]] finanziario, industriale ed agrario di mantenere il proprio predominio economico, mediante un [[capitalismo]] ed un protezionismo “mascherato”. Nel [[1930]] si costituì il [[Consiglio nazionale delle Corporazioni]] (fissate nel numero di 22) che nel [[1939]] finì per soppiantare il Parlamento, assumendo il nome di [[Camera dei Fasci e delle Corporazioni]]. Questa “svolta” determinò la fine di ogni dibattito interno, sostituito dal [[rituale]] demagogico e populista delle cerimonie fasciste.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Reazioni degli antifascisti al corporativismo==&lt;br /&gt;
[[Image:Camillo Berneri_2.jpg|thumb|200px|[[Camillo Berneri]]]]&lt;br /&gt;
Le forze [[antifascismo|antifasciste]] (soprattutto comunisti e anarchici) giudicarono severamente questa legge, poiché intrisa di un forte populismo, al di sotto del quale quale si scorgeva il reale ispiratore della &#039;&#039;&#039;&#039;&#039;Carta&#039;&#039;&#039;&#039;&#039;: la borghesia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Stato Operaio», la rivista del partito comunista in esilio, scrisse: &lt;br /&gt;
: «Chi ha direzione e responsabilità della produzione ha anche nelle sue mani lo [[Stato]]. L&#039;erigere quindi lo Stato ad arbitro dei conflitti tra lavoratori e datori di lavoro significa risolvere dalla borghesia, su un piano diverso, ma sempre unilaterale, le questioni in cui vi è contrasto di interesse tra le parti».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tra gli anarchici, [[Camillo Berneri]] espose la sua radicale critica al corporativismo ed a tutte le forme di “statolatria”. &lt;br /&gt;
: «Che certi socialisti, certi repubblicani, certi comunisti siano radicalmente avversi alla «riforma corporativa», quasi quanto noi lo siamo, è credibile, anzi certo [...] pochissimi sono coloro, fuori dal campo nostro, che di quella riforma rigettano non solo il carattere contingente ma anche le premesse teoriche e le storiche conseguenze». &amp;lt;ref name=&amp;quot;corporativismo&amp;quot;&amp;gt; Pubblicato su «[[L&#039;Adunata dei Refrattari]]» (New York) del [[16 febbraio]] [[1934]], sotto il titolo &#039;&#039;&#039;&#039;&#039;La vergognosa di Pisa&#039;&#039;&#039;&#039;&#039; &amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per Berneri quindi i [[comunismo|comunisti]] e i socialisti erano «dei feticisti dello [[Stato]] e del [[socialismo di Stato]]» e quindi dietro le loro parole si nascondeva una certa demagogia che li portava ad essere avversi al corporativismo fascista, ma non alla progettazione di quello che riteneva fosse un&#039;altra tipologia di corporativismo, certamente diverso da quello [[Fascismo|fascista]], tuttavia «affine nelle sue forme totalitarie, accentratrici e burocratiche».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Voci correlate==&lt;br /&gt;
*[[Fascismo]]&lt;br /&gt;
*[[Nazionalsocialismo]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Note==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Fascismo|Corporativismo]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Andy green socialist</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://www.anarcopedia.org/index.php?title=Corporativismo_fascista&amp;diff=59127</id>
		<title>Corporativismo fascista</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.anarcopedia.org/index.php?title=Corporativismo_fascista&amp;diff=59127"/>
		<updated>2021-02-22T07:57:30Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Andy green socialist: /* La reazionarietà del corporativismo */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;Il &#039;&#039;&#039;Corporativismo [[Fascismo|fascista]]&#039;&#039;&#039; è una teoria economica espressa nella Carta del Lavoro ([[1927]]) che si poneva come ipotetica alternativa tra il [[capitalismo]] [[liberale]] e il [[comunismo]]. Lo [[Stato]] fascista aveva la funzione di regolare l&#039;economia del paese e di anteporre all&#039;interesse individuale quello nazionale. In realtà il corporativismo è stato l&#039;emblema della reazionarietà fascista, consistente nel vano tentativo di pacificare l&#039;eterno conflitto capitale-lavoro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La Carta del Lavoro ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La notte del [[22 aprile]] [[1927]] il Gran Consiglio del [[Fascismo]] approvò la cosiddetta «Carta del Lavoro» (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del [[30 aprile]]), la quale altro non era che un manifesto composto da 30 assiomi:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*I primi 10 (I-X) erano intitolati &#039;&#039;Dello &#039;&#039;&#039;[[Stato]] corporativistico e della sua organizzazione&#039;&#039;&#039;&#039;&#039;. Nell&#039;VIII si definiscono le corporazioni: &lt;br /&gt;
: «Le corporazioni costituiscono l&#039;organizzazione unitaria delle forze della produzione e ne rappresentano integralmente gli interessi. In virtù di questa integrale rappresentanza essendo gli interessi della produzione interessi nazionali, le corporazioni sono dalla legge riconosciute.»&lt;br /&gt;
*I successivi 10 (XI-XXI) trattavano &#039;&#039;&#039;&#039;&#039;Del contratto collettivo di lavoro e delle garanzie del lavoro&#039;&#039;&#039;&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
*Gli assiomi che andavano dal XXII al XXV riguardavano gli uffici di collocamento, che sancivano la «preferenza a coloro che appartengono al PNF e ai sindacati fascisti»&lt;br /&gt;
*Gli ultimi assiomi (XXVI-XXX) stabilivano &#039;&#039;&#039;&#039;&#039;Della previdenza, dell&#039;assistenza, dell&#039;educazione e dell&#039;istruzione&#039;&#039;&#039;&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La reazionarietà del corporativismo ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
: «Lo [[Stato]] fascista o è corporativista o non è fascista!» ([[Benito Mussolini]], [[1 ottobre|1° Ottobre]] [[1930]]) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La &#039;&#039;&#039;&#039;&#039;Carta del Lavoro&#039;&#039;&#039;&#039;&#039; aveva attribuito la rappresentanza degli interessi nazionali alle corporazioni, organi di collegamento fra le associazioni dei datori di lavoro e le associazioni dei lavoratori, affidando dunque agli imprenditori e ai lavoratori uniti il compito di disciplinare l&#039;attività delle imprese e i loro rapporti stessi. Quindi i datori di lavoro e gli operai dovevano (teoricamente) entrambi anteporre gli interessi nazionali a quelli individuali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La sostanza reazionaria e borghese della &#039;&#039;&#039;&#039;&#039;Carta&#039;&#039;&#039;&#039;&#039; si può cogliere in maniera chiara e inequivocabile nell&#039;assioma VII, dove viene detto che lo [[Stato]] corporativo considera l&#039;iniziativa privata nel campo della produzione come lo strumento più efficace e più utile nell&#039;interesse della nazione. È evidente quindi che gli interessi dello [[Stato]] e degli imprenditori coincidevano perfettamente. In quest&#039;assioma si parla certamente di «collaborazione delle forze produttive» e di «reciprocità dei diritti e dei doveri», ma, in realtà, la &#039;&#039;&#039;&#039;&#039;Carta&#039;&#039;&#039;&#039;&#039; mantiene le strutture [[gerarchia|gerarchiche]] e [[autorità |autoritarie]] della società, ovvero mantiene la divisione della stessa in classi, nonostante queste fossero state formalmente abolite.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È sicuramente vero che gli imprenditori dovettero fare alcune concessioni al proletariato, ma ciò fu una necessità perché permise loro di spegnere ogni [[rivoluzione sociale|velleità rivoluzionaria]] a carattere sociale, relegandoli quindi nel loro eterno ruolo di dominati sottomessi ai dominatori.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La “Carta” permise al grande [[capitalismo]] finanziario, industriale ed agrario di mantenere il proprio predominio economico, mediante un [[capitalismo]] ed un protezionismo “mascherato”. Nel [[1930]] si costituì il [[Consiglio nazionale delle Corporazioni]] (fissate nel numero di 22) che nel [[1939]] finì per soppiantare il Parlamento, assumendo il nome di [[Camera dei Fasci e delle Corporazioni]]. Questa “svolta” determinò la fine di ogni dibattito interno, sostituito dal [[rituale]] demagogico e populista delle cerimonie fasciste.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Reazioni degli antifascisti al corporativismo==&lt;br /&gt;
[[Image:Camillo Berneri_2.jpg|thumb|200px|[[Camillo Berneri]]]]&lt;br /&gt;
Le forze [[antifascismo|antifasciste]] (soprattutto comunisti e anarchici) giudicarono severamente questa legge poiché intrisa di un forte populismo, al di sotto del quale quale si scorgevano i reali ispiratori della &#039;&#039;&#039;&#039;&#039;Carta&#039;&#039;&#039;&#039;&#039;: la borghesia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Stato Operaio», la rivista del partito comunista in esilio scrisse: &lt;br /&gt;
: «Chi ha direzione e responsabilità della produzione ha anche nelle sue mani lo [[Stato]]. L&#039;erigere quindi lo Stato ad arbitro dei conflitti tra lavoratori e datori di lavoro significa risolvere dalla borghesia, su un piano diverso, ma sempre unilaterale, le questioni in cui vi è contrasto di interesse tra le parti».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tra gli anarchici [[Camillo Berneri]] espose la sua radicale critica al corporativismo e a tutte le forme di “statolatria”. &lt;br /&gt;
: «Che certi socialisti, certi repubblicani, certi comunisti siano radicalmente avversi alla «riforma corporativa», quasi quanto noi lo siamo, è credibile, anzi certo [...] pochissimi sono coloro, fuori dal campo nostro, che di quella riforma rigettano non solo il carattere contingente ma anche le premesse teoriche e le storiche conseguenze». &amp;lt;ref name=&amp;quot;corporativismo&amp;quot;&amp;gt; Pubblicato su «[[L&#039;Adunata dei Refrattari]]» (New York) del [[16 febbraio]] [[1934]], sotto il titolo &#039;&#039;&#039;&#039;&#039;La vergognosa di Pisa&#039;&#039;&#039;&#039;&#039; &amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per Berneri quindi i [[comunismo|comunisti]] e i socialisti erano «dei feticisti dello [[Stato]] e del [[socialismo di Stato]]» e quindi dietro le loro parole si nascondeva una certa demagogia che li portava ad essere avversi al corporativismo fascista, ma non alla progettazione di quello che riteneva fosse un&#039;altra tipologia di corporativismo, certamente diverso da quello [[Fascismo|fascista]], tuttavia «affine nelle sue forme totalitarie, accentratrici e burocratiche».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Voci correlate==&lt;br /&gt;
*[[Fascismo]]&lt;br /&gt;
*[[Nazionalsocialismo]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Note==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Fascismo|Corporativismo]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Andy green socialist</name></author>
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		<id>https://www.anarcopedia.org/index.php?title=Corporativismo_fascista&amp;diff=59126</id>
		<title>Corporativismo fascista</title>
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		<updated>2021-02-22T07:56:27Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Andy green socialist: /* La reazionarietà del corporativismo */&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;Il &#039;&#039;&#039;Corporativismo [[Fascismo|fascista]]&#039;&#039;&#039; è una teoria economica espressa nella Carta del Lavoro ([[1927]]) che si poneva come ipotetica alternativa tra il [[capitalismo]] [[liberale]] e il [[comunismo]]. Lo [[Stato]] fascista aveva la funzione di regolare l&#039;economia del paese e di anteporre all&#039;interesse individuale quello nazionale. In realtà il corporativismo è stato l&#039;emblema della reazionarietà fascista, consistente nel vano tentativo di pacificare l&#039;eterno conflitto capitale-lavoro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La Carta del Lavoro ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La notte del [[22 aprile]] [[1927]] il Gran Consiglio del [[Fascismo]] approvò la cosiddetta «Carta del Lavoro» (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del [[30 aprile]]), la quale altro non era che un manifesto composto da 30 assiomi:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*I primi 10 (I-X) erano intitolati &#039;&#039;Dello &#039;&#039;&#039;[[Stato]] corporativistico e della sua organizzazione&#039;&#039;&#039;&#039;&#039;. Nell&#039;VIII si definiscono le corporazioni: &lt;br /&gt;
: «Le corporazioni costituiscono l&#039;organizzazione unitaria delle forze della produzione e ne rappresentano integralmente gli interessi. In virtù di questa integrale rappresentanza essendo gli interessi della produzione interessi nazionali, le corporazioni sono dalla legge riconosciute.»&lt;br /&gt;
*I successivi 10 (XI-XXI) trattavano &#039;&#039;&#039;&#039;&#039;Del contratto collettivo di lavoro e delle garanzie del lavoro&#039;&#039;&#039;&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
*Gli assiomi che andavano dal XXII al XXV riguardavano gli uffici di collocamento, che sancivano la «preferenza a coloro che appartengono al PNF e ai sindacati fascisti»&lt;br /&gt;
*Gli ultimi assiomi (XXVI-XXX) stabilivano &#039;&#039;&#039;&#039;&#039;Della previdenza, dell&#039;assistenza, dell&#039;educazione e dell&#039;istruzione&#039;&#039;&#039;&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La reazionarietà del corporativismo ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
: «Lo [[Stato]] fascista o è corporativista o non è fascista!» ([[Benito Mussolini]], [[1 ottobre|1° Ottobre]] [[1930]]) &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La &#039;&#039;&#039;&#039;&#039;Carta del Lavoro&#039;&#039;&#039;&#039;&#039; aveva attribuito la rappresentanza degli interessi nazionali alle corporazioni, organi di collegamento fra le associazioni dei datori di lavoro e le associazioni dei lavoratori, affidando dunque agli imprenditori e ai lavoratori uniti il compito di disciplinare l&#039;attività delle imprese e i loro rapporti stessi. Quindi i datori di lavoro e gli operai dovevano (teoricamente) entrambi anteporre gli interessi nazionali a quelli individuali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La sostanza reazionaria e borghese della &#039;&#039;&#039;&#039;&#039;Carta&#039;&#039;&#039;&#039;&#039; si può cogliere in maniera chiara e inequivocabile nell&#039;assioma VII, dove viene detto che lo [[Stato]] corporativo considera l&#039;iniziativa privata nel campo della produzione come lo strumento più efficace e più utile nell&#039;interesse della nazione. È evidente quindi che gli interessi dello [[Stato]] e degli imprenditori coincidevano perfettamente. In quest&#039;assioma si parla certamente di «collaborazione delle forze produttive» e di «reciprocità dei diritti e dei doveri», in realtà la &#039;&#039;&#039;&#039;&#039;Carta&#039;&#039;&#039;&#039;&#039; mantiene le strutture [[gerarchia|gerarchiche]] e [[autorità |autoritarie]] della società, ovvero mantiene la divisione della stessa in classi, nonostante queste fossero state formalmente abolite.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È sicuramente vero che gli imprenditori dovettero fare alcune concessioni al proletariato, ma ciò fu una necessità perché permise loro di spegnere ogni [[rivoluzione sociale|velleità rivoluzionaria]] a carattere sociale, relegandoli quindi nel loro eterno ruolo di dominati sottomessi ai dominatori.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La “Carta” permise al grande [[capitalismo]] finanziario, industriale ed agrario di mantenere il proprio predominio economico, mediante un [[capitalismo]] ed un protezionismo “mascherato”. Nel [[1930]] si costituì il [[Consiglio nazionale delle Corporazioni]] (fissate nel numero di 22) che nel [[1939]] finì per soppiantare il Parlamento, assumendo il nome di [[Camera dei Fasci e delle Corporazioni]]. Questa “svolta” determinò la fine di ogni dibattito interno, sostituito dal [[rituale]] demagogico e populista delle cerimonie fasciste.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Reazioni degli antifascisti al corporativismo==&lt;br /&gt;
[[Image:Camillo Berneri_2.jpg|thumb|200px|[[Camillo Berneri]]]]&lt;br /&gt;
Le forze [[antifascismo|antifasciste]] (soprattutto comunisti e anarchici) giudicarono severamente questa legge poiché intrisa di un forte populismo, al di sotto del quale quale si scorgevano i reali ispiratori della &#039;&#039;&#039;&#039;&#039;Carta&#039;&#039;&#039;&#039;&#039;: la borghesia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Stato Operaio», la rivista del partito comunista in esilio scrisse: &lt;br /&gt;
: «Chi ha direzione e responsabilità della produzione ha anche nelle sue mani lo [[Stato]]. L&#039;erigere quindi lo Stato ad arbitro dei conflitti tra lavoratori e datori di lavoro significa risolvere dalla borghesia, su un piano diverso, ma sempre unilaterale, le questioni in cui vi è contrasto di interesse tra le parti».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tra gli anarchici [[Camillo Berneri]] espose la sua radicale critica al corporativismo e a tutte le forme di “statolatria”. &lt;br /&gt;
: «Che certi socialisti, certi repubblicani, certi comunisti siano radicalmente avversi alla «riforma corporativa», quasi quanto noi lo siamo, è credibile, anzi certo [...] pochissimi sono coloro, fuori dal campo nostro, che di quella riforma rigettano non solo il carattere contingente ma anche le premesse teoriche e le storiche conseguenze». &amp;lt;ref name=&amp;quot;corporativismo&amp;quot;&amp;gt; Pubblicato su «[[L&#039;Adunata dei Refrattari]]» (New York) del [[16 febbraio]] [[1934]], sotto il titolo &#039;&#039;&#039;&#039;&#039;La vergognosa di Pisa&#039;&#039;&#039;&#039;&#039; &amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per Berneri quindi i [[comunismo|comunisti]] e i socialisti erano «dei feticisti dello [[Stato]] e del [[socialismo di Stato]]» e quindi dietro le loro parole si nascondeva una certa demagogia che li portava ad essere avversi al corporativismo fascista, ma non alla progettazione di quello che riteneva fosse un&#039;altra tipologia di corporativismo, certamente diverso da quello [[Fascismo|fascista]], tuttavia «affine nelle sue forme totalitarie, accentratrici e burocratiche».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Voci correlate==&lt;br /&gt;
*[[Fascismo]]&lt;br /&gt;
*[[Nazionalsocialismo]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
==Note==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references/&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria:Fascismo|Corporativismo]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Andy green socialist</name></author>
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